A Soverato, una delle località turistiche più ambite sulla costa ionica in Calabria, una giovane lavoratrice di 25 anni, Beauty, originaria della Nigeria, è stata aggredita verbalmente e fisicamente, picchiata dal suo datore di lavoro a cui chiedeva di essere retribuita per il lavoro effettuato all’interno dello stabilimento balneare dove prestava servizio come lavapiatti, in condizioni di sfruttamento e fuori dagli sguardi delle persone che frequentano lo stabilimento balneare.

La donna ha ripreso con un video, diventato ormai virale, in diretta Instagram, sia la richiesta del pagamento, irrisorio, sia l’aggressione verbale e fisica del gestore dello stabilimento. La diretta social ha permesso di conservare il video, visto che il cellulare è stato rotto dall’aggressore.

Lo sfruttamento di persone immigrate nelle diverse stagioni sia turistiche che agricole è una triste piaga del nostro paese. Troppe persone lavorano in condizioni a volte di estremo rischio e per tempi molto più lunghi di quanto previsto dai contratti di categoria, ricevendo compensi esigui.

La triste storia di Soverato fa emergere in modo evidente il gravissimo problema delle violenze associate allo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici ed è gravissimo che tutto ciò sfugga ai necessari controlli.

Non basta richiedere il salario minimo, non basta garantire contratti collettivi nazionali più favorevoli, c’è la piaga del lavoro nero, spesso unica possibilità di lavoro per molte persone, e del mancato intervento per contrastare lo sfruttamento a cui sono sottoposte soprattutto le persone immigrate..

Esprimiamo, come associazione femminista, piena solidarietà alla giovane vittima di questa aggressione e invitiamo chi si impegna nella campagna elettorale a fare propria la lotta politica contro le nuove forme di schiavitù.

Governo di Lei