Vari articoli usciti recentemente mi stimolano un commento generale sugli Stati Uniti, i loro principi costitutivi, e la loro politica di potenza, in special modo nucleare: ritengo che l’insieme di questi concetti non sia molto familiare alle/i giovani, e forse neanche a molti militanti politici.

La notizia più immediata alla quale mi aggancio riguarda il programma di Biden di formulare la posizione della sua amministrazione rispetto alle armi nucleari (Nuclear Posture Review, NPR) e le difficoltà che sta incontrando.

L’imperialismo, ideologia istitutiva degli Stati Uniti

Ma mi sembra per che per comprendere appieno la situazione sia opportuno inquadrarla nel contesto più generale della politica di potenza statunitense – nella quale ovviamente giocano un ruolo determinante i colossali interessi delle grandi corporations, in particolare quelle del settore militare e degli armamenti – che è comunque radicata nella teoria dell”«eccezionalismo americano» di connotazione prettamente bianca e razzista (dove, vale la pena richiamarlo, americano sta propriamente per statunitense, poiché dal 1823 la «dottrina Monroe» affermò la supremazia nel continente americano degli Stati Uniti, i quali non avrebbero tollerato alcuna intromissione dei paesi europei negli affari americani: dottrina integrata nel 1904 dal presidente Theodore Roosvelt, “Stante la dottrina Monroe, comportamenti cronici sbagliati nel continente americano richiedono l’intervento di polizia internazionale da parte di una nazione civilizzata”, ovviamente gli USA!).

Come ricordava molto opportunamente Yuri Leveratto in un articolo del 20141, <<Dal punto di visto politico, vari scrittori e professori emeriti hanno asserito che la Rivoluzione americana fu l’evento fondamentale che ha indicato gli Stati Uniti come “eccezionali” e diversi da ogni altro Stato. Anche il presidente Abramo Lincoln ha asserito che gli Stati Uniti sono eccezionali, in quanto non sono stati fondati sulla base di una etnia, ma sulla base delle libertà repubblicane ed egualitarie [scordando platealmente lo sterminio dei popoli nativi e lo schiavismo, NdR]. Lo storico Harry Williams (1909-1979) ha asserito: “Negli Stati Uniti l’uomo creerà una società che sarà la migliore e la più felice del mondo. Gli Stati Uniti sono stati la suprema dimostrazione di democrazia. Ma l’Unione non esiste per rendere l’uomo libero in America. Essa ha avuto una missione più grande: rendere gli uomini liberi ovunque. Attraverso la pura forza del suo esempio, l’America porterà la democrazia nel mondo non-democratico.>>

Siamo appena reduci dal fulgido esempio del disastro in Afghanistan! Vale la pena ricordare ancora come l’eccezionalismo americano si radichi anche nella teoria del «destino manifesto», espressione coniata nel 1845 per giustificare l’espansione territoriale degli Stati Uniti sul continente americano e il genocidio degli indiani che la accompagnò, ma in realtà l’idea è di gran lunga precedente: cito ad esempio la recensione nel 2005 di Francesca Rigotti al libro di A. Stephanson, Destino Manifesto, l’espansionismo americano e l’Impero del Bene (Feltrinelli, 2004)2, <<Una delle manifestazioni dell’eccezionalismo americano … è il concetto di «destino manifesto»>>.

Merita ricordare che gli Stati Uniti sono stati un paese quasi perennemente in guerra, 228 anni su 245 che esistono come Stato3.

Il maschilismo bianco dominante

Prima di “tornare a bomba” mi sembra opportuno chiosare con le dense nubi che sembrano gravare sulle conquiste di civiltà, ancor prima che di democrazia, della società statunitense le quali, al di là della sostanza o meglio proprio in forza di questa, riflettono il predominio dei maschi bianchi. Sono all’ordine del giorno gli attacchi alla libertà dell’aborto, ma si profila di peggio. Le istituzioni degli Stati Uniti risalgono alla fine del 1700, una legge elettorale arcaica che riflette la società coloniale e patriarcale delle origini (l’elettore non sceglie il candidato ma grandi elettori ripartiti in modo squilibrato fra i vari Stati, fu evidente con le elezioni di George Bush Jr e di Donald Trump, con meno voti degli avversari), e una Corte Suprema composta di nove giudici nominati a vita, inamovibili. Come commenta efficacemente Roberto Zanini4, vale la pena riportare ampiamente,

<<Per molti giuristi americani, ieri è cominciato il conto alla rovescia per l’aborto legale. Accadrà un giorno dei prossimi nove mesi. I sei giudici conservatori sono tutti figli della rivoluzione reaganiana, … tre indicati da Trump, l’ultima pochi giorni prima di perdere le elezioni. Potranno riformare la storica sentenza del ’73 contro i tre giudici progressisti. Lo faranno giudicando la causa che oppone l’unica e sola clinica di Ivg rimasta nel Mississipi al governatore che ha imposto il divieto oltre le 15 settimane. … L’altra preda è il controllo delle armi da fuoco, che già non sono molto controllate. Una legge di New York limita il diritto al porto d’armi fuori da casa propria, specie nei luoghi affollati: inaccettabile per la New York Rifle and Pistol Association, che ha trascinato in giudizio il sovrintendente di polizia Kevin Bruen. E poi acqua, ambiente, pena di morte (molta pena di morte…). Nei nove mesi precedenti, questa Corte Suprema ha già fatto del suo peggio. Ha sancito la superiorità della religione sulla salute pubblica riaprendo le chiese alla faccia del Covid, ha cacciato i sindacalisti agricoli sulla base della proprietà privata dei campi, ha difeso il rifiuto religioso di affidare orfani a coppie gay, ha reso un’impresa sfidare le leggi elettorali come quelle che mettono un seggio ogni cento chilometri nelle zone nere povere, e cento seggi al chilometro in quelle bianche ricche.>>

L’imperialismo nucleare degli Stati Uniti

I concetti dell’eccezionalismo-imperialismo statunitense sono stati ripresi e attualizzati, avvicinandoci al tema delle armi nucleari, in un bell’articolo di Pino Arlacchi del 15 settembre dal titolo espressivo “11 settembre e Stati Uniti, dal governo mondiale all’estorsione mafiosa”5 [Arlacchi, studioso ed esponente di fama internazionale, uno degli artefici della Direzione Investigativa Antimafia, dal 1997 al 2002 sottosegretario generale delle Nazioni Unite, ha fatto approvare nel 1998 all’Assemblea dell’ONU una strategia decennale di riduzione della domanda di droghe, e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale].

<<L’egemonia USA sul “mondo libero” fu stabilita dopo il 1945 e si basò sulla capacità degli Stati Uniti di fornire ai suoi alleati un bene di importanza suprema, la protezione. … Il “mistero” delle origini della Guerra Fredda, cioè di una ostilità radicale tra due paesi che avevano combattuto assieme una guerra devastante, e che avrebbero potuto trovare un accordo soddisfacente di convivenza, non è difficile da spiegare.

Lo squilibrio di potere tra USA e Russia era troppo pronunciato perché il governo americano non cedesse alla sua congenita inclinazione espansionista. Gli Stati Uniti erano perfettamente coscienti della propria superiorità strategica, e dopo il 1945 rifiutarono di negoziare qualsiasi proposta, sia interna che di parte russa, di sistemazione complessiva delle questioni controverse. I governanti americani erano ben al corrente della debolezza della Russia e sapevano che muovendole contro non avrebbero rischiato una nuova guerra. Quasi tutti i 45 anni della Guerra Fredda si sono svolti in un clima di crescita degli armamenti americani ed occidentali stimolata da una minaccia largamente esagerata, costruita per creare un nemico cui attribuire una tendenza espansionista nutrita invece in proprio. Un esame anche sommario della dottrina sovietica del tempo avrebbe facilmente concluso che non esisteva alcuna intenzione di provocare un a grande guerra né con gli USA né con l’Europa. I piani sovietici di un’invasione a freddo, non provocata, dell’Europa occidentale non si sono mai trovati, neppure dopo il crollo del comunismo, l’apertura degli archivi russi e la moltiplicazione delle testimonianze di ex-esponenti del regime.>>

Gli artigli dei falchi del Pentagono per osteggiare la revisione della strategia nucleare

Torniamo infine a bomba! Al programma di Biden di rivedere la Nuclear Posture Review, contestualizzandolo con le considerazioni che ho esposto. Si deve sottolineare che a partire dall’amministrazione Clinton nel 1993 i nuovi presidenti degli Stati Uniti hanno elaborato una NPR della propria amministrazione in linea con la loro politica militare, la politica estera e gli obiettivi di bilancio: i risultati sono usati per guidare le politiche e i programmi nucleari per il resto del mandato del presidente.

La notizia di dieci giorni fa è che6 <<Uno dei principali alleati del presidente Joe Biden nel suo decennale tentativo di ridurre le armi nucleari ha perso una battaglia con i falchi del Pentagono. L’estromissione di Leonor Tomero [una donna, non è superfluo sottolinearlo], che ha messo in discussione lo status quo sulle armi nucleari, segnala che l’ambiziosa agenda dell’amministrazione Biden per rivedere la politica nucleare americana potrebbe essere in difficoltà.>> Leonor Tomero è <<una voce importante per la limitazione nucleare a Capitol Hill e nella comunità dei think tank, che è stata nominata per supervisionare la NPR>>, ed era una pedina importante per Biden, <<ma i funzionari con una visione più tradizionale sulle armi nucleari, che promuovono un’agenda di status quo per includere la modernizzazione delle componenti terrestri, marittime e aeree [note come triade] dell’arsenale nucleare americano, non hanno preso bene l’ideologia progressista di Tomero … Un attuale funzionario statunitense che lavora su questioni nucleari, quando gli è stato chiesto di Tomero, ha detto che considera alcune delle sue posizioni pericolose di fronte ai progressi nucleari russi e cinesi.>>

Un commento molto più circostanziato è stato pubblicato una settimana dopo dal Bulletin of the Atomic Scientists7. È un articolo che merita di essere letto integralmente per comprendere a fondo i termini del problema: l’autore premette che sarebbe necessario <<esplorare qualsiasi alternativa potenzialmente vantaggiosa a una strategia che non è cambiata per 60 anni>>. E conclude con grande verve polemica:

<<Piuttosto che iniziare con il presupposto indiscusso che tutte le armi che abbiamo e tutto ciò che stiamo già facendo per modernizzarle è essenziale ed efficace, si dovrebbe tornare ai primi principi per identificare gli obiettivi fondamentali di sicurezza nazionale e di politica estera degli Stati Uniti prima di proporre una strategia per come le armi nucleari possono aiutare a raggiungere alcuni di essi. … In caso contrario, si continuerà a perpetuare la cosiddetta triade nucleare basata sulla convinzione di lunga data, ma non dimostrata (e non dimostrabile), che sia assolutamente necessaria alla nostra posizione di deterrenza. Infatti,l’opinione consolidata di mantenere tre distinti sistemi strategici di lancio (quattro in realtà, dato che i bombardieri possono sganciare bombe a gravità e lanciare missili da crociera – ma chi li conta?) per migliorare la nostra sicurezza e contrastare efficacemente le minacce avversarie a livello statale è un mito. La triade come concetto non è nemmeno esistita fino agli anni ’70, e fin dall’inizio è stata una giustificazione a posteriori per i risultati di una corsa agli armamenti della Guerra Fredda assolutamente scoordinata non quella che conoscete, tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma quella tra Aeronautica, Marina ed Esercito dalla fine degli anni ’40 fino agli anni ’70. Quella corsa agli armamenti è stata stimolata (e mantenuta) dalla rivalità interservizi, dalla paura, dalle cattive stime dell’intelligence, dal processo decisionale arbitrario, dalla feroce competizione tra gli appaltatori della difesa e da un’ampia politica del “pork-barrel” [favoritismi]. In breve, la triade è un artefatto del tutto accidentale di decenni di decisioni che non sono mai state pienamente ponderate, non ultimo in termini di come i nostri avversari avrebbero probabilmente reagito alle decine di migliaia di armi nucleari che abbiamo accumulato insensatamente durante la guerra fredda in uno sforzo futile e sempre più costoso per garantire la nostra sicurezza perpetua e quella dei nostri alleati.>>

L’autore non manca di sottolineare fra l’altro che <<fino a 900 testate termonucleari rimangono in allerta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per permettere al presidente di ordinarne il lancio in un momento di preavviso>>. In altre occasioni non ho mancato di osservare che una sincera intenzione di allontanare il rischio di una guerra nucleare, magari accidentale, sarebbe quella di “deallertare” i missili nucleari, separando le testate dai vettori in modo che i preparativi richiedano ore, lasciando così il tempo per intavolare negoziati.

Una postilla opportuna: ma sono reali le intenzioni di Biden di depotenziare il ricorso alle armi nucleari?

Colleghiamo queste vicende ad altri elementi che completano il quadro.

È ampiamente noto che l’amministrazione Biden denuncia le minacce militari costituite dalla Russia e dalla Cina, e sta concretamente agendo per contrastarle.

Pochi mesi fa la Federazione degli Scienziati Americani (FAS) ha denunciato, sulla base di una pubblicazione del Pentagono di aprile sulle Joint Nuclear Operations, che presenta un quadro generale della strategia nucleare degli Stati Uniti, della struttura delle forze nucleari, del targeting e delle operazioni, che <<la possibilità che le armi nucleari possano essere usate in conflitti regionali o globali sta crescendo>>8.

Meno di un mese fa Biden ha annunciato la creazione di un patto di sicurezza nell’Asia-Pacifico, con il Regno Unito e l’Australia, AUKUS, che secondo l’annuncio permetterà all’Australia di costruire sottomarini a propulsione nucleare utilizzando la tecnologia fornita dagli Stati Uniti, vibrando uno storico ceffone alla Francia. Patto che si aggiunge al Quadrilateral Security Dialogue (QUAD), un’alleanza strategica informale che vede la partecipazione di Australia, Giappone, India e Stati Uniti, con la funzione primaria di contenere l’espansione della Cina nella regione dell’Asia-Pacifico.

Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha lanciato un allarme, denunciando come la creazione della partnership AUKUS e del dialogo quadripartito QUAD con la partecipazione dei paesi occidentali è in linea con l’erosione dei formati universali della regione Asia-Pacifico, esistenti sotto l’egida dell’ASEAN9.

In definitiva, sembra di potere avanzare legittimi dubbi che Washington abbia una reale intenzione di depotenziare il ruolo dell’arsenale nucleare, mettendolo finalmente in secondo piano in una competizione con la Cina e con la Russia che presenta sempre più rischi!

1. Yuri Leveratto, “La teoria dell’eccezionalismo americano nel XXI secolo”, Tuttostoria.net, 28.12.2014, http://www.tuttostoria.net/storia-contemporanea.aspx?code=846.

2. Francesca Rigotti, Jura Gentium, 2005, https://www.juragentium.org/books/it/stephans.htm.

3. http://informare.over-blog.it/2015/02/gli-stati-uniti-sono-stati-in-guerra-222-anni-su-239-che-esistono-come-stato.html.

4. Roberto Zanini, “Giorni contati per le conquiste della democrazia Usa”, Il Manifesto, 5 ottobre 2021.

5. Pino Arlacchi, La Fionda, 15 settembre 2021, https://www.lafionda.org/2021/09/15/11-settembre-e-stati-uniti-dal-governo-mondiale-allestorsione-mafiosa/.

6. B. Bender e L. Seligman, “Biden’s nuclear agenda in trouble as Pentagon hawks attack“, Politico, 23 settembre 2021, https://www.politico.com/news/2021/09/23/leonor-tomero-pentagon-nuclear-hawks-513974.

7. Stephen Schwartz, “Ready, aim, fired: Can Biden rescue the Nuclear Posture Review?“, Bulletin of the Atomic Scientists, 30 settembre 2021, https://thebulletin.org/2021/09/ready-aim-fired-can-biden-rescue-the-nuclear-posture-review/.

8. Steven Aftergood, “Pentagon Sees “Increased Potential” for Nuclear Conflict“, Federation of American Scientists, 6 luglio 2021, https://fas.org/blogs/secrecy/2021/07/increased-potential/.

9. “Pacifico inquieto, parla Lavrov: AUKUS e QUAD segno che gli equilibri mondiali si spostano“, Sputnik, 3 ottobre 2021, https://it.sputniknews.com/20211003/pacifico-inquieto-parla-lavrov-aukus-e-quad-segno-che-gli-equilibri-mondiali-si-spostano-13146675.html.