Gaza
Fatima Omar Maarouf aveva 11 anni. È stata assassinata, stamattina, dalle pallottole dei cecchini israeliani a Beit Lahia, mentre giocava davanti alla tenda di famiglia.
A Khan Younis, caccia israeliani hanno bombardato stamattina l’area attorno all’ospedale Nasser, causando il ferimento di tre persone accampate nel campo di sfollati.
Bombardamenti sono avvenuti ieri a est di Gaza città, provocando due vittime. Un attacco di droni con bombe incendiarie ha provocato la morte tra le fiamme di una famiglia intera, nel centro della Striscia.
Cisgiordania
4 attivisti e attiviste internazionali sono stati arrestati dai soldati di occupazione nel villaggio di Al-Mughiyr, vicino ad el-Khalil. La loro colpa è di risiedere in una casa-fattoria di una famiglia palestinese, minacciata dai ripetuti attacchi dei coloni ebrei israeliani. Altri 3 internazionalisti sono stati arrestati alla fine di dicembre sempre con la stessa motivazione. Israele non vuole testimoni sui crimini di deportazione dei nativi.
A Kaissan, ad est di Betlemme, un gruppo di una trentina di coloni arrivati da ogni dove hanno attaccato all’alba di oggi i cittadini nativi, colpendo con un mitra un ragazzo di 16 anni, caduto ferito alla gamba con una pallottola. L’esercito che ha accompagnato gli aggressori si è limitato a coprire la loro ritirata. Nessun colono è stato arrestato. Terrorismo alla luce del sole con la benedizione di Netanyahu.
Giornalismo nel mirino
56 erano giornalisti palestinesi, uccisi nel 2025 mentre raccontavano il genocidio in corso a Gaza. Lo afferma un rapporto della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), pubblicato il 31 dicembre
Yemen
Si complica la situazione nell’est yemenita dopo l’intervento saudita con attacchi aerei sulle basi del Consiglio transitorio. Gli emirati hanno ritirato le loro truppe nel sud, ma Riad ha fornito mezzi e armi pesanti ai suoi affiliati per contrastare gli indipendentisti. Il capo del Consiglio transitorio, Zubaydi ha annunciato una dichiarazione costituzionale con un periodo transitorio di due anni che si concluderà con un referendum sull’indipendenza della Repubblica dell’Arabia del Sud, sui territori dell’ex Repubblica democratica dello Yemen meridionale. Il secondo intervento militare saudita in Yemen aggraverà lo scontro e causerà ulteriori sofferenze, con l’unico obiettivo di garantirsi un accesso diretto all’Oceano indiano-Mare degli arabi e una presenza allo stretto di Bab Mandab, la porta verso il mar Rosso.
Iran
Trump minaccia militarmente l’Iran per una vicenda interna, la protesta popolare conto il carovita. È un grave atto di violazione del diritto internazionale, che non scuote le coscienze di diplomazie compiacenti e asservite all’unilateralismo statunitense.
Nella prima reazione alle minacce di Trump, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti deve rendersi conto che interferire in una questione interna iraniana destabilizzerà la regione e minerà gli interessi di Washington. Le dichiarazioni irresponsabili di Trump e israeliane rischiano di far apparire la protesta pacifica contro il carovita come provocazioni eterodirette dall’estero.
Siria
Scontri fomentati dai seguaci di Assad nel nord-ovest, la sfida jihadista nel centro del paese e l’occupazione militare israeliana nel sud sono le sfide che il governo di Damasco vive senza avere gli strumenti per risolverli. L’alleanza con gli USA e Ue, in funzione anti russa, non salva gli ex qaedisti trasformati in una notta in capi di stato in giacca e cravatta. Il pericolo maggiore rimane, dopo l’occupazione israeliana, l’insidia jihadista di Daiesh (Isis), che la notte di capodanno ha tentato di far saltare una chiesa di Aleppo. Soltanto l’accortezza di un agente della polizia, Mohammed Massat, ha scongiurato una strage. Ha bloccato l’attentatore suicida all’ingresso del luogo di culto cristiano, pagando con la vita.
Libano
Bombardamenti, droni e sparatorie israeliane sul sud Libano. Non passa un giorno che non vi siano azioni di guerra israeliane contro il paese dei cedri. Il pretesto è il disarmo di Hezbollah, malgrado che il movimento non abbia compiuto una sola azione dalla firma del cessate il fuoco il 27 novembre 2024. Secondo la stampa di Beirut, dalla notte di Capodanno sono stati uccisi 3 civili libanesi in diversi attacchi, due dei quali con missili lanciati da droni su case abitate. Gli attacchi israeliani hanno impedito il proseguimento dei lavori di sminamento delle strade, per permettere il lavoro dei contadini alle loro terre. Le pallottole dei soldati dell’occupazione hanno colpito i caschi blu dell’ONU.










