Le Twin Cities, Minneapolis e St. Paul, sono città-gemelle statunitensi del Minnesota, affacciate sul corso del Mississippi. 750.000 abitanti, una conurbazione di quasi 4 milioni, sono roccaforti elettorali del Partito Democratico. Colpite dalla chiusura degli stabilimenti dell’industria pesante e dal trasferimento di molti abitanti bianchi verso i sobborghi con una grande perdita di introiti comunali. Luogo nel 2020 dell’uccisione brutale dell’afroamericano George Floyd da parte della polizia, che ha ulteriormente rafforzato le ragioni del movimento Black Lives Matter.

In una nazione dove i contratti di lavoro sono quasi sempre di singola sede aziendale, qualche volta di tutti gli stabilimenti e quasi mai contratti nazionali, e in cui la normativa favorisce la parcellizzazione del lavoro (e la conseguente divisione dei lavoratori), si creano coalizioni di sindacati che tentano di aprire vertenze comuni, o quantomeno di rinnovare i contratti di lavoro nello stesso periodo, valorizzando l’appoggio reciproco dei lavoratori impegnati nelle varie vertenze. E ciò attraverso un ruolo fondamentale di unità delle varie componenti etniche svolto dalle organizzazioni sindacali. E’ quello che sta accadendo nelle Città Gemelle.

Un luogo che ha una tradizione di grandi mobilitazioni sindacali, come quella di 90 anni fa dei camionisti a Minneapolis, con uno sciopero di 7 mesi in 4 riprese, che fu un vero e proprio scontro cittadino tra le squadracce armate del padronato dei grossisti alimentari e i lavoratori del sindacato (quello nascente dei Teamsters, che oggi è il più importante degli Stati Uniti per numero di iscritti, coi suoi 1,2 milioni di associati).

Oggi, la “What could we win together? Coalition” (la coalizione “cosa potremo vincere insieme?”) lotta per un ambiente più sano e posti di lavoro sicuri, alloggi e scuole, oltre che per aumenti economici e miglioramento delle condizioni di lavoro, cercando di unificare le istanze di chi il lavoro ce l’ha con i bisogni sociali delle comunità.

Per aumentarne il potere contrattuale, da un decennio le Union dei vari posti di lavoro delle Twin Cities hanno preparato una scadenza più o meno contemporanea dei contratti di 13.000 lavoratori: insegnanti, operai, infermieri, lavoratori dei trasporti, dei settori alimentare e commerciale.

Il sindacato dei servizi SEIU local 26 tratta un contratto di 44.000 lavoratori commerciali di pulizia scaduto il 31 dicembre 2023; quello di 11.000 lavoratori aeroportuali e 500 lavoratori di pulizia è scaduto il 31 gennaio di quest’anno e quello di 22.500 addetti alla sicurezza il 29 febbraio.

Nel settore scolastico, i contratti trattati da St. Paul Federation of Educators (SPFE) local 28, Minneapolis Federation of Teachers local 59 e SEIU local 284 (che rappresenta il personale non docente) non hanno sono ancora stati rinnovati dal 30 giugno scorso. Come quello degli addetti alla metropolitana di Algamated Transit Union local 1005, scaduto il 31 luglio scorsa, ma prorogato, caso raro negli USA, fino alla ratifica di un nuovo contratto. Le controparti sono soprattutto enti pubblici, ma anche aziende private e grandi proprietari immobiliari.

Nell’ottobre scorso, tutti questi lavoratori, simbolo della frammentazione del mondo del lavoro sindacalizzato negli USA, hanno organizzato un incontro pubblico comune. Migliaia di loro si sono riuniti presso l’hotel Marriott all’interno del Mall of America di Bloomington, Minnesota (dove è in corso anche un tentativo di sindacalizzazione dei baristi di Starbucks), per discutere di obiettivi comuni: lavoro dignitoso, buone scuole, alloggi stabili e un pianeta vivibile. Contro la privatizzazione delle scuole pubbliche, per la realizzazione di alloggi pubblici che affrontino il grande divario razziale, per una svolta verde che affronti gli effetti del cambiamento climatico. Erano presenti in assemblea anche rappresentanti di varie associazioni comunitarie e il dibattito si è svolto in inglese, spagnolo e somalo. Ciascuno indossava sciarpe dai colori vivaci che rappresentavano i vari gruppi.

Per migliorare le condizioni del lavoro e dei quartieri della città, il tentativo è quello di praticare una “contrattazione per il bene comune” come quella del sindacato Chicago Teachers Union. Una pratica sociale da cui è scaturita la vittoria, a maggio dello scorso anno, nell’elezione del sindaco della città di Chicago, la terza degli USA per numero di abitanti, di un insegnante / coordinatore sindacale, espressione di una coalizione di base che comprende associazioni e sindacati.

“Essere solidali. Il motivo per cui ci stiamo unendo, renderà più forte la nostra voce. Soprattutto ci uniamo per vincere. Vincere per noi stessi, per le nostre famiglie, per gli altri, per le nostre comunità e per coloro che nella nostra società ne hanno più bisogno” dice una dichiarazione congiunta dei Sindacati delle Città Gemelle, che mette al centro il valore della solidarietà.

La conferenza stampa del 26 febbraio ha annunciato, se nel frattempo non ci sarà la firma dei contratti, scioperi coordinati nelle Città gemelle delle varie categorie di lavoratori, i quali hanno già votato il mandato al sindacato per indirli. Sulla pagina Facebook di SEIU local 26 è pubblicato il programma degli scioperi articolati già iniziati e delle iniziative pubbliche di lotta (manifestazioni, concerti …) che li supportano. In queste ore, due categorie di lavoratori coinvolti nella vertenza stanno raggiungendo i cosiddetti accordi provvisori, che devono essere approvati dagli iscritti al sindacato.

Fonti principali:

I.Escalona – A.Stager, “What could we win together?” Labor in Minnesota gears up for a major escalation, in These Times, 31.10.2023

Press Associates, Twin Cities workers headed for massive coordinated strikes, People’s World, 29.2.2024

https://www.facebook.com/seiu26/