In occasione di questo 25 aprile, ho deciso di intervistare il Professor Iacopo Nappini, docente di storia e filosofia nei licei e presidente del Judo club di Sesto Fiorentino, questi inoltre è autore di saggi, libri, pamphlet, articoli, brevi video su argomenti di storia, filosofia e di attualità inerenti il mondo della scuola e la crisi della società contemporanea. Tra le sue numerose pubblicazioni, ricordiamo “La memoria perduta: Il ricordo dei caduti della Grande Guerra a Firenze” edito da Mimesis, e “Ricette precarie. 49 passi su mangiare, bere, fatica e male di vivere” edito da Edizioni Setteponti. Alcuni mesi fa, nella collana sextus di apice libri, è uscito il libro, intitolato “Testimonianze di vita vissuta 1935 – 1945 a Sesto Fiorentino”, curato da Iacopo Nappini con il patrocinio del comune di Sesto Fiorentino e dell’Associazione Comunale Anziani, e con la presentazione di Lorenzo Falchi e la premessa di Giacomo Svicher. Nella sinossi possiamo leggere:
“Un libro che raccoglie le testimonianze di donne e uomini che hanno vissuto nel periodo della seconda guerra mondiale e immediatamente precedente, quando ancora erano molto giovani. Ci raccontano la storia di una comunità che ha sempre lottato per la solidarietà e la giustizia, anche in momenti tragici che invitano a riflettere sul nostro presente e futuro: per non dimenticare le lezioni del passato e per contrastare le minacce della storia che si ripete. Il volume è corredato da numerosi documenti dell’epoca, tratti dall’Archivio storico comunale di Sesto Fiorentino”.
Da dove nasce questo libro?
Dall’intenzione degli autori e dei curatori del presente volume di sottrarre, in senso benefico per l’insieme dei cittadini di Sesto e per quanti sono interessati alla disciplina storica, fatti, immagini, documenti e testimonianze altrimenti votate all’oblio e al silenzio. L’idea di raccogliere queste testimonianze partì trent’anni fa, nel lontano 1995 e si divide in tre periodi. Il primo momento di raccolta e di studi ebbe luogo nel 1995 e si trattò di un concorso indetto dal Quartiere 2 in occasione del cinquantenario della fine della Seconda Guerra Mondiale: “l’Italia durante il regime fascista, le guerre, la liberazione” e venne curato dal presidente del quartiere 2 Franco Nappini e dall’assessore Giovanna Bencistà con il contributo dell’Associazione Anziani. Il concorso era parte delle iniziative indette dal Comune di Sesto Fiorentino per la celebrazione del “Cinquantenario della Liberazione”. Si trattò di una raccolta di testimonianze scritte, ottenute per mezzo di un appello e di un concorso pubblico, raccolte, premiate e lette pubblicamente. Vent’anni dopo questa celebrazione nel 2015, il Centro Civico n.2 e l’associazione Comunale Anziani curarono la pubblicazione di un libro che raccoglieva le testimonianze conservate fin dal 1995. Il terzo momento di questa riscoperta della memoria locale è quest’edizione che intende ampliare e rinnovare quel lavoro presentando e pubblicando nell’appendice fotografica una scelta di documenti presi dall’Archivio Comunale di Sesto Fiorentino relativo al Novecento. Esso non è stato catalogato e conservato in un luogo dedicato come invece è accaduto all’Archivio pre-unitario. Auspico che la pubblicazione possa favorire la promulgazione di una legge regionale per riscoprire e mettere a disposizione i patrimoni archivistici novecenteschi dei Comuni toscani. L’intenzione della presente pubblicazione è quella di conservare un patrimonio di memorie cittadino e archivistico e di mettersi in ascolto di fatti, vicende, mentalità, situazioni di ottanta anni fa. Come ho avuto modo di descrivere nel mio libro più impegnativo ”La Memoria Perduta, Il ricordo dei caduti della Grande Guerra a Firenze”, del 2019, entrare dentro un periodo storico vuol dire compiere uno sforzo interpretativo e uno studio rigoroso per capire la mentalità, la cultura, le vita quotidiana e le circostanze di un’epoca passata. La tendenza di questo inizio di nuovo millennio è, al contrario, quella di veicolare discorsi sulla storia e sulla guerra mediati da videogiochi, film, serie televisive e, in alcuni casi, cartoni animati, e in misura minore dal discorso politico e ideologico. La logica dominante nei media vecchi e nuovi è la spettacolarizzazione e perfino l’alterazione dei fatti per poter vendere merce volta all’intrattenimento o peggio all’indottrinamento. In questa logica la storia in quanto tale tende ad esser il canovaccio su cui s’appoggia il racconto da vendere ai clienti o ai potenziali consumatori di propaganda. Lo studio della storia esige l’impegno individuale e la scoperta di fatti e circostanze che si manifestano nel presente poiché la realtà nella quale si vive non è frutto del caso o di situazioni bizzarre, ma si è formata nel tempo per una complicata serie di condizioni intrecciate da relazioni di causa ed effetto.
Quali sono le fonti per questo libro?
Le fonti sono di tre tipologie: libri, saggi e articoli di storia inerenti al periodo in esame, le testimonianze scritte di chi visse quei fatti e infine la scoperta, e parziale pubblicazione, di materiali e scritti inediti collocati nell’archivio di Sesto Fiorentino. La scelta dei documenti presentati nel libro sono alcuni fra le migliaia di pagine degli atti del Comune di Sesto Fiorentino e di filze e incartamenti di documenti che vanno dal 1940 fino al 1950. Raccontano dell’eredità pesante della guerra: fame, miseria, distruzioni materiali, la lenta uscita dal sistema di potere fascista, il faticoso ritorno alla normalità e alla pace e lo spirito pragmatico e concreto della città di Sesto Fiorentino.
Nella resistenza di Sesto Fiorentino vi furono episodi di resistenza non violenta?
Il fatto che le avanguardie alleate si siano trovate, come pure a Firenze, con un Consiglio Comunale espresso dal CLN pronto ad accoglierli. L’arrivo degli alleati trovò la resistenza sul posto con squadre proprie e con un Comune del CLN e una Giunta Comunale già operativa. Il Sindaco era Torquato Pillori del PCI, il Vicesindaco Guido Presciani del PSI, Assessori Assessori Dante Fedi e Galileo Corsi del PCI Ernesto Banchelli e Umberto Conti del PSI, Alberto Giachetti e Fosco Fantechi della DC. Ecco credo che questo sia stato un esempio di Resistenza non violenta anche verso i “liberatori”, un modo per iniziare la ricostruzione e riappropriarsi di se stessi e della propria città. Occorre ricordare che i pionieri dei paracadutisti tedeschi all’alba del 1 settembre furono gli ultimi a scappare dalle strade di Sesto, poche ore dopo con l’arrivo dei primi mezzi cingolati britannici iniziava l’attività del Comune espressione del CLN. Le retroguardie germaniche rimasero in zona e il 4 settembre prelevarono e ammazzarono il parroco di Querceto don Eligio Borlotti, che sospettavano essere un fiancheggiatore dei partigiani. Il 7 settembre le formazioni partigiane vennero congedate dagli alleati nel corso di una cerimonia, e il nuovo fronte si spostò sulla linea Gotica; il dopoguerra a Sesto Fiorentino stava iniziando.
Quale episodio della resistenza di Sesto Fiorentino l’ha colpita maggiormente?
La storia del “Comitato Ricostruzione” creato durante il conflitto dal Comune del CLN, il pragmatismo e la laboriosità dei sestesi si misero subito a disposizione per riparare le scuole, l’acquedotto, edifici e strade lesionate e aiutare le persone in difficoltà. Segno della capacità dei Sestesi di far da sé, evidentemente non apprezzata dallo Stato centralizzatore. Il ritorno al centralismo dello Stato Italiano in materia di ricostruzione materiale avverrà dopo che il grosso dei lavori di ricostruzione erano stati portati avanti dal popolo sestese. A questo fatto aggiungo l’aneddoto documentato negli atti del Comune di una coppia di buoi razziati dai soldati tedeschi e affidati a un proprietario locale. Gli animali furono prelevati e rivenduti entrambi dal CLN allo stesso proprietario che li aveva in custodia. Con l’ausilio del Comune la vendita fu usata per finanziare una raccolta fondi per le vittime di una rappresaglia tedesca. Il proprietario che aveva subito la confisca avrebbe poi, anni dopo, fatto causa al Comune ottenendo una transazione a suo favore.
Che analogie vede tra il periodo storico che racconta e quello che stiamo vivendo adesso?
La situazione mondiale attuale è tale da far pensare a una possibile Guerra Mondiale dato che ormai si è andata consolidando una situazione di coalizione di forze data da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord che preme per togliere l’egemonia mondiale agli Stati Uniti, ridimensionare o annichilire il potere degli alleati regionali degli Stati Uniti, e realizzare un mondo nuovo; quest’ultimo non privo di pericoli di proliferazione nucleare e incognite di varia natura. Se Trump uscisse di scena, per qualsiasi motivo, il suo successore avrebbe comunque davanti l’alternativa di cedere e trattare la resa con Russia e Cina o alzare il livello delle ostilità. L’Europa è messa molto male; è in atto la sua crisi di forze militari, materiali, morali e di unità politica. Inoltre a oriente è in atto la guerra in Ucraina e cresce la potenza di una Russia abbastanza ostile, a occidente l’ambigua politica di Trump con i suoi dazi e le sue oscillazioni politiche, a nord la questione della Groenlandia e a sud c’è la guerra in tutto il Medio-Oriente. Una situazione che richiama in termini grotteschi e caricaturali la Festung Europa assediata da tutte le parti dagli alleati orientali e occidentali. Per ora non ci sono invasioni o bombardamenti o guerre civili ma la situazione è abbastanza inquietante.
Quale significato ha per lei la parola “resistenza” e la festività del 25 aprile, e quali difficoltà ha riscontrato nel trattare certi argomenti nella scuola di oggi?
Premetto che sono un professore di liceo e mi occupo del triennio e ho lavorato e lavoro da vent’anni nei licei scientifici, classici e linguistici. Devo risponderti con poche domande provocatorie. Oggi, nel senso di qui e ora, c’è una forza politica disposta a giocarsi le elezioni, e le carriere dei suoi dirigenti, per combattere sul piano politico e ideologico per i giovani e segnatamente gli adolescenti? Chi combatte fra i professionisti della politica e delle professioni di alto livello per questa gioventù? A fronte di una trasformazione radicale portata dalle tecnologie nuove, legate anche all’intelligenza artificiale, vi sono partiti politici che fanno della riforma della scuola il loro campo di battaglia? Intendo giocarsi le elezioni nel rimettere in discussione i cicli, il senso dell’istruzione pubblica, l’edilizia scolastica, legislazione e stipendi del corpo docente e personale ATA? Ci sono forze politiche disposte a mettere in discussione la storica divisione del mondo giovanile italiano fra chi proviene da ambienti agiati e privilegiati e può aver facile accesso a istruzione universitaria, abitazione, lavoro e formazione di una famiglia e chi no perché proviene da famiglie non privilegiate o povere? La domanda può esser posta in questi termini anche sul senso del 25 aprile. Quali forze politiche intendono coerentemente giocarsi le elezioni e i loro spazi di poter e stipendiali per ciò che racchiude il concetto di 25 aprile? Ricordo che il 25 aprile è la data dell’insurrezione generale nel Nord-Italia assunta nel dopoguerra a giorno di festa al posto della data della resa delle forze germaniche in Italia che fu il 2 maggio 1945. Il 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia diede l’ordine d’insurrezione generale, in contemporanea con l’avanzata delle forze anglo-americane nella pianura padana. Contemporaneamente Mussolini, dopo aver cercato d’intavolare trattative per la resa sua e dei suoi attraverso la chiesa milanese, si diede a una fuga precipitosa e sfortunata. La Fuga del Duce e dei suoi seguaci si concluse con la sua cattura presso Dongo e la sua successiva esecuzione sommaria il 28 aprile 1945, infine con l’esibizione dei corpi a piazzale Loreto a Milano. In contemporanea con lo sfondamento della linea Gotica furono portate avanti trattative segrete intraprese dal generale delle SS Karl Wolff, per negoziare con i servizi segreti statunitensi la resa delle forze germaniche in Italia, e il tutto alle spalle di Hitler e Mussolini, ma non senza l’approvazione del Maresciallo Kesserling che, informato del fatto, acconsentì alla trattativa. L’accordo fra le parti si concretizzò il 29 aprile, il giorno prima della morte di Hitler nel suo bunker, e il 2 maggio del 1945 fu il termine fissato per la resa con qualche giorno d’anticipo rispetto a quella delle forze armate germaniche in Europa. Cessata la guerra giunse il momento della Pace di Parigi del 1947, in quell’occasione la nascente Repubblica Italiana fu trattata da paese vinto che doveva liquidare l’eredità della guerra fascista, in questa situazione poco felice i partiti dell’Arco Costituzionale, espressioni politiche delle forze repubblicane della Resistenza, dal 1947 al 1994 trovarono nel 25 aprile un elemento di coesione ideale che poteva tornar buono in momenti di grave difficoltà politica o per evitare tentazioni autoritarie di destra o eversive. Nel 1994, nel disfacimento politico e morale di tangentopoli, la vittoria politica della coalizione di centro-destra di Berlusconi portava al potere forze estranee all’Arco Costituzionale; da questa data inizia la storia di un 25 aprile dove le diverse forze politiche e sociali con i loro orientamenti caricano la festa con i valori e le memorie che sono per loro stesse utili e politicamente interessanti. Non vedo come questa destra italiana, il centro dello schieramento politico e le variegate forze di sinistra possono trovare un senso comune al 25 aprile. Giusto che resti fonte di domande scomode e di risposte difficili per chi vuole davvero interrogarsi sulla storia del Novecento, sul tenebroso futuro e sul proprio inquietante presente.
L’intervento del Professor Iacopo Nappini, durante la presentazione del libro fatta a Sesto Fiorentino, si può vedere a questo link https://www.youtube.com/watch?v=zcFoQmgS_Aw&t=400s











