Le forze di sicurezza greche stanno usando cittadini di paesi terzi, uomini che sembrano essere di origine mediorientale o sud asiatica, per respingere i richiedenti asilo al confine tra Grecia e Turchia, ha dichiarato l’associazione Human Rights Watch in un’inchiesta pubblicata il 7 aprile.

Il rapporto di 29 pagine “‘Their Faces Were Covered’: Greece’ s Use of Migrants as Police Auxiliaries in Pushbacks,”(Avevano il viso coperto: l’utilizzo da parte della Grecia di immigrati come ausiliari della polizia per respingere i richiedenti asilo) mostra che la polizia greca sta trattenendo i richiedenti asilo alla frontiera greco-turca sul fiume Evros, in molti casi spogliandoli della maggior parte dei loro vestiti e rubando i loro soldi, telefoni e altri beni. Poi i migranti vengono consegnati a uomini mascherati, che li costringono a salire su piccole barche, li portano al centro del fiume Evros e li obbligano ad entrare nell’acqua gelida facendoli guadare verso la riva del fiume sul lato turco. A quanto pare, in Grecia nessuno di essi è registrato correttamente o è autorizzato a presentare domande di asilo.

“Non si può negare che il governo greco sia responsabile di aver respinto illegalmente queste persone ai loro confini, e l’uso di delegati per compiere questi atti illegali non lo solleva da alcuna responsabilità”, ha affermato Bill Frelick, responsabile dei diritti dei rifugiati e dei migranti presso Human Rights Watch. “La Commissione Europea dovrebbe avviare urgentemente un procedimento giudiziario e ritenere il governo greco responsabile di aver violato le leggi dell’UE che vietano le espulsioni collettive”.

Human Rights Watch ha intervistato 26 migranti e richiedenti asilo afghani, 23 dei quali sono stati respinti dalla Grecia alla Turchia attraverso il fiume Evros tra settembre 2021 e febbraio 2022. I 23 uomini, 2 donne e un ragazzo hanno detto di essere stati arrestati da uomini che credevano essere autorità greche, di solito per non più di 24 ore con poco o nessun cibo o acqua potabile, e respinti in Turchia. Gli uomini e il ragazzo, da vittime o testimoni, hanno fornito in prima persona i resoconti di essere stati picchiati o maltrattati dalla polizia greca o da uomini che credevano essere della polizia.

Sedici degli intervistati hanno affermato che le barche che li riportavano in Turchia erano pilotate da uomini che parlavano arabo o lingue dell’Asia meridionale comuni tra i migranti. Dicevano che la maggior parte di questi uomini indossava uniformi da commando e usava passamontagna per coprirsi il viso. Tre persone intervistate hanno potuto parlare con gli uomini che traghettavano le barche. I piloti delle barche hanno detto che anche loro sono migranti impiegati dalla polizia greca con la promessa di ottenere i documenti che consentissero loro di continuare il viaggio.

Un ex comandante dell’esercito afghano di 28 anni, che è stato respinto in Turchia alla fine di dicembre, ha detto di aver avuto una conversazione in Pashto con l’uomo pakistano che ha traghettato la barca che lo ha riportato in Turchia: “Il conducente della barca ha detto: ‘Siamo qui a fare questo lavoro per tre mesi e poi ci danno un documento. Con questo, possiamo muoverci liberamente all’interno della Grecia e poi possiamo ottenere un biglietto per un altro paese”.

Un giovane afghano di 18 anni ha descritto la sua esperienza dopo che la polizia greca lo ha trasportato dal centro di detenzione al fiume: “Al confine c’erano altre persone che ci aspettavano, e dalla loro lingua si capiva che erano pakistani e arabi. Questi uomini hanno preso i nostri soldi e ci hanno picchiato. Mi hanno picchiato con dei bastoni. Ci hanno abbandonati in mezzo al fiume. L’acqua mi arrivava al petto e abbiamo guadato il resto del fiume verso la Turchia.”

I respingimenti violano molteplici norme in materia di diritti umani, tra cui il divieto di espulsione collettiva ai sensi della Convenzione Europea dei diritti Umani, il diritto a un giusto processo nell’ambito del Patto internazionale sui diritti civili e politici, il diritto di chiedere asilo ai sensi del diritto di asilo dell’ UE e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE e il principio di non respingimento ai sensi della Convenzione sui rifugiati del 1951.

Il governo greco nega sistematicamente il coinvolgimento nei respingimenti, etichettando tali affermazioni come “notizie false” o “propaganda turca” e reprimendo, anche attraverso la minaccia di sanzioni penali, coloro che riferiscono di tali incidenti. Il 29 marzo, l’autorità indipendente greca per la trasparenza incaricata dal governo di indagare sui respingimenti “non ha trovato alcuna base per le segnalazioni secondo cui le autorità greche hanno respinto illegalmente i richiedenti asilo che entravano nel paese dalla Turchia”.

Il maggiore generale Dimitrios Mallios, capo della divisione Stranieri e Protezione delle Frontiere nel quartiere generale della polizia ellenica, ha negato le accuse di Human Rights Watch. Ha affermato che “le agenzie di polizia e il loro personale continueranno a operare in modo professionale, legale e tempestivo, adottando tutte le misure necessarie per gestire efficacemente i flussi di rifugiati e migranti, in modo da salvaguardare da un lato i diritti degli stranieri e dall’altro la protezione dei cittadini, soprattutto nelle regioni di confine di prima linea”.

La Grecia dovrebbe immediatamente fermare tutti i respingimenti dal territorio greco e smettere di utilizzare cittadini di paesi terzi per le espulsioni collettive, ha riferito Human Rights Watch. La Commissione Europea, che fornisce sostegno finanziario al governo greco per il controllo della migrazione, dovrebbe chiedere alla Grecia di porre fine a tutti i rimpatri sommari e alle espulsioni collettive di richiedenti asilo in Turchia, fare pressioni sulle autorità affinché istituiscano un meccanismo di monitoraggio delle frontiere indipendente ed efficace, indagare sulle accuse di violenza alle frontiere e garantire che nessuno dei suoi finanziamenti contribuisca alle violazioni dei diritti fondamentali e delle leggi dell’UE. La Commissione Europea dovrebbe inoltre avviare un procedimento giudiziario contro la Grecia per violazione delle leggi dell’UE che vietano le espulsioni collettive.

Frontex, l’Agenzia Europea della Guardia Costiera e di Frontiera, che è sottoposta a un attento esame per accertare la complicità nei respingimenti dei migranti in Grecia, dovrebbe far scattare l’articolo 46 del suo regolamento, in base al quale l’Agenzia ha il dovere di sospendere o terminare le operazioni in caso di gravi abusi, se la Grecia non apporta miglioramenti concreti per porre fine a tali abusi entro tre mesi.

Il 1° marzo, il ministro greco dell’immigrazione, Notis Mitarachi, ha dichiarato davanti al Parlamento ellenico che gli ucraini erano i “veri rifugiati”, il che implica che quelli al confine greco con la Turchia non lo sono.

“Allo stesso tempo in cui la Grecia accoglie gli ucraini come “veri rifugiati”, conduce crudeli respingimenti su afghani e altri migranti in fuga da guerre e violenze simili”, ha detto Frelick. “I due pesi e due misure rendono ridicoli i presunti valori europei condivisi di uguaglianza, Stato di diritto e dignità umana”.

“‘Their Faces Were Covered’: Greece’ s Use of Migrants as Police Auxiliaries in Pushbacks” è disponibile all’indirizzo:
https://www.hrw.org/node/381646

Per ulteriori informazioni su Human Rights Watch sulla Grecia, visitare:
https://www.hrw.org/europe/central-asia/greece

Per ulteriori informazioni di Human Rights Watch sui diritti dei rifugiati e dei migranti, visitare:
https://www.hrw.org/topic/refugee-rights

Traduzione dall’inglese di Filomena Santoro. Revisione di Thomas Schmid.

L’articolo originale può essere letto qui