Ieri sera a Viareggio il Forum per la Pace Versilia ha organizzato un incontro con Alessandra Algostino, professoressa di diritto costituzionale all’Università di Torino.
Importante capire bene e diffondere la portata dei decreti sicurezza degli ultimi due anni che pretendono di condizionare il diritto di manifestare.

Algostino fa una breve panoramica del percorso ventennale che ha portato a questa concezione securitaria.

La sicurezza a questo punto non è più la tutela dei diritti costituzionalmente sanciti ma la tutela di un ordine pubblico militarizzato, in un “clima bellico” che impone l’allineamento delle percezione e il pensiero unico. La Costituzione protegge le minoranze e il diritto al dissenso, al contrario la deriva securitaria lo criminalizza e vede nella manifestazione un’aggravante. Il decreto dello scorso anno, convertito in legge nel giugno ’25, introduce nuovi reati (fra cui quello di pacifico blocco stradale,  di resistenza passiva e di protesta nonviolenta nelle carceri e per questo è stato battezzato norma anti-gandhi). Il decreto successivo,  da convertire in legge fra pochi giorni, non introduce invece nuovi reati ma si concentra sulle sanzioni amministrative. È perciò molto più discrezionale l’azione degli organi di polizia e non fornisce le garanzie che dopotutto caratterizzano il penale. È anche classista, in quanto sembra restringere a chi può pagare multe salate il “lusso” di rischiare manifestando. Ed anche molto respingente verso le categorie deboli, come gli immigrati e gli indigenti, che emargina dai “salotti buoni” con l’alibi del “decoro”.

Tutte queste norme tuttavia dimenticano che c’è una legge sovraordinata, la Costituzione, con la quale sono in palese conflitto. Anzi, c’è chi bolla di “obsoleti” alcuni principi di fondo costituzionali.
È davvero necessaria una cura ri-costituente, come è stato il risultato del recente referendum. Il quale ha peraltro prodotto effetti di ammorbidimento della legislazione securitaria in corso, compresa, si spera,  quella c.d. sull’antisemitismo.

Alla fine ci si chiede: che fare? Andare avanti ostinatamente, con prudenza ma senza paura.  Il segreto è nel numero: quando si è una marea pacifica e decisa si lascia il segno e si incassano successi.

Un manuale di resistenza consigliato,  opera collettiva: “Questo libro è illegale “, ed. Altreconomia.