500.000 persone – uomini, donne, giovani e anziani – si sono radunate la mattina del 1° gennaio sul ponte di Galata, a Istanbul, in un’enorme manifestazione pacifica per esprimere solidarietà al popolo palestinese e chiedere la fine del genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza.

Più di 400 organizzazioni della società civile turca si sono unite sotto un’unica bandiera, quella palestinese, per lanciare un chiaro messaggio: “Non resteremo in silenzio, non dimenticheremo la Palestina.”

Lo scrittore e attivista Soumalia Diawara così commenta la manifestazione nella sua pagina Facebook: 

“Mentre il popolo marciava, Israele vietava l’ingresso a Gaza a 37 ONG e chiudeva l’acqua alle strutture ONU per i rifugiati. Punizione collettiva, ancora una volta. Crimini che avvengono alla luce del sole, con la complicità attiva o passiva di chi continua a parlare di “diritto alla difesa” e nega il diritto alla vita dei palestinesi.

Fa riflettere, e dovrebbe far vergognare, che persino la Turchia di Erdoğan riesca oggi a mostrare più umanità e più coraggio politico dell’Italia di Giorgia Meloni e di gran parte dell’Europa. Qui si reprimono le voci solidali, si criminalizza il dissenso, si censurano parole e bandiere. Lì, il popolo occupa lo spazio pubblico e chiama le cose con il loro nome, genocidio, crimini di guerra, responsabilità politiche precise.
Queste immagini non sono solo emozionanti, sono necessarie. Ci ricordano che la coscienza non è morta, che la solidarietà può ancora attraversare confini e propaganda, che la storia giudicherà tutti, chi ha parlato e chi ha scelto il silenzio.
Il primo dell’anno, da Istanbul, arriva un messaggio chiaro: la speranza esiste, ma cammina sulle gambe di chi non accetta l’ingiustizia come normalità.
E oggi quelle gambe hanno marciato per Gaza.”