Credo che prima o poi tutti si siano imbattuti in un presidio di Donne in Nero. Nel mondo se ne contano molti gruppi, si stima più di 10mila donne.
Ma chi sono, quando sono nate? Ebbene, il primo gruppo fu costituito da 9 donne israeliane a Gerusalemme nel 1988, ai tempi della prima Intifada. Loro non erano sioniste, anzi, protestavano contro l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Volevano sostenere in modo pacifico la lotta palestinese, perciò cominciarono a stare in piedi nelle vie cittadine con cartelli neri a forma di mano che chiedevano la fine dell’occupazione. In silenzio e vestite di nero, a lutto, in modo semplice e visibile.
Presto furono affiancate da donne arabe e si diffusero anche altrove, con gruppi autonomi senza gerarchie. Attraverso una visione femminista utilizzarono i loro corpi anche per stabilire un legame simbolico tra l’occupazione dei territori palestinesi e l’occupazione maschile del corpo della donna non consenziente: brutalità violenta militare e patriarcato. Anche oggi in Israele si tengono regolarmente veglie in quattro località.
Nel nostro piccolo anche a Viareggio una dozzina di donne in nero si trovano ogni giovedì (giorno di mercato). Il loro striscione “storico” porta una frase lapidaria e definitiva di Lidia Menapace: fuori la guerra dalla storia. A questo si aggiungono svariati cartelli con slogan pacifisti.

Oggi il tema particolare era il sostegno alle donne kurde del Rojava, un prezioso esperimento di democrazia partecipata a guida femminile che rischia di essere distrutto dalle forze siriane. La Casa delle Donne di Viareggio ha un rapporto privilegiato con queste comunità. A loro va tutta la nostra solidarietà.










