L’11 marzo 2026 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) la risoluzione proposta dal Bahrein che “condanna con la massima fermezza i gravi attacchi dell’Iran contro i territori di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania e chiede l’immediata cessazione di tali attacchi e stabilisce che costituiscono una violazione del diritto internazionale e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Il testo ha avuto 135 co-sponsor tra cui Stati Uniti e Italia.
Interessante è notare che tutti gli Stati elencati siano stati, negli anni, artefici della destabilizzazione del Medioriente grazie alla loro alleanza strategica con gli USA e il fronte occidentale, ma soprattutto è ancor di più interessante notare che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiede all’Iran di cessare immediatamente gli attacchi contro i Paesi arabi, ma non condanna Stati Uniti e Israele che hanno iniziato gli attacchi con azioni di terrorismo di Stato con l’uccisione mirata dell’ayatollah Ali Khamenei, né ha chiesto loro di interrompere gli attacchi.
In questo contesto, la bozza di risoluzione russa per un cessate il fuoco non ha ottenuto il sostegno, Teheran ha definito la decisione illegale e ha denunciato un’alterazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite.
Secondo l’Iran, nessuna decisione del Consiglio di sicurezza può annullare il diritto inalienabile di uno Stato all’autodifesa. L’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha definito la risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza che chiede la cessazione immediata degli attacchi di Teheran contro gli Stati del Golfo politicamente motivata: “L’azione odierna rappresenta un palese abuso del mandato del Consiglio di Sicurezza per perseguire gli obiettivi politici di alcuni membri, i vari Stati responsabili della brutale guerra di aggressione contro il mio Paese”, ha detto nel corso della riunione.
Anche Mosca ha reagito duramente al testo finale, nonostante l’astensione. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che la parte russa è estremamente insoddisfatta del processo di concordazione del documento. Secondo lei, gli autori della risoluzione bahreiniti non hanno accettato nessuna proposta russa o cinese che avrebbe potuto rendere il testo più equilibrato.
Successivamente, il Consiglio di sicurezza ha esaminato la bozza di risoluzione russa che chiede un cessate il fuoco immediato in Medio Oriente e un ritorno alla diplomazia. Il documento non faceva riferimento a nessun Paese specifico: invitava tutte le parti a cessare le ostilità, condannava gli attacchi contro i civili e sottolineava l’importanza della sicurezza degli Stati della regione e oltre. Tuttavia, il progetto non è passato. Solo quattro Paesi l’hanno sostenuto, nove si sono astenuti e gli Stati Uniti, che detengono il diritto di veto, e la Lettonia hanno votato contro.
In questo contesto, Teheran ha continuato a inviare un segnale ai Paesi della regione. Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l’Iran non ha intenzioni ostili nei confronti dei popoli e degli Stati del Medio Oriente, ma manterrà il diritto all’autodifesa e agli attacchi contro le fonti di aggressione finché alcuni Paesi permetteranno l’uso del loro territorio e delle loro risorse per attaccare la Repubblica islamica. Ha aggiunto, però, che se l’uso del territorio di questi Paesi contro l’Iran cesserà, anche le azioni difensive iraniane cesseranno.
Baghaei ha anche dichiarato che la presenza di basi militari statunitensi nel Medio Oriente non garantisce la sicurezza della regione, anzi la rende più instabile. Secondo lui, l’uso del territorio di Paesi musulmani per attaccare un altro Paese musulmano non può avere alcuna giustificazione. Ha sottolineato, inoltre, che l’Iran non è interessato a trasformare lo Stretto di Hormuz in una zona pericolosa, ma le navi che desiderano attraversarlo devono coordinarsi con la Marina iraniana.
Teheran continua a sostenere che la vittoria dell’Iran nell’attuale confronto sarà una vittoria per l’intera regione contro gli Stati Uniti e Israele. Baghaei ha formulato questa idea in modo esplicito, affermando che la guerra contro la Repubblica Islamica è stata scatenata da USA e Israele per dividere i Paesi del Medio Oriente, oltre che per interessi imperialistici come le riserve naturali, il petrolio e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, la guerra sta già colpendo le principali aziende energetiche. TotalEnergies ha dichiarato di aver interrotto o interromperà la produzione di petrolio e gas in Qatar, Iraq e sulla piattaforma continentale degli Emirati Arabi Uniti. Complessivamente, questo rappresenta circa il 15 per cento del volume totale della produzione dell’azienda. Tuttavia, la stessa azienda ha sottolineato che la produzione onshore negli Emirati Arabi Uniti, circa 210.000 barili al giorno, continua, poiché questo volume viene trasportato attraverso il terminale di Fujairah, e la raffineria Satorp in Arabia Saudita continua a funzionare per il mercato interno.
L’Iran, che formalmente è lo stato aggredito, si trova oggi isolato anche nell’area del Golfo, perché nessuno Paese ha dichiarato qualcosa in sua difesa e nessuno ha proposto una condanna nei confronti di Israele, stato aggressore. Questo sottolinea ancor di più l’esistenza di un doppio standard internazionale, un doppiopesismo nelle decisione della comunità internazionale e soprattutto un servilismo di molti verso gli interessi di USA e Israele che in questo momento stanno minando la pace mondiale.
Una situazione paradossale in cui ci si appella al diritto internazionale per gli attacchi iraniani, mentre si vogliono ignorare le violazioni totali e unilaterali del diritto internazionale da parte degli USA, verso uno Stato sovrano come il Venezuela e del suo legittimo Presidente Nicolas Maduro; di Israele, verso la Palestina e il suo popolo da oltre 80 anni; degli USA e di Israele, verso l’Iran fin dal 2005 con atti di terrorismo di Stato volti ad eliminare fisicamente funzionari, militari, politici iraniani (per ultimo l’Ayatollah Khamenei, guida suprema del Paese), oltre che al bombardamento della scuola femminile a Minab che ha portato alla morte in massa di 170 giovani studenti. Nessun organismo internazionale si è indignato di fronte a queste palesi violazioni del diritto internazionale?
La verità è che si vuole ignorare deliberatamente tutto questo, perchè bisogna garantire gli interessi imperialistici USA. USA e Israele, oltre a dichiarare palesemente guerra al diritto internazionale con la Dottrina Rubio, oggi fanno di tutto per usare – quando possono – in modo strumentale il diritto internazionale per piegarlo alle loro logiche di guerra.
Oggi l’Iran è il secondo Paese al mondo per riserve di gas accertate, è il quarto Paese al mondo per pubblicazioni scientifiche sulle nanotecnologie, è un Paese ricchissimo di minerali e, attraverso il suo Stretto di Hormuz, passa il 30% di tutto il petrolio via marittima.
Ricordiamo che l’Iran il Paese non fa parte degli Accordi di Abramo per la normalizzazione di Israele con i Paesi Arabi; che l’Iran ha combattuto contro le formazioni del terrorismo islamico; che l’Iran ha combattuto Al-Qaeda e l’ISIS che volevano destabilizzare il Medioriente; che l’Iran ha combattuto contro i Talebani in Afghanistan: che l’Iran sostiene la resistenza palestinese, Hezbollah in Libano e soprattutto gli Houti in Yemen, mentre gli altri paesi sopracitati da almeno dieci anni hanno condotto – con l’aiuto USA e di Donald Trump – lo Yemen in una situazione di instabilità permanente.
Nonostante ciò in tutto l’Occidente ci viene rappresentato dalla maggioranza dei media mainstream e delle posizioni politiche come “Stato Canaglia”, “cuore dell’Asse del Male”, “centro del terrorismo internazionale”. In questi decenni si è trovato a dover subire sul proprio territorio varie forme d’aggressione istituzionali (le sanzioni USA), militari (i continui attacchi di USA e Israele) e terroristiche, come gli attentati dell’organizzazione Mujahedin e-Khalk (MEK), organizzazione terroristica manovrata dagli Usa e da Israele, oltre all’ingresso della droga afghana mirata a minare la società iraniana.
Ad oggi non ci sono prove di un programma iraniano finalizzato alla costruzione di armi nucleari e a dichiararlo è Rafael Grossi, il direttore generale della Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il vertice dell’organizzazione autonoma delle Nazioni Unite smentisce così le affermazioni di Israele e Stati Uniti che hanno giustificato l’attacco a Teheran rispolverando il rischio atomico. Grossi ha spiegato a Nbc News che l’agenzia non ha identificato “elementi di un programma sistematico e strutturato per la produzione di armi nucleari” in Iran: cosa che la stessa agenzia non può dire di Israele, il quale ha sempre impedito all’AIEA di mettere piede sul proprio suolo.
L’Iran è un Paese che non ha alcun interesse strategico ad entrare in guerra perchè sa benissimo che rischierebbe troppo. I suoi bombardamenti sono la risposta fisiologica ai bombardamenti di USA e Israele.
In questa situazione nulla è più importante di elevare ad interlocutore, di mettere al centro la diplomazia internazionale. La questione non è essere a favore della teocrazia iraniana, ma di mettere al centro l’opposizione ad ogni guerra e di essere dalla parte della pace e del diritto internazionale, costantemente minacciati oggi da USA e Israele.











