Cuba è sotto attacco, assediata come mai prima d’ora. Forse uno dei momenti più difficili per la più grande delle Antille e la sua rivoluzione, anche se non è una novità. Infatti, questo mese ricorre il 64° anniversario dell’inizio del criminale bloqueo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro l’isola.

Un embargo che ha causato danni per oltre 629 milioni di dollari al mese, con ripercussioni molto profonde sulla vita quotidiana della popolazione. A prezzi correnti, i danni accumulati in oltre sei decenni di guerra economica superano i 164 miliardi di dollari.

L’attuale congiuntura politica in America Latina, con una significativa avanzata della destra e dell’estrema destra in quasi tutta la regione, la rimilitarizzazione imperiale dei Caraibi e le persistenti minacce contro quei governi che non si piegano agli interessi di Washington, complica notevolmente lo scenario.

Allo stesso modo, l’obsolescenza e la rapida perdita di influenza degli organismi multilaterali come l’Onu, la profonda crisi del diritto internazionale, l’attacco criminale contro il Venezuela e il suo legittimo presidente e la più recente direttiva emanata da Donald Trump, segnano e contribuiscono all’inasprimento dell’offensiva contro Cuba.

Se c’è una cosa che non dobbiamo mai dimenticare è che l’obiettivo di tutte le amministrazioni statunitensi, senza eccezioni, è sempre stato uno solo: smantellare un processo rivoluzionario che, nonostante l’assedio criminale imposto dalla Casa Bianca, le cose positive e gli errori commessi nella ricerca di misure che facessero fronte all’embargo, continua a godere di una notevole coesione tra il gruppo dirigente, la base sociale e il progetto.

Possono esserci state modifiche della strategia, come ad esempio durante il governo di Obama, ma l’obiettivo è sempre stato quello di spazzare via la rivoluzione.

Più pressione

È indubbio che durante i due mandati di Donald Trump ci sia stato un profondo inasprimento della pressione sull’isola. Dopo aver ripristinato dure restrizioni e sanzioni al flusso di denaro, merci e persone verso Cuba durante il suo primo periodo (attivazione del titolo III della legge Helms-Burton), Trump ha reinserito Cuba nell’elenco dei paesi che sostengono il terrorismo, causando gravi ripercussioni economiche, finanziarie e legali.

La nomina di Marco Rubio a Segretario di Stato e la recente firma di un ordine esecutivo che stabilisce che Cuba rappresenta “una minaccia insolita e straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”, insieme all’imposizione di dazi aggiuntivi ai paesi che le forniscono petrolio, inaspriscono ulteriormente l’assedio criminale.

La risposta del governo cubano non si è fatta attendere. “Con un pretesto mendace e privo di argomenti, […] il presidente Trump intende soffocare l’economia cubana imponendo dazi ai paesi che commerciano petrolio con Cuba in modo sovrano”, ha affermato il presidente Díaz-Canel.

Queste misure, ha continuato, dimostrano “la natura fascista, criminale e genocida di una cricca che ha sequestrato gli interessi del popolo statunitense per fini puramente personali”.

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha definito l’ordine esecutivo un ricatto affinché i paesi si uniscano alla “politica di embargo contro Cuba, universalmente condannata […] in violazione di tutte le norme del libero commercio”.

Immediata anche la reazione delle istituzioni cubane per affrontare la crisi. Durante una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, Díaz-Canel ha ribadito la sua convinzione che il Paese e il suo popolo sapranno superare questa situazione.

“La vita ci ha dimostrato, come lezione della rivoluzione, che ci saranno sempre soluzioni anche per i problemi più complessi”, ha affermato il presidente cubano. “Cuba non si fermerà, Cuba non si arrenderà, nessuno ci fermerà”, ha aggiunto il primo ministro Manuel Marrero Cruz.

Nel frattempo, verrà accelerato il programma di generazione di energia fotovoltaica e da altre fonti rinnovabili, adottando al contempo misure straordinarie per far fronte alla carenza di carburante e informando “in modo obiettivo, ampio e tempestivo la popolazione su queste misure”.

Un popolo coraggioso

“Trump assume uno dei volti più selvaggi e crudi delle politiche contro Cuba, parallelamente alla militarizzazione dei Caraibi e all’attacco criminale contro il Venezuela”, ha spiegato Magdiel Sánchez, attivista sociale e filosofo messicano.

“L’apparente facilità, e sottolineo la parola apparente perché non si è mai voluto rendere noto il costo umano dell’operazione, frutto della resistenza delle truppe venezuelane e del coraggioso personale cubano, con cui gli Stati Uniti hanno portato a termine il sequestro del presidente Maduro, instaura la percezione che Trump possa mettere in atto tutte le sue minacce, compresa quella contro Cuba”, ha aggiunto.

Tuttavia, l’attivista di ALBA Movimientos, si dice fiducioso che Cuba e il suo popolo abbiano la capacità di resistere anche a questo tremendo attacco imperiale.

“A Cuba c’è un processo di resistenza molto profondo che si è rafforzato dopo il sacrificio dei 32 compagni cubani a Caracas. Il momento è difficile, con un impero che cerca di soffocarti, di generare una crisi sociale, di fomentare una rivolta popolare e di costringere la leadership a negoziare da una posizione di estrema debolezza”.

“Tuttavia, questo non accadrà. Il popolo cubano ha una forte capacità di resistenza, forgiata in anni di lotta e disciplina. Sono convinto che il sentimento di unità di fronte all’aggressione imperialista non permetterà agli Stati Uniti di raggiungere i loro obiettivi”, ha affermato Sánchez.

Solidarietà indispensabile

Per decenni Cuba ha costruito reti di solidarietà che ora sono ancora più visibili.

“La reazione è stata molto buona, ma non è sufficiente. I paesi e i loro governi devono mettere in pratica la condanna contro l’embargo che ogni anno esprimono con il loro voto alle Nazioni Unite”, ha affermato l’attivista messicano.

Il filosofo e membro di ALBA Movimientos ha condannato con forza la decisione degli Stati Uniti di includere nella loro strategia di sicurezza nazionale 2025-2026 il reclutamento di governi, in particolare in America Latina, sotto un “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe.

In questo modo, assicura Washington, si cerca di dare priorità alla stabilità regionale, al contenimento di Cina e Russia nella regione, al controllo dell’immigrazione e della criminalità organizzata. In pratica, governi fantoccio che agiscono in linea con gli interessi economici, politici, commerciali e geopolitici di Washington, pena sanzioni gravissime.

“È fondamentale che la solidarietà e la resistenza popolare internazionale concentrino la loro azione nel fare pressione sui propri governi affinché non rispettino questo ordine criminale”, ha avvertito Sánchez.

Il filosofo ha puntato il dito in particolare contro quei governi “che si definiscono progressisti e che non hanno voluto adottare misure politiche ed economiche coerenti con il sostegno sociale che li ha portati al potere, aprendo così la strada alla più acuta restaurazione del neoliberismo”.

“Quello che stiamo vivendo ora – ha concluso Sánchez – non permette più di essere timorosi Continuare ad esserlo apre la porta alle peggiori forme di governo. Dobbiamo riprendere l’esempio di Cuba che, in un contesto così ostile, in una profonda asimmetria rispetto all’impero, è riuscita a sostenersi, non ha ceduto in nulla, è rimasta salda e non si sta aprendo a qualsiasi tipo di negoziazione. Continua a difendere la sua sovranità, perché solo una resistenza ferma e decisa potrà fermare questa gente”.

Fonte: LINyM (spanolo)