Sono a Trinidad ormai da tre giorni, ma questo è l’unico momento nel quale posso dedicarmi alla scrittura, non perché non avessi tempo, ma perché in provincia purtroppo la situazione energetica è ancora più grave che nella capitale l’Avana.

Da quando sono arrivato la città ha potuto ricevere l’energia elettrica solo quattro volte, prevalentemente durante la notte e per poche ore, il che significa concentrare in quei pochi momenti tutte le necessità energetiche, ricaricando i cellulari e le batterie di riserva.

Diversi edifici hanno potuto installare pannelli fotovoltaici con batterie di accumulo. Si tratta per lo più di attività economiche per l’accoglienza turistica (hotel e ristoranti), ma la stragrande maggioranza delle abitazioni civili è di fatto tornata all’epoca preindustriale: si lava la biancheria a mano, si cucina con carbone o legna, si va a dormine all’arrivo dell’oscurità.

Quello che potete vedere qui sotto è il panorama della città, storicamente una delle più belle di Cuba, in ordine cronologico la terza a essere fondata; sullo sfondo è possibile intravedere la penisola di Playa Ancón, una delle perle più preziose dei Caraibi.

Nessuno può negare che se questo Paese fosse libero di svilupparsi ci troveremmo di fronte ad un paradiso,  mentre purtroppo l’impero del male che dista solo 90 miglia ha deciso di trasformarlo nell’inferno sulla terra.

Anche a Trinidad sono già stato in passato, ed è probabilmente qui che metterò le mie nuove radici; la città non è troppo grande, ma neppure troppo piccina e si trova più o meno a metà della lunghezza dell’isola, per cui è possibile raggiungere più facilmente ogni località sia verso est che verso ovest; a una dozzina di chilometri possiede un piccolo porticciolo e una lunghissima e meravigliosa spiaggia caraibica conosciuta in tutto il mondo, ma soprattutto è un pozzo di storia e di cultura, cultura che il popolo cubano difende tenacemente e che si fa carico di trasmettere alle nuove generazioni.

In questo senso l’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) spesso organizza incontri con storici, scrittori, giornalisti e altre figure importanti del Paese, ai quali partecipano studenti di quello che qui viene chiamato ciclo di studi pre-universitario, cioè ragazzi dai 15 ai 19 anni; non è raro che a questi incontri vengano invitate a parlare persone di altre nazioni impegnate in progetti di solidarietà con Cuba. Oggi questo onore è toccato a me e ho accettato con enorme orgoglio, perché toccare con mano la sete di sapere di questi ragazzi mi ha realmente commosso.

Le narrazioni degli storici che ripercorrono gli eventi della lotta di liberazione di Cuba dagli spagnoli e successivamente della rivoluzione contro la tirannia di Fulgencio Batista, sono affascinanti e coinvolgenti. Chiunque ami Cuba e la sua rivoluzione non dovrà perdere l’occasione di assistervi; inoltre qui è presente uno splendido museo che contiene ogni tipo di reperto riguardante quella che viene definita “la lucha contra el banditismo”, che non è come potremmo erroneamente pensare la lotta contro dei semplici briganti, bensì un lungo periodo, seguito al trionfo della rivoluzione, durante il quale diversi controrivoluzionari sostenitori della dittatura di Batista, finanziati e armati dalla CIA, si resero responsabili di atroci attentati, assassinii, sequestri e quanto di peggio fossero in grado di pianificare contro elementi di spicco della rivoluzione cubana e le loro famiglie.

Fu un lungo periodo di dolore e di crudeltà, tutte cose alle quali gli Stati Uniti sono naturalmente avvezzi, che si concluse con la totale eliminazione di tutte queste cellule terroristiche.

Tornando al presente, noto che anche a Trinidad si ricorre a ogni mezzo possibile per sopperire alla carenza di combustibili; in ogni angolo della città sono apparsi così molti  veicoli elettrici per il trasporto collettivo .

Questo comporta almeno due effetti positivi: il primo è ovviamente la possibilità di non consumare nessun tipo di combustibile e il secondo è la riduzione dell’inquinamento ambientale, perché non bisogna mai dimenticare che, sempre grazie al bloqueo imposto dagli Stati Uniti, il parco veicoli circolante a Cuba è probabilmente il più vecchio del pianeta, che avrà anche il suo fascino, ma è anche molto inquinante.

Sono le 23 di venerdì 13 marzo, vorrei scrivere ancora perché sono molte le cose da dire, ma l’ennesimo black-out, che non durerà meno di una ventina di ore, mi riporta alla realtà di questa splendida isola, assediata e strangolata da così tanto tempo che la maggioranza della sua popolazione è nata sotto questa inumana coercizione chiamata bloqueo.

In ogni occasione il popolo cubano termina i propri incontri con quella che è l’incitazione più forte alla resistenza, che faccio mia e che recita così: ABAJO EL BLOQUEO! HASTA LA VICTORIA SIEMPRE! VENCEREMOS!”