Ieri 6 agosto un “missile”, realizzato in modo artigianale ma veritiero ha percorso le strade centrali di una Milano deserta e vacanziera.

Creato da Disarmisti Esigenti e Mondo senza Guerre e senza Violenza, in dimensioni reali del B61-12, 3500, 33 centimetri di altezza e 33 centimetri di diametro, è quello in dotazione ai nuovi aeroplani militari F35. Queste bombe attualmente sono di stanza a Ghedi e Aviano in sostituzione delle vecchie bombe a gravità , tanto per ricordare che l’Italia costituzionale ripudia la guerra.

Nel caldo insopportabile un gruppo di audaci e indomiti pacifisti non violenti ha trasportato questo “missile”, partendo in modo simbolico dalla sede del Consolato Generale del Giappone, con il quale sono intercorse comunicazioni, lungo via della Moscova, largo La Foppa, via Garibaldi, via Ponte Vetere e piazza del Carmine.


In largo La Foppa e in piazza del Carmine alcuni attivisti hanno celebrato questo infausto anniversario col coinvolgimento dei cittadini presenti. Un minuto di silenzio è stato il momento simbolo a suggello della devastazione provocata da quella prima, storica esplosione. Durante il minuto di silenzio una clarinettista della Banda degli Ottoni a Scoppio, mitica band milanese sempre presente alle manifestazioni di rilievo, ha eseguito il brano di “Enola Gay”.

Lungo il percorso diversi attivisti pacifisti, nonviolenti, per la difesa dell’ambiente ed ecologisti hanno coinvolto i cittadini parlando, informando e distribuendo volantini per spiegare questa manifestazione, il Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN) e la sua differenza da quello di non proliferazione (TNP).

Il commento di due ragazze, uscite da un negozio per vedere cosa stava accadendo, è alquanto emblematico del modo di percepire una memoria drammatica che non andrebbe dimenticata.
La prima chiede ai partecipanti all’evento cosa sia “quel lungo coso” e a cosa serva. Le viene spiegato che è la riproduzione di un missile che potrebbe devastare un territorio più grande del milanese e che stiamo commemorando i primi due disastri atomici della storia umana: Hiroshima e Nagasaki. Rimane pensierosa. Nel mentre si avvicina un’amica con la stessa domanda. La risposta della prima: “Mah, nulla! … Stanno commemorando una cosa successa molti anni fa”.