Venerdì 3 giugno si è svolto a Riace un evento di analisi sulle politiche europee sull’immigrazione e sulla criminalizzazione della solidarietà

Un evento al quale ha partecipato una delegazione del Parlamento Europeo composta da:
– Rosa d’Amato
– Damien Carême
– Cornelia Ernst

Presenti molti esponenti attivi nel mondo della cooperazione. Luisa Morgantini, che è stata anche vicepresidente del Parlamento Europeo dal 2007 al 2009, attualmente molto attiva nel campo della pace e delle politiche di cooperazione, era tra le personalità presenti all’evento.

Nella conferenza stampa di apertura i Parlamentari hanno denunciato le criticità delle politiche europee in materia di immigrazione, sottolineando l’importanza del lavoro del Parlamento Europeo, presentando soluzioni. Rosa d’Amato ha sottolineato anche l’auspicio che il Parlamento Europeo diventi organo con funzioni più determinanti per le politiche dell’Unione.

Si sono approfonditi tutti i temi critici delle politiche europee sull’immigrazione: nel mirino della Magistratura spesso con esiti per fortuna nulli dal punto di vista delle condanne, ma non è certo il caso di Mimmo Lucano, finiscono proprio coloro che si prodigano per dare sollievo alle sofferenze di coloro che migrano, anche salvandoli dalla morte. Queste indagini colpiscono in taluni casi anche i giornalisti che si occupano di accoglienza e immigrazione. Questo fenomeno, sempre più diffuso, si traduce in una vera e propria repressione della solidarietà.

Chi si prodiga per aiutare le persone che vengono da lontano scappando da situazioni pericolose e invivibili viene spesso criminalizzato, non solo in Italia, ma in anche in Europa.

Eclatante è la storia delle ONG, che sotto “il maglio” di Minniti (PD) e del Governo Renzi (allora del PD) sono rapidamente passate da angeli del mare a complici dei trafficanti di esseri umani, con effetti drammatici sulle possibilità di sopravvivenza di coloro che affrontano il viaggio nel Mediterraneo. Politica, quella messa in opera da Minniti, che ha visto l’inizio degli accordi con  la Libia, tutt’ora in essere, e i finanziamenti alla Guardia Costiera libica comandata da Abd al-Rahman al-Milad detto Bija, condannato dall’ONU per traffico di esseri umani. Periodo che ha visto l’inizio dei problemi, ora giudiziari, ai danni di Mimmo Lucano.

Mimmo stesso, persone che a vario titolo hanno seguito e partecipato alla vicenda del modello di accoglienza di Riace, hanno contribuito ad un importante momento di verità. Dalle loro parole è emerso il concetto di solidarietà di Lucano, un concetto che va ben al di là della solidarietà ai migranti, un concetto di solidarietà sociale esteso, complessivo, che ha caratterizzato tutta la sua azione umana e politica a Riace, che ha guidato le sue scelte.

Questo profondo senso di solidarietà sociale emerge potente da ogni  parola di Lucano. Un sentire profondo che ha determinato la sua attività instancabile, generosa, che è stata presa nel mondo come modello di politica di accoglienza. Lucano è però certamente “colpevole” di aver messo in discussione il sistema italiano dell’accoglienza, un sistema oggettivamente poco efficace, se non fallimentare, dal punto di vista dell’integrazione. Un’accoglienza “ad orologeria” basata su dotazioni economiche rigide e predeterminate, che impone un “ricambio” delle persone in accoglienza dopo un certo tempo. Chi finisce il periodo e per talento personale, circostanze, talvolta fortuna, riesce ad integrarsi: bene, chi non ce la fa è poi abbandonato a sé stesso. Un sistema che può favorire il business dell’immigrazione, non certo una “sana” e proficua – anche per lo Stato – integrazione dei migranti.

Un modello, quello di Mimmo Lucano, sviluppato in Calabria – e questo è un altro dato significativo – in una Riace che rischiava lo spopolamento, di fatto la “morte” sociale, fatta rivivere con i colori vivaci delle multicultura. Un modello che continua nonostante tutto ciò che Mimmo Lucano sta affrontando: il Villaggio Globale è vivo e attivo, anzi è stato rilanciato, anche grazie alla raccolta fondi avviata da Manconi.

La vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto continua con il processo in secondo grado, iniziato di recente, la cui prossima udienza è prevista per il 6 luglio. Per visualizzare le sue dichiarazioni ai nostri microfoni: https://fb.watch/dsbCY8g-c5/

E’ stata fatta un’approfondita disamina sulla repressione europea dell’immigrazione, di cui Frontex è il braccio militarmente armato, realizzata tramite normative – come ad esempio gli accordi di Dublino – che hanno l’effetto di determinare una vita estremamente difficoltosa, quando non invivibile, per le persone migranti. E’ stata denunciata la doppia morale europea che vede la sacrosanta accoglienza delle persone ucraine, ma la chiusura delle frontiere per altri. Una sempre più pervicace negazione dalla richiesta di protezione internazionale per persone di altra nazionalità e la conseguente segregazione in campi profughi dentro e fuori i confini europei.

Repressione che in Italia non riguarda esclusivamente le persone migranti. In sintesi in Italia ormai si è accettati se si è “vincenti”, diversamente si viene di fatto sempre più abbandonati a sé stessi. Le politiche di erosione dei servizi fondamentali come sanità pubblica, scuola pubblica, welfare, mostrano lo stesso criterio repressivo anche nei confronti della base sociale, oppressa da una forbice sociale sempre maggiore. Quella repressione operata nei confronti dei più fragili che giungono da lontano, viene attuata anche nei confronti dei più fragili nati in Italia.

Certo occorre anche riflettere sul “settarismo” della sinistra, sull’estrema difficoltà di fare fronte comune, unito, a difesa del patto sociale. Tutto ciò si traduce in politiche sbiadite, spesso in mere testimonianze “di sigla” alle lotte che la base sociale si trova a dover combattere non solo politicamente, ma nella vita di tutti i giorni. Lotte nelle quali si trova a combattere sempre più sola e, anche per questo, preda della repressione.

Significativa la denuncia di Laura Renzi di Amnesty International, che ha sottolineato come in Italia si stia consolidando anche una repressione del dissenso, della protesta. Lo abbiamo visto in molte occasioni, soprattutto ai danni degli studenti che stanno lottando, ripristinando il patto sociale, a fianco della base dei lavoratori contro l’alternanza scuola-lavoro. Un filo conduttore della criminalizzazione analizzata quindi in questa giornata anche da un punto di vista complessivo.

Una giornata molto importante questa, dove si è parlato di una società giusta, in pace, accogliente, garante della qualità della vita. Una società sorridente, multicolore, meravigliosamente contaminata. Una società per la quale vale davvero la pena di lottare.

Rimandiamo quindi alla registrazione integrale dei due incontri di dibattito della giornata, di cui consigliamo davvero la visione.

Panel 1 della giornata:

Panel 2 della giornata:

I volti della solidarietà:

Riace: