Osservate bene l’immagine sotto il titolo dell’articolo: questa è solo una parte dell’enorme galassia di piattaforme web, televisioni, radio, pagine social ecc. create e finanziate direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti per diffondere nell’isola ed all’estero ogni tipo di menzogna e falsità contro Cuba e la sua rivoluzione. Il principale ente finanziatore di questo apparato è l’USAID, il paravento utilizzato dall’impero del male per mascherare i propri interventi nei Paesi stranieri, ma spesso i finanziamenti arrivano direttamente dal Dipartimento di Stato.
In questo panorama di guerra mediatica uno in particolare, El Toque, è quello che si incarica di danneggiare maggiormente l’economia dell’isola; si tratta di un presunto sito di analisi economiche, ovviamente con base a Miami, dove ha sede la peggiore mafia anticubana, che ogni giorno, a sua discrezione, stabilisce il valore di cambio del peso cubano (CUP) nel mercato nero dell’isola, valore che non ha nulla a che vedere con il cambio ufficiale.
Per fare un esempio fino allo scorso anno il cambio ufficiale era di 140/150 CUP per un euro e poco meno per un dollaro, quindi lo straniero che intendeva cambiare ad esempio 100 euro a Cuba si recava in una banca o in una Cadeca (casa de cambio) e riceveva 14.000 CUP; contemporaneamente però nelle strade si trovavano persone con le tasche gonfie di pesos cubani che offrivano un cambio molto, molto più alto, attorno ai 300/350 CUP per un euro/dollaro e quindi 30/35.000 CUP.
Personalmente mi sono sempre rifiutato di cambiare euro nelle strade, perché questo significa inflazionare ulteriormente il già scarso valore della moneta cubana, ma questo scrupolo sono ben pochi a farselo e la maggioranza delle mie conoscenze mi ha sempre dato dello stupido; è possibile che io sia stupido, ma di sicuro non sarò mai complice.
Quel valore di cambio al mercato nero lo stabilisce El Toque, obbedendo agli ordini dei finanziatori nordamericani, con il chiaro intento di deprezzare la moneta nazionale. Vista la situazione il governo cubano, nel tentativo di estirpare questo chiarissimo disegno criminale, ha elevato il valore di cambio ufficiale portandolo attorno ai 530/540 CUP per un dollaro/euro, così da spazzare via qualunque tipo di contrattazione illegale. Qualcuno vuole provare a indovinare cosa è accaduto? In meno di dodici ore El Toque ha pubblicato i nuovi importi da applicare al mercato nero, che in questo momento rasentano i 600 CUP per un dollaro/euro e non cessano di salire. Nella situazione del Paese non era cambiato nulla perché un vero portale di analisi economiche potesse esprimere valutazioni differenti da quelle del giorno prima; è quindi del tutto evidente che il compito di El Toque è unicamente quello di distruggere l’economia interna cubana. Un portale straniero che si arroga il diritto di stabilire quale debba essere il valore di cambio illegale della moneta di un’altra nazione: questo è El Toque.
Occorre però porsi una domanda: El Toque può scrivere quello che vuole, ma se non ci fossero i cambiavalute illegali nelle strade rimarrebbe solo uno dei tanti portali anticubani. Dove vanno quindi questi cambiavalute illegali a riempirsi di pesos da offrire agli stranieri se lo stipendio di un lavoratore qui non supera i 10.000 CUP? E’ fin troppo evidente che si tratti di un traffico organizzato, diretto e finanziato da chi ha come unico scopo quello di causare il default economico del Paese, e chi sono gli unici a volere questo? Sempre loro, quelli che si trovano a 90 miglia a nord dell’Avana….
Tutti gli altri siti web ed organi di (dis)informazione di cui sopra hanno lo scopo di diffondere ogni sorta di falsità contro Cuba, alcune della quali risultano persino patetiche tali sono le assurdità che propinano e quindi dubito che abbiano molto seguito. L’ultima in ordine di tempo di questa montagna di menzogne è quella secondo la quale gli aiuti umanitari provenienti dal Messico giunti all’Avana circa una settimana fa sarebbero stati venduti dal governo cubano per ingrassare le tasche non si sa bene di quali e quanti politici….
Ve li mostro io, eccoli qui:

Héctor, il “fratello” cubano che mi ospita, sua moglie e sua figlia ricevono regolarmente gli aiuti alimentari che vengono prontamente distribuiti dal governo alla popolazione tramite la “libreta” o “canasta basica”. Cos’è la libreta, o canasta basica? Nel mondo occidentale abituato alla mentalità capitalista questo è un concetto praticamente sconosciuto, mentre nella società socialista cubana è il fondamento della vita civile della nazione: lo Stato si fa carico di fornire ad ogni suo cittadino, qualunque sia il suo reddito, un’abitazione e una fornitura di alimenti di base secondo la composizione di ciascun nucleo familiare, per garantirne la sussistenza; senza dimenticare che a Cuba l’istruzione è universale e gratuita fino alla laurea ed egualmente universale e gratuita è la sanità. E’ sempre stato così dal giorno del trionfo della rivoluzione; la solidarietà sociale di questo straordinario popolo esprime così la propria umanità. Chi ha qualche anno sulle spalle come me ricorderà (perché lo abbiamo studiato, non perché lo abbiamo vissuto) che anche in Italia esisteva qualcosa di simile, anche se non uguale, la famosa tessera annonaria istituita in piena Seconda Guerra Mondiale.
Il sistema cubano di assegnazione delle abitazioni, della sussistenza alimentare e delle prestazioni sanitarie purtroppo negli ultimi anni ha subito gravi ridimensionamenti a causa del bloqueo, ma se andate a leggero quello che diffondono gli scrivani sotto dettatura che formano l’esercito mediatico dei servi dell’impero troverete scritto che no, il bloqueo non esiste, che è una invenzione del “regime” cubano, che la responsabilità della situazione dell’isola è da attribuire all’incapacità del governo di guidare il Paese, o che il sistema socialista è una sventura per il popolo cubano, che dovrebbe invece gettarsi fra le braccia amorevoli del capitalismo.
Fortunatamente il 98% del popolo cubano sa benissimo come stanno realmente le cose, perché le vede e le vive, mentre il rimanente 2% sono i soliti “gusanos”, persone di scarse se non nulle conoscenze, molto facilmente manipolabili e quindi servi sciocchi dell’impero. Alcuni sono addirittura nostalgici della dittatura di Batista, quando L’Avana era la casa dei divertimenti di ricchi gangster e mafiosi newyorkesi e il Paese era spartito fra ricche oligarchie e grandi aziende nordamericane, mentre il popolo era solo carne da lavoro.
Spessissimo qui mi capita di sentir ripetere una frase del Che pronunciata all’Università Alma Mater dell’Avana di fronte agli studenti e poi divenuta famosa: “No se puede confiar en el imperialismo ní tantito así, nada!”, ossia “Non ci si può fidare dell’imperialismo nemmeno un pochino, per niente!”











