Lo spudorato attacco dell’altra notte alla Global Sumud Flotilla in acque internazionali di competenza europea a 1.000 km. dalla costa israeliana, vero atto di pirateria marinara, ha galvanizzato la società civile e chiamato d’urgenza le piazze. Una settantina di città più o meno grandi ha risposto con slancio nonostante l’assenza di preavviso. Nel suo piccolo anche Viareggio ha risposto bene, con un presidio di quasi 200 persone con i consueti simboli, la presenza di Amnesty (che a livello internazionale chiede la garanzia di un passaggio sicuro da parte degli Stati) e di una famiglia gazawi.

Ma perché parlarne? In fondo una piccola città che ha fatto come tutti non fa notizia, ci dovrebbero essere 50 report e sarebbe una noiosa ripetizione.

Perché ho avvertito qualcosa di particolare, dopo che le luci mediatiche sulla Palestina si sono quasi spente e si è ben lontani dell’onda emotiva che lo scorso settembre/ottobre ha mobilitato le folle. Qualcosa che il nostro governo non capisce neanche quando spende una flebile parola di condanna. Qualcosa che sfugge a chi dice: se volete portare aiuti umanitari, consegnateli ai canali istituzionali preposti (che poi arrivano con il contagocce). Perché non è solo questo. E non è neanche solo il gesto politico di mettere a nudo agli occhi del mondo ogni volta la crudeltà sionista e il suo fregarsene di ogni regola di diritto internazionale. La missione delle Flotillas è anche portare la solidarietà del mondo fisicamente a quel popolo che ogni giorno pratica la SUMUD, nell’abbraccio, nell’amicizia, nel dare il cambio a chi è estenuato, nel condividere un pezzetto di dura vita e lotta.

Questo qualcosa è ciò che Vittorio Arrigoni definiva restiamo umani. Questo qualcosa ieri si sentiva in piazza.