L’articolo che segue è stato scritto domenica 28 aprile. Si trattava di precisare la questione antifascismo, a seguito della censura del discorso di Antonio Scurati alla Rai. Questione importante, decisiva. Tuttavia il senso dell’articolo era ed è che dichiararsi antifascisti è condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ora e sempre rimane cosa vogliamo fare con la questione guerra (Ucraina e il massacro a Gaza, in primo luogo), con la questione lavoro, con la questione povertà, con la questione ambientale ecc. ecc.

La guerra. Periodicamente si deve creare ulteriore allarme contro i barbari alle porte. Domenica 5 maggio il Financial Times scrive che i servizi occidentali lanciano l’allarme sulla volontà russa di compiere a breve attentati in Europa. Non solo infrastrutture, ma anche obiettivi civili ecc. Come se in Occidente fossimo innocenti, esenti da queste sporche azioni.

Subito ripreso, senza alcun acume critico, il giornale inglese dai media di sistema nostrani. Cito solo la solerte “democratica” giornalista di Repubblica Tonia Mastobuoni. Sempre allineata. Corrispondente da Berlino e molto “occidentale”. Qualche anno fa, nel 2021, in occasione del Cop 26 di Glasgow molto sicura e diretta “la Cina, il più grande inquinatore nel mondo ecc.”. Falso. Qualcuno le ricordava che le emissioni di gas serra si calcolano pro-capite e allora la Cina va al 42o posto.

Jens Stoltenberg, segretario Nato, verrà mercoledì 8 maggio in Italia per ricordare che ogni Paese Nato deve aumentare le spese militari. Fino al 2% del Pil nazionale. Questa è la tendenza e il tira e molla. Il governo italiano insiste sul fatto che non ci sono i soldi, ma il clima di guerra crea le condizioni affinché alla fine si debbano aumentare le spese militari. È la necessità. La possibilità è che questi soldi vengano dirottati dalle spese sociali. Il clima di guerra serve. Siamo in guerra, cari italiani, pertanto qualche sacrificio occorre farlo e allora meno soldi alla sanità, alla scuola, alle pensioni, alle infrastrutture ormai obsolete ecc.

Essere democratici e antifascisti è importante, ma non formalmente. La democrazia reale e l’antifascismo reale comportano pace, giustizia, eguaglianza, dignità della terra e dignità degli esseri umani.

Molto è stato scritto e molto è stato detto nei vari media e negli immancabili social. Il merito di Antonio Scurati, in primo luogo, e dei solerti servitori, ligi e ottusi censori della Rai, è stato quello di aver almeno suscitato un dibattito e un clamore mediatico intorno alla questione del fascismo e dell’antifascismo. Ma qui, in questo breve intervento, ci concediamo di fare altre considerazioni. Un richiamo veloce a che cosa è stato il fascismo e soprattutto un argomentare che non è sufficiente dirsi antifascisti.

Sappiamo quanto l’ipocrisia e la turlupinatura siano molto diffuse. Soprattutto in questo tempo di nuova guerra fredda, di guerra guerreggiata e di clima di preparazione materiale (spese militari) e spirituale (valori occidentali, democratici, europei, i barbari alle porte ecc.), a future guerre più robuste e micidiali.

Qualora fascisti e postfascisti al governo dovessero superare l’imbarazzo di dirsi “antifascisti”, rimane l’aspetto estetico e cosmetico ipocrita di autodefinirsi antifascisti e di rimanere tuttavia nella realtà quello che si è. Il rapido riferimento è Giorgia Meloni. In precedenza antisistema, antieuropeista, antiatlantista ecc. e oggi, al governo, fedele servitrice del sistema, dell’Europa e della guerrafondaia accoppiata Usa-Nato.

I.

Il campo progressista, più centro che sinistra, è fieramente antifascista. Sfera politica e sfera mediatica. È un bene, va da sé. Tuttavia dobbiamo fare un esercizio di misura e di equilibrio, senza cadere nell’estremismo e nel settarismo.

Allora. Il fascismo e il nazismo esistono ancora. Non dimentichiamo che gli alleati Usa e britannici salvarono molti criminali fascisti e nazisti, dopo la Liberazione in Europa, nella visione e nella funzione dell’anticomunismo e della guerra fredda con l’Urss e il campo socialista, qui in Italia, con la complicità delle classi dominanti, degli apparati dello Stato e della Dc. Creando strutture clandestine come Stay Behind e Gladio. Finanziando gruppi eversivi di estrema destra da utilizzare al momento opportuno. È la triste storia dell’Italia dal dopoguerra a oggi.

È la triste storia delle discriminazioni nei confronti dei comunisti, dei socialisti, dei sindacalisti, dei partigiani dopo il fatidico 1948. Con i processi ai partigiani, con fascisti, torturatori, criminali di guerra a piede libero (Rodolfo Graziani, Mario Roatta, Junio Valerio Borghese ecc.). Con il famoso “armadio della vergogna” occultato, fatto sparire, contenente i fascicoli riguardanti i criminali nazisti delle stragi compiute in Italia. Il campo Nato non doveva essere indebolito con queste cose. Germania e Italia ormai arruolate. Anche e soprattutto perché in Italia esisteva il principale Partito comunista d’Occidente.

Con importanti figure di partigiani e di comandanti processati e condannati. Con alcuni costretti a riparare all’estero per non subire l’onta del carcere nell’Italia repubblicana, dopo aver scontato molti di loro il carcere fascista e dopo aver combattuto e rischiato la vita nella guerra partigiana.

II.

Oggi nei circoli dominanti, anche di centrosinistra, il fascismo viene ricordato soprattutto per le leggi razziali del 1938, per i caratteri autoritari e antidemocratici, al massimo per avere condotto l’Italia alla guerra e all’asservimento alla Germania nazista.

Il fascismo, dal 1919 in avanti, è stato antioperaio, antipopolare, con gli assalti alle Camere del Lavoro, alle Leghe contadine, alle sedi dei partiti della classe operaia e dei contadini. Ricordiamo Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Piero Gobetti, don Minzoni ecc., i tanti comunisti e socialisti uccisi o fatti morire in carcere, Antonio Gramsci in primo luogo.

Qui ci si divide. La guerra, il neoliberismo, l’umiliazione del lavoro, i morti sul lavoro, il razzismo, occulto o palese e lo sfruttamento dei migranti (“il proletariato esterno”), la questione ecologico-climatica, la democrazia reale e non rituale, Israele e Palestina, il massacro a Gaza ecc. Le forme nuove delle ingiustizie e delle oppressioni contemporanee.

III.

La memoria è importante e ancora più importante è “il presente come storia”. È la memoria “attiva”. Avversante le ingiustizie e le oppressioni contemporanee di cui sopra, oltre il vecchio fascismo. Avversante le interessate rimozioni occidentali del colonialismo, dell’imperialismo (e il fascismo è stato anche questo), e della decolonizzazione. Avversante le culture e le subculture che negano la dignità di classi sociali, di popoli, di donne e di uomini che aspirano a una vita di pace e di giustizia.