Rifiutare di aderire sarebbe un atto di rispetto nazionale. L’ordine internazionale fondato sull’ONU, per quanto imperfetto, deve essere rinnovato attraverso il diritto e la cooperazione, e non sostituito da una caricatura.
Il cosiddetto “Consiglio per la pace” creato ad hoc dal presidente Donald Trump attenta profondamente alla ricerca della pace e alle nazioni che vorrebbero attribuirgli una legittimità. Si tratta semplicemente di un cavallo di Troia destinato a smantellare le Nazioni Unite. Qualsiasi nazione invitata ad aderire dovrebbe rifiutarsi di prendervi parte categoricamente.
Nella Carta, il Consiglio per la pace (Board of Peace) si presenta come una “organizzazione internazionale che si adopera nella promozione della stabilità, a ristabilire un governo credibile e legittimo e a garantire una pace duratura nelle zone toccate o minacciate da un conflitto”. Se ciò vi sembra familiare è del tutto normale: si tratta di un mandato delle Nazioni Unite.
Creato all’indomani del secondo conflitto mondiale, la missione principale dell’ONU è quella di manere la pace e garantire la sicurezza internazionale. Nessuno ignora il disprezzo manifestato da Trump per il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Durante il suo discorso a settembre 2025 lui stesso ha dichiarato presso l’Assemblea generale e recentemente si è ritirato dai 31 organismi delle Nazioni Unite. Fedele alla lunga tradizione della politica estera americana, egli ha sistematicamente violato il diritto internazionale, in maniera particolare bombardando sette paesi l’anno scorso, senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza e senza che ciò rientri nella legittima difesa ai sensi della Carta (Iran, Iraq, Nigeria, Somalia, Siria, Yemen e Venezuela). Ormai rivendica la Groenlandia, ostentando una ostilità palese e provocatoria verso gli alleati europei degli Stati Uniti.
Allora cosa pensate del Consiglio per la pace?
In parole povere, si tratta di un giuramento di fedeltà a Trump, che aspira al ruolo di presidente del mondo e arbitro supremo del pianeta. Il Consiglio esecutivo del Board of Peace (BoP) sarà composto esclusivamente da donatori politici, membri della famiglia e cortigiani di Trump. I responsabili politici delle nazioni firmatarie avranno l’opportunità di stare a stretto contatto e di ricevere ordini da Marco Rubio, Steve Witkoff, Jared Kushner et Tony Blair. Marc Rowan, proprietario dei fondi speculativi e grande finanziatore del Partito Repubblicano, avrà un posto al tavolo.
Ancor più importante, qualsiasi decisione presa dal Board of Peace sarà subordinata all’approvazione di Trump. Se la farsa dei rappresentanti non bastasse, le nazioni dovranno sborsare un miliardo di dollari per un «seggio permanente» nel Consiglio. Ogni paese partecipante deve sapere cosa sta «acquistando». Ovviamente non si tratta di acquistare la pace né tanto meno una soluzione per il popolo palestinese (poiché il denaro dovrebbe essere utilizzato per la ricostruzione di Gaza). L’obiettivo è quello di acquistare un accesso illusorio a Trump, fintanto che ciò serve ai propri interessi. Si tratterebbe di acquistare l’illusione di un’influenza momentanea in un sistema in cui le regole di Trump vengono applicate secondo i suoi capricci.
Questa proposta è assurda, soprattutto perché pretende di “risolvere” un problema che beneficia già di una soluzione globale vecchia di 80 anni. L’ONU esiste proprio per impedire la personalizzazione della guerra e della pace. È stata creata dopo le devastazioni delle due guerre mondiali per fondare la pace mondiale su regole collettive e sul diritto internazionale. L’autorità delle Nazioni Unite deriva, giustamente, dalla Carta delle Nazioni Unite, ratificata da 193 Stati membri (tra cui gli Stati Uniti, dal Senato americano nel luglio 1945) e sancita dal diritto internazionale. Se gli Stati Uniti rifiutano di rispettare la Carta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe sospendere la loro accreditazione, come ha fatto per il Sudafrica dell’apartheid.
Il «Consiglio per la pace» di Trump costituisce un palese rifiuto delle Nazioni Unite. Trump lo ha affermato chiaramente, dichiarando recentemente che tale Consiglio «potrebbe» effettivamente sostituire l’ONU. Questa sola dichiarazione dovrebbe porre fine al discorso per qualsiasi leader nazionale serio. Partecipare a un tale Consiglio dopo una simile dichiarazione equivale a scegliere deliberatamente di sottomettere il proprio Paese all’autorità mondiale personale di Trump. Significa accettare in anticipo che la pace non sia più regolata dalla Carta delle Nazioni Unite, ma dallo stesso Trump.
Tuttavia, alcune nazioni, desiderose di ingraziarsi gli Stati Uniti, potrebbero cadere nella trappola. Farebbero bene a ricordare le sagge parole pronunciate dal presidente John F. Kennedy nel suo discorso di insediamento: «Coloro che, per follia, hanno cercato il potere cavalcando la tigre, hanno finito per rimanere intrappolati». La storia dimostra che la lealtà nei confronti di Trump non è mai sufficiente a placare il suo ego. Basta guardare la lunga lista di ex alleati, consiglieri e collaboratori di Trump che egli ha umiliato, allontanato e attaccato non appena hanno smesso di essergli utili.
Per qualsiasi nazione, partecipare al Consiglio di pace sarebbe un errore strategico. Entrare a far parte di questo organo danneggerebbe in modo duraturo la sua reputazione. Anche molto tempo dopo che Trump avrà lasciato la presidenza, qualsiasi associazione con questa farsa rimarrà un segno di errore di valutazione. Sarà una triste testimonianza del fatto che, in un momento critico, un sistema politico nazionale ha confuso un progetto faraonico con un atto di saggezza politica, sprecando così un miliardo di dollari.
Gli autori:
Jeffrey D. Sachs, professore e direttore del Centro per lo sviluppo sostenibile dell’Università di Columbia.
Sybil Fares, consulente senior per il Medio Oriente e l’Africa presso la Rete delle soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.










