Transparency International ha pubblicato  l’edizione 2023 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI), confermando il punteggio di 56 per l’Italia e collocando il nostro Paese al 42° posto nella classifica globale dei 180 Paesi oggetto della misurazione. L’anno precedente l’Italia occupava il 41° posto, mantenendosi quindi sostanzialmente stabile. L’Indice di Percezione della Corruzione elaborato annualmente da Transparency International classifica i Paesi in base al livello di corruzione percepita nel settore pubblico, attraverso l’impiego di 13 strumenti di analisi e di sondaggi rivolti ad un pubblico di esperti. Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).

Vent’anni dopo l’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, il progresso rimane limitato, con la maggior parte dei Paesi che ha fatto pochi progressi nell’affrontare la corruzione del settore pubblico: oltre i due terzi dei Paesi ottengono infatti un punteggio inferiore a 50 su 100: più dell’80% della popolazione mondiale vive in Paesi con un CPI al di sotto della media globale di 43.

A livello globale, nel CPI 2023, la Danimarca rimane al vertice con 90 punti, seguita dalla Nuova Zelanda con 87 punti e dalla Finlandia con 85 punti; seguono la Norvegia con 84 e Singapore con 83. In coda alla classifica troviamo la Somalia con 11 punti, il Venezuela, la Siria e il Sud Sudan con 13 punti, e lo Yemen con 16 punti. Se l’Europa occidentale mantiene il punteggio più alto (65), l’Africa sub-sahariana (33 punti) e l’Europa dell’Est e l’Asia centrale (35 punti) sono le aree mondiali con il punteggio più basso. La media globale rimane invariata per il dodicesimo anno consecutivo: nell’ultimo decennio, 28 Paesi hanno compiuto progressi significativi, mentre 35 hanno subito un peggioramento.

In Europa occidentale il CPI 2023 dimostra che gli sforzi per combattere la corruzione sono fermi o in diminuzione in più di tre quarti dei Paesi della regione: dal 2012 su 31 Paesi valutati solo 6, tra cui l’Italia, hanno migliorato il loro punteggio, mentre 8 hanno registrato una diminuzione. Con un punteggio medio di 65 su 100, l’Europa occidentale e l’Unione Europea rimangono la regione con il punteggio più alto nell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI), ma l’efficacia delle misure anticorruzione continua a essere compromessa dall’indebolimento dei sistemi di controlli e contrappesi sui vari poteri. Il CPI 2023 conferma l’Italia al 17° posto tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Nel 2023 la Commissione Europea ha proposto misure per rafforzare gli strumenti a disposizione degli Stati membri dell’UE per combattere la corruzione. Tra queste, una Direttiva Anticorruzione volta ad armonizzare le norme giuridiche di tutti gli Stati membri contro i reati di corruzione, irrobustire le sanzioni penali e ampliare le misure a disposizione delle forze dell’ordine per tali illeciti

In Italia ad oggi rimangono aperte alcune questioni che continuano ad incidere negativamente sulla capacità del nostro sistema di prevenzione della corruzione nel settore pubblico. Dalle carenze normative che regolano il tema del conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato, alla mancanza di una disciplina in materia di lobbying ed alla recente sospensione del registro dei titolari effettivi che potrebbe limitare gli sforzi dell’antiriciclaggio.

La corruzione in Italia non si risolve criticando l’indice di percezione, cioè il termometro che segna la febbre, e che resta uno strumento utile. Lavoriamo invece, insieme, per combatterla”, ha dichiarato il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busìa il 30 gennaio 2024 alla presentazione del Rapporto di  Transparency .Aggredire il termometro è sbagliato. Vanno usati tutti gli strumenti che vi sono a disposizione, compreso l’ indice del rischio di corruzione elaborato da Anac ,  basato su dati oggettivi. Più combattiamo la corruzione, meglio stiamo tutti”.

Busìa ha poi aggiunto che “le misure anticorruzione non sono un adempimento faticoso, ma lo strumento che ci porta a stare meglio”. Il Presidente di Anac ha poi richiamato all’importanza di una legge di regolamentazione delle lobby e di una normativa che eviti i conflitti d’interesse, stabilendo dei limiti. “Il politico non può ricevere benefici da portatori d’interesse, altrimenti la sua decisione ne viene inficiata. E’ interesse di tutti colmare questa carenza oggettiva dell’Italia”. Busìa ha sollecitato, poi, l’introduzione dell’obbligo del titolare effettivo per le imprese che partecipano alle gare pubbliche. “Il pubblico deve sapere con chi ha a che fare, con chi contratta. E’ uno strumento essenziale per rendere trasparente l’intero processo degli appalti”. Infine, Busìa ha ricordato come “Anac stia lavorando alla realizzazione di una Piattaforma unica della Trasparenza, che consentirà più trasparenza, minori costi e dispendio di tempi ed energie, e minori oneri amministrativi per le Pubbliche amministrazioni. Perché trasparenza è strumento di efficienza

Qui per scaricare il Report: https://transparency.it/informati/pubblicazioni/report-cpi-2023.