Depongono fiori in luoghi simbolici e creano oggetti d’arte contro la guerra da diffondere ovunque, scrivono sulle banconote per comunicare con gli anziani, piangono sugli autobus per provocare empatia e discussioni, indossano abiti azzurri e gialli, filmano e coraggiosamente diffondono le azioni brutali della polizia, scambiano continuamente messaggi per non incappare negli agenti, manifestano in strada (lo hanno fatto in oltre cento città)… La protesta femminista in Russia contro la guerra resta la più radicale, la più organizzata, la più creativa. E per questo la più repressa. Una straordinaria lezione di nonviolenza.

Come rivelano ogni giorno le notizie pubblicate da OVD-info – progetto mediatico russo indipendente sui diritti umani – la protesta femminista in Russia resta la più radicale, la più organizzata e la più creativa. Lo conferma anche il periodico indipendente The Moscow Time in un articolo del 29 marzo dal titolo: The Feminist Face of Russian Protests. L’articolo si basa su interviste ad alcune attiviste del FAR (Feminist Anti-War Resistance) e in particolare alle sue due fondatrici: Ella Rossmann, storica residente a Londra, e Daria Serenko, già imprigionata per aver diffuso simboli associati alla protesta di Naval’nyj1.

Il FAR è stata la prima organizzazione sorta in Russia contro la guerra in Ucraina. Già nei primi giorni del conflitto diffuse un manifesto in cui rivolgeva un appello a tutte le femministe di Russia e a quelle di tutto il mondo a partecipare alle campagne contro la guerra. A oggi il manifesto è stato tradotto in trenta lingue e FAR ha costantemente ampliato la sua influenza, organizzato proteste in oltre cento città e può contare su 26.000 follower.

Per aggirare i divieti e sottrarsi alla repressione, ogni giorno le attiviste inventano nuovi modi di protesta: deporre fiori in luoghi simbolici, creare oggetti d’arte e installarli nei parchi, scrivere slogan su banconote e monete, indossare abiti azzurri e gialli e molte altre azioni che sono comunque sempre rischiose. Ha detto Daria Serenko: “La situazione cambia ogni giorno. Ciò che era accettabile ieri non funziona oggi. Una settimana fa si poteva vestirsi di nero e tenere una rosa bianca in mano. Ora per questo c’è la detenzione”.

Le attiviste di FAR danno istruzioni dettagliate per la sicurezza della comunicazione e per evitare di incappare nella polizia per le strade; tengono i contatti con le arrestate, procurano avvocati e forniscono sostegno psicologico a chi ha subito violenze o ha perso il lavoro a causa del proprio attivismo. Anche alcuni uomini e membri della comunità LGBT sostengono la loro protesta.

Come spiegare la capacità di mobilitazione di FAR? “Secondo me – ha detto Daria Serenko – che ho monitorato il movimento femminista russo per tre anni, come aderente e come ricercatrice, ora ci sono più di 45 gruppi femministi di base in Russia. Essi collaborano l’uno con l’altro. Ecco perché le femministe riescono a mobilitarsi rapidamente” e ad affrontare i rischi con coraggio. Ha dichiarato un’attivista: “Personalmente non ho paura […] Le proteste stanno diventando sempre più creative”. “La coscienza è più forte della paura” ha scritto il 7 aprile un’attivista sul cartello che teneva tra le mani a Timašëvsk, città della Russia meridionale (foto).

Sulla creatività della protesta è intervenuta recentemente Maria Silina, storica dell’arte e docente presso l’Università del Québec a Montréal. In un articolo pubblicato su The Conversation il 7 aprile 2022: Russia’s Feminists Are Protesting the War and Its Propaganda with Stickers, Posters, Performance and Graffiti, ha analizzato i caratteri della protesta femminista in Russia basandosi prevalentemente su interviste.

Molte artiste2, in seguito alle leggi repressive e alla censura, si sono rivolte a forme di “artattivismo” sotterranee. Molte di loro, incluse le persone queer e trans, hanno creato una vasta rete decentralizzata per coordinare le azioni dirette di protesta e di sabotaggio a livello di vicinato. “La resistenza femminista contro la guerra, scrive Silina, è una comunità di lingua russa autorganizzata e decentralizzata che gestisce la resistenza contro la guerra e comunica con gli-le aderenti e con i sostenitori e le sostenitrici attraverso Telegram”. Le aderenti al gruppo hanno filmato e diffuso le azioni brutali della polizia e hanno usato la tecnica del détournement3 per ridicolizzare i messaggi della propaganda e rovesciarne il senso.

Come confermano anche le notizie raccolte da OVID-info (leggi anche Il grido dalla Russia di Ovd-info), le manifestazioni individuali di protesta, condotte per lo più da donne, studenti e da membri della comunità LGBTQ+ nei luoghi nevralgici delle città, con il loro carattere ripetitivo, sono riuscite ad attrarre l’attenzione della popolazione e a ottenere il sostegno collettivo. Infatti, sono molti coloro che offrono il loro aiuto nel design, nella stampa e nella distribuzione delle informazioni contro la guerra. Al fine di raggiungere le persone anziane, che più delle altre usano quotidianamente i contanti come mezzo di pagamento, gli slogan contro la guerra sono stati scritti su banconote e monete.

Esprimere il proprio dolore in pubblico, come piangere sugli autobus, suscita empatia “da parte dei membri della società russa frustrata e paralizzata” ed è una forma di protesta che, come quelle messe in atto dalle Donne in nero – che appaiono in pubblico vestite a lutto – non si basa sull’attenzione dei media, ma sul contatto diretto e personale.

Non sorprende quindi che questo attivismo sia considerato estremamente pericoloso dalle autorità russe ed è stato ed è colpito duramente. Ne offre un esempio l’autrice citando un messaggio diffuso sui social da Anna Loginova. Benché avesse semplicemente partecipato a una protesta silenziosa delle Donne in Nero a Ekaterinburg, è stata condannata a nove giorni di prigione come organizzatrice perché si era rifiutata di fare i nomi delle altre partecipanti e di coloro che l’avevano informata dell’azione (fonte).

La severità delle punizioni che si è abbattuta sulle femministe è stata denunciata anche da Amnesty International il 13 aprile nel comunicato stampa Russia: Feminist Activist Could Be Jailed for Ten Years for Putting Anti-war Slogans on Supermarket Labels. Il comunicato riporta il caso di un’artista e musicista detenuta dall’11 aprile e interrogata fino alle tre del mattino del giorno seguente è stata condannata ad una carcerazione preventiva fino al 1° giugno e rischia fino a dieci anni di prigione. Era stata denunciata da un cliente del supermercato che l’aveva colta nell’atto di sostituire i prezzi dei prodotti con messaggi contro la guerra. “Stroncare questo movimento contro la guerra guidato dalle femministe – ha spiegato Marie Struthers di Amnesty – è un altro tentativo disperato di ridurre al silenzio le critiche all’invasione russa dell’Ucraina”. A un’altra artista di San Pietroburgo per lo stesso motivo è stata inflitta una multa di 45.000 rubli (567 euro): “Sostituendo qualcosa di molto comune con qualcosa di estraneo e insolito, noi dimostriamo che non c’è un solo luogo del nostro paese che non sia toccato dalla guerra – ha detto – e non lasciamo che le persone chiudano semplicemente gli occhi su ciò che sta accadendo”.

L’11 marzo Nikita Sologub nell’articolo, Moscow Police Beat and Torture Women after Anti-War Protests pubblicato da Open Democracy, ha ricostruito le torture subite da alcune giovanissime manifestanti di diciotto-venti anni colpite nella stazione di polizia da minacce, insulti, percosse, violenze psicologiche e umiliazioni sessuali, “Ci chiamavano puttane – ha dichiarato una di loro – creature che meritano di essere picchiate: ‘Ora sarete tutte private della verginità’. Quando ho lasciato la stanza con un poliziotto, un altro vestito di nero mi ha preso a calci e ha gridato: ‘Picchiala ancora’”.

Ad oggi (27 aprile, N.d.R.) sembra che siano almeno un centinaio le donne detenute.

Note

1 Serenko, l’attivista che ora ha lasciato la Russia, è stata rilasciata il 23 febbraio dal carcere dove aveva scontato una pena di 15 giorni. Dichiarazioni da parte delle due attiviste si possono trovare anche in italiano. Si veda, ad esempio, https://www.tag43.it/guerra-ucraina-donne-russia-manifestazione-feminist-anti-war-resistance-cosa-e/. In seguito ha lasciato la Russia.

2 Il 21 aprile “The Moscow Time” ha riportato il caso di un’artista, già dichiarata “agente straniera” e per questo tenuta a presentare un rapporto trimestrale sulla sua condotta, che ha illustrato con 18 disegni tracciati sui moduli ministeriali i crimini commessi in Ucraina. Le immagini si possono vedere all’indirizzo: https://www.themoscowtimes.com/2022/04/21/artist-sends-russian-justice-ministry-an-illustrated-letter-about-ukraine-war-a77435.

3 Il détournement cerca di far deviare chi lo pratica da certi alienanti e dispotici meccanismi culturali, specialmente se legati alla comunicazione di massa, recepiti in forma acritica (la pubblicità ne è l’esempio principe). Il détournement può essere visto come una Deriva che procede, però, da un’idea di critica politica o culturale finendo col modificare oggetti estetici già dati (testi, immagini, suoni, ecc.). Praticamente si tratterebbe di effettuare delle citazioni ma con delle variazioni che effettuano uno scarto di senso(https://it.wikipedia.org/wiki/Situazionismo).

 

 

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