Nel maggio del 2020 Amir e Razuli hanno cercato di raggiungere la Grecia in gommone. Secondo la loro testimonianza, sono stati attaccati dalla “Guardia Costiera” greca, che ha cercato di respingerli con la forza in acque turche. La “Guardia Costiera” ha danneggiato la barca al punto che questa rischiava di colare a picco e ha quindi dovuto prendere a bordo i passeggeri. Amir e Razuli sono stati arrestati e arbitrariamente accusati di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” e di “aver causato un naufragio”, oltre che del proprio ingresso illegale. L’8 settembre 2020 sono stati condannati a 50 anni di carcere.

Amir e Razuli, 25 e 23 anni, sono fuggiti dall’Afghanistan verso l’Europa alla ricerca di un posto sicuro dove vivere. Considerata la politica sempre più isolazionista dell’Unione Europea, che rende impossibile per i rifugiati l’ingresso legale e la richiesta di asilo, si sono visti costretti a intraprendere la pericolosa via attraverso il Mar Egeo. Nell’imbarcazione, tra gli altri, c’erano anche la giovane figlia di Amir e sua moglie, in avanzato stato di gravidanza [1].

Il loro viaggio è iniziato nel marzo del 2020 – il mese in cui il governo greco ha annunciato la sospensione del diritto di asilo come uno dei diritti umani fondamentali e di conseguenza ha accusato i richiedenti protezione di “ingresso illegale”. Tutto questo in evidente contrasto con il diritto della UE e la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati.

Durante il primo processo, Razuli e Amir hanno dichiarato che la Guardia Costiera li aveva attaccati non appena la loro imbarcazione è entrata in acque greche, cercando di farli arretrare in acque turche con dei pali di acciaio. Nel fare questo, hanno bucato il gommone, che ha iniziato a imbarcare acqua, mettendo in pericolo la vita delle persone [2] e solo quando l’imbarcazione ha minacciato di affondare la Guardia Costiera li ha presi a bordo.

Dopo questa esperienza così traumatizzante Amir e Razuli sono stati anche picchiati dagli agenti della Guardia Costiera e accusati arbitrariamente di essere “contrabbandieri”. La moglie di Amir, che ha assistito a tutto insieme alla figlia, riferisce che si sono fermati solo quando lei, tenendo in braccio la bambina davanti al marito, li ha implorati di smettere.

Appena arrivati all’isola di Lesbo, Amir e Razuli sono stati separati dal resto del gruppo e condotti alla stazione di polizia. La Guardia Costiera li ha accusati di “ingresso illegale”, “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” e “messa in pericolo della vita di altre persone”.

Sono stati messi direttamente in detenzione preventiva e l’8 settembre 2020 sono stati condannati a 50 anni di carcere. Malgrado non ci sia nessuna prova contro di loro, ad eccezione delle dichiarazioni della Guardia Costiera, sono stati assolti solo dall’accusa di aver messo in pericolo la vita di altre persone.

L’udienza di appello si terrà il 17 marzo 2022 a Lesbo. Nel prossimo processo Amir e Razuli verranno difesi dagli avvocati del Legal Centre di Lesbo e del Human Rights Legal Project di Samos.

Quasi ogni giorno persone in cerca di protezione vengono considerate criminali per la loro stessa fuga e arbitrariamente condannate a lunghe pene detentive e multe salate. Recentemente, un sopravvissuto a un naufragio è stato addirittura accusato della morte di suo figlio di sei anni, deceduto mentre la famiglia cercava di raggiungere la Grecia dalla Turchia (si veda la campagna Free the #Samos2). Coloro che vengono considerati colpevoli o “vittime” in base a questa legislazione iniqua, di solito hanno un accesso limitato all’assistenza legale; le sentenze vengono spesso emesse nonostante la mancanza di prove e traduzioni carenti o addirittura assenti. In Grecia i procedimenti giudiziari di questo tipo durano in media appena 30 minuti e comportano una pena detentiva media di 44 anni e una multa di 370.000 euro. Secondo dati ufficiali del Ministero della Giustizia greco attualmente quasi 2.000 persone sono detenute nelle prigioni del Paese per questi motivi. Tuttavia, il loro destino raramente è conosciuto. Di solito vengono arrestate immediatamente dopo il loro arrivo e incarcerate di nascosto, senza che si sappiano i loro nomi e senza nessuna possibilità di supporto dall’esterno.

Chiediamo un’indagine approfondita, giustizia e il rilascio di Amir e Razuli e l’assoluzione da tutte le accuse!

Chiediamo libertà per tutti i detenuti considerati “boat people” e lo stop alla criminalizzazione dei rifugiati!

L’Unione Europea deve porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti!

[1] Nel frattempo, la moglie di Amir ha dato alla luce il loro secondogenito. Dopo la prima udienza, Amir ha visto per la prima volta il suo bambino di due mesi. Mentre lo teneva in braccio per la prima volta, gli agenti gli hanno ordinato di restituirlo subito alla madre.

[2] Negli ultimi mesi si sono susseguiti numerosi report che mostrano le azioni illegali e crudeli della Guardia Costiera greca: i rifugiati vengono sistematicamente e illegalmente respinti, distruggendo i motori delle loro imbarcazioni e abbandonandoli su isolotti in mare aperto. Ulteriori informazioni sono reperibili su New York Times, Deutsche Welle e Spiegel.

Traduzione dal tedesco di Barbara Segato

Revisione di Anna Polo