“Non ci sono colloqui con il governo degli Stati Uniti, fatta eccezione per contatti tecnici in materia di migrazione.” – lo riferisce il 12 gennaio 2026, in un post su X, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica di Cuba, in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Usa, Donald Trump, a bordo dell’Air Force One in cui ha affermato che Washington ha già avviato “conversazioni” con L’Avana.

“Siamo sempre stati disposti a impegnarci in un dialogo serio e responsabile con le diverse amministrazioni statunitensi, inclusa quella attuale, sulla base dell’uguaglianza sovrana, del rispetto reciproco, dei principi del diritto internazionale, del reciproco vantaggio senza interferenze negli affari interni e nel pieno rispetto della nostra indipendenza.

L’origine e l’inasprimento estremo del blocco non hanno nulla a che fare con i cubani residenti negli Stati Uniti, spinti lì da questa politica fallimentare e dai privilegi della la Ley de Ajuste Cubano.

Ora sono vittime del cambiamento nelle politiche sui migranti e del tradimento dei politici di Miami.

Esistono accordi bilaterali in materia di migrazione che Cuba rispetta scrupolosamente. Come dimostra la storia, affinché le relazioni tra Stati Uniti e Cuba possano progredire, devono basarsi sul diritto internazionale anziché su ostilità, minacce e coercizione economica.”

In precedenza Trump aveva “suggerito” al governo cubano di raggiungere un accordo con lui “prima che sia troppo tardi”, un’affermazione a cui sempre Díaz-Canel aveva ribattuto dichiarando che “nessuno ci dice quello che dobbiamo fare”.

https://it.granma.cu/cuba/2026-01-14/non-esistono-conversazioni-con-il-governo-degli-usa-salvo-contatti-tecnici-nellambito-migratorio