L’obesità è una malattia cronica complessa, caratterizzata da un deposito eccessivo di grasso che può compromettere la salute e danneggiare la qualità della vita. È riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e va ben oltre ai numeri segnati dalla bilancia. Dietro l’obesità ci sono fattori genetici, ambientali, sociali e psicologici e non a caso è una condizione che può essere accertata unicamente da un professionista sanitario qualificato. Nel nostro Paese siamo davanti ad una vera e propria emergenza, con i numeri che parlano chiaro: 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale (3 in sovrappeso e 1 obeso); 1 bambino su 3 è in sovrappeso o obeso, con rischi precoci di diabete di tipo 2, ipertensione e patologie cardiovascolari. Nel 2023, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 19% dei bambini italiani era in sovrappeso e quasi 1 su 10 obeso. Questi dati evidenziano un problema di salute pubblica che coinvolge oltre 6 milioni di persone, con forti disparità geografiche e sociali.
Con l’approvazione definitiva del disegno di legge n. 1483, l’Italia diventa il primo Paese europeo (e uno dei primi al mondo) a riconoscere ufficialmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Una svolta epocale che ridefinisce la prevenzione, la cura e i diritti dei pazienti, inserendo l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e istituendo un programma nazionale di intervento. La legge prevede: l’inserimento dell’obesità nei LEA, con accesso gratuito alle prestazioni sanitarie attraverso il Servizio Sanitario Nazionale; un programma nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, finanziato con 700.000 € nel 2025, 800.000 € nel 2026, 1,2 milioni € annui dal 2027, nonché con fondi aggiuntivi pari a 400.000 € annui per la formazione universitaria e l’aggiornamento di medici, pediatri e operatori sanitari e 100.000 € l’anno per campagne di informazione pubblica; l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sull’obesità, con compiti di monitoraggio, studio epidemiologico e indirizzo terapeutico; la Giornata nazionale del 16 maggio, dedicata alla lotta contro l’obesità e contro il body shaming, simbolicamente rappresentata dal colore fucsia.
La legge punta molto sulla prevenzione, soprattutto in età pediatrica, attraverso le campagne educative nelle scuole, in collaborazione con famiglie e insegnanti, la promozione dell’attività fisica e di corretti stili di vita e la formazione mirata di medici, pediatri e operatori sanitari per migliorare diagnosi precoce e gestione multidisciplinare. L’educazione alla salute e la sensibilizzazione sociale diventano strumenti chiave per ridurre lo stigma e promuovere un approccio empatico verso le persone con obesità. La quotidianità che vive una persona affetta da obesità è complicata e difficile, caratterizzata in molti casi da una sensazione di profonda solitudine, incomprensione, senso di colpa e percezione di perdita di autocontrollo. Questo genera un circolo vizioso che può portare l’individuo a perdere il contatto con l’esterno anche a causa dello stigma, del senso di inadeguatezza e della vergogna.
Secondo i dati Ipsos Doxa, sebbene il tema globale dell’auto-colpevolizzazione sia molto presente anche in Italia, le persone affette da obesità sono meno convinte dell’efficacia delle soluzioni basate esclusivamente sullo stile di vita. Solo la metà (52%) è d’accordo sul fatto che “dieta ed esercizio fisico da soli possano risolvere l’obesità per la maggior parte delle persone“, una percentuale notevolmente inferiore alla media globale (63%). Tuttavia, solo un terzo (34%) riconosce che “la genetica e la biologia siano le cause primarie dell’obesità“, indicando incertezza sulla natura dell’obesità come malattia. Allo stesso tempo, più di tre quarti (77%) riconoscono anche che l’obesità è “una condizione medica che richiede una gestione continuativa“. Ciò evidenzia la stessa contraddizione osservata a livello globale: un conflitto tra comprensione razionale e convinzione interiorizzata.
Una malattia cronica, ancora gestita come un fallimento personale: più di otto persone su dieci (84%) affette da obesità hanno cercato o preso in considerazione consigli sulla perdita di peso, ma solo tre su dieci (30%) hanno consultato un medico in merito al proprio peso nell’ultimo anno, sebbene gli italiani si siano mostrati molto meno propensi a provare una dieta alla moda rispetto alla media globale (20% contro 33%). Per le persone affette da obesità che non hanno recentemente consultato un medico in merito al proprio peso, l’ostacolo principale era la paura di fallire, con il 32% che cita “il timore di non riuscire a mantenere i cambiamenti raccomandati“. Tuttavia, coloro che hanno consultato un medico per la gestione del proprio peso riferiscono che le raccomandazioni erano generalmente incentrate su cambiamenti dello stile di vita, come mangiare in modo più sano (57%), fare più esercizio fisico (56%) e mangiare porzioni più piccole (34%). Ciò rafforza l’idea che l’obesità sia principalmente una questione di disciplina personale, piuttosto che una malattia che richiede una gestione medica a lungo termine: https://www.ipsos.com/it-it/giornata-mondiale-obesita-2026-due-terzi-persone-obese-italia-colpa-condizione.
L’obesità non di rado è accompagnata da stereotipi e evitare di inciampare nelle battute e generalizzazioni non è sempre facile, ma necessario. Per questo, quando si parla di obesità, è importante scegliere con cura quali parole usare, rispettando chi vive questa condizione ogni giorno. Ieri, 4 marzo, in occasione del World Obesity Day, promosso dalla World Obesity Federation, Parole O Stili (https://www.paroleostili.it/) e Lilly (https://www.lilly.com/it/), con il patrocinio dell’Associazione Amici Obesi (https://www.amiciobesi.it/), hanno redatto un glossario di 25 parole per parlare di obesità in modo inclusivo e dare voce a un linguaggio capace di accogliere, includere e promuovere consapevolezza.
Qui il glossario “Non c’è forma più corretta”, 25 parole per parlare di obesità in modo inclusivo: https://cdn.sanity.io/files/m0s2vggy/production/db39c6fad40769f42d76332c07759a97b1d753a3.pdf











