Non studiano, non lavorano, non partecipano a corsi di formazione professionale. Sono i giovani tra i 15 e i 29 anni chiamati Neet, acronimo inglese che sta per “Neither in Employment nor in Education or Training”.
Giovani che restano in famiglia, trascinandosi “nel dolce far niente”, anche oltre una certa età.
L’Italia è uno dei paesi europei dove infatti – secondo i dati di Openpolis- i giovani raggiungono più tardi l’autonomia dalla propria famiglia di origine: a fronte di una media europea di 26,4 anni, la stima per l’Italia supera i 30 (30,2 nel 2020).
Solo altri 4 paesi dell’Unione raggiungono tale soglia: Croazia (32,4 anni), Slovacchia (30,9), Malta (come l’Italia a 30,2) e Portogallo (30).
Giovani non autonomi, che continuano a dipendere dai propri genitori (o dai propri nonni).
Giovani scarsamente istruiti.
L’istruzione, secondo tutti gli esperti, ha infatti un impatto sull’autonomia dei giovani.
A ricadere nella condizione di Neet è più spesso, sempre secondo i dati di Openpolis, proprio chi ha un livello di istruzione inferiore. E in questo quadro, spicca la specificità italiana della quota di Neet. Nella fascia 15-29 anni, nel 2019, la quota di giovani italiani che non studiano e non lavorano è stata pari al 22,2% (il dato più alto nell’Unione europea). Nel 2020, la quota è ulteriormente salita al 23,3%, confermando il primato del nostro paese.
Dati preoccupanti per il nostro paese, che diventano drammatici per il Sud: nel 2020, a fronte -come dicevamo- di una media del 23,3% nella fascia 15-29 anni, spiccano i dati di Sicilia (37,5%), Calabria (34,6%) e Campania (34,5%).
Openpolis con gli ultimi dati disponibili traccia un quadro della presenza dei Neet in tutti i comuni italiani: https://www.openpolis.it/limpatto-della-condizione-di-neet-sullautonomia-dei-piu-giovani/. I nostri “primi cittadini” farebbero bene a spulciare questi dati e a mettere in agenda interventi e politiche per i nostri giovani.
Giovani che vivono un processo di demotivazione, un progetto di vita incompiuto.
Insomma, la fascia attiva su cui costruire il futuro si presenta carica di problemi. Bisogna darsi una mossa e mettere questi giovani in cima ai nostri pensieri.
Anche cercando di mutuare progetti e opportunità che pure si sono sviluppati in questi anni a livello nazionale e regionale. Come ci insegnano alcune di queste esperienze già attivate in Italia, occorre cercare di intercettare i giovani Neet comune per comune, municipio per municipio, ingaggiarli e attivarli. Operazione non semplice, ma obbligatoria.
Ci sono buone pratiche che possono fare da guida come, per esempio, il progetto di Actionaid “Lavori di squadra”: https://www.actionaid.it/progetti/lavoro-di-squadra, oppure il Progetto Policoro della CEI, www.progettopolicoro.it, che in 20 anni ha promosso la nascita di centinaia di piccole imprese o cooperative e creato migliaia di posti di lavoro.

Da qualche giorno è online “Adolescenti: tra adulti egocentrici, futuro incerto e ricerca di benessere” l’e-book di Riccardo Sollini: un contributo di approfondimento e analisi di chi, come la Comunità di Capodarco di Fermo di cui è direttore, prova da sempre a pensare risposte nuove e concrete.
“Adesso che la situazione pandemica rientra finalmente nella normalità ci accorgiamo che qualcosa abbiamo lasciato indietro- scrive Sollini-. Tuttavia, l’attenzione, ancora una volta, arriva perché assistiamo all’incapacità relazionale ‘in presenza’ dei nostri ragazzi, perché le situazioni di violenza aumentano, tornano ad apparire articoli di cronaca nera su questioni legate agli adolescenti”.
Dal modello di società che lasciamo in eredità, alla precarietà esistenziale, fino al sentimento di solitudine che vivono i nostri ragazzi, Riccardo Sollini propone una lettura del fenomeno, anche attraverso alcuni dati: disoccupazione giovanile; povertà assoluta; Neet. Partendo dalla valutazione di fondo che “gli adolescenti non hanno aree di gioco, di incontro orizzontale in cui trovare spazi educativi, di tempo libero, di interazione con il coetaneo, un luogo dove costruire regole in autonomia e imparare ad auto-organizzarsi”, il direttore racconta come la Comunità di Capodarco ha provato a “ridisegnare” un’ipotesi di intervento con il coinvolgimento diretto dei ragazzi, per scrivere insieme a loro, un nuovo “percorso biografico”.
La parte finale del libro diviene così un resoconto, nel quale condividere le esperienze “The tube” e “The Terminal”, due proposte divenute progetto, che la Comunità sta portando avanti nel territorio fermano dal 2019.
“Non si tratta di operare per adattare la persona al contesto ma- si legge nel testo-, di trasformare i contesti utilizzando strumenti, mediatori, mezzi che permettano a pluralità differenti di partecipare e migliorare i propri apprendimenti”. Riferendosi al The Tube il direttore specifica che, nella costruzione dello spazio, è stato usato quello che il pedagogista Andrea Canevaro chiama “processo di umanizzazione”. La famiglia, i ragazzi “diventano sin dal principio co-costruttori di un progetto educativo-relazionale in cui ciascuno ha una parte” e gli operatori “co-protagonisti di percorsi generativi di trasformazioni biografiche”. In un rovesciamento dialettico: “se prima si imponeva ai giovani di comprendere il mondo degli adulti al The Tube è l’adulto che chiede di poter entrare nel mondo dei giovani, con rispetto, per comprenderlo insieme”.

Sul perché di una pubblicazione dedicata ai ragazzi Sollini spiega: “Il mondo dell’adolescenza e dei giovani è sempre stato un tema sotto la lente della Comunità di Capodarco. Vediamo in loro potenzialità e consapevolezze che permettono di sperare in un futuro diverso. Negli ultimi anni sempre più ci siamo soffermati sullo spazio di solitudine che vivono e la spinta costante alla ricerca di occasioni e spazi di crescita identitaria e di realizzazione. Percorso complesso di fronte alle sfide che la nostra società adulto-centrica mette loro di fronte. Abbiamo deciso, come Comunità di Capodarco, di provare a dare un nostro contributo per creare risposte ai bisogni che ci portano o più semplicemente provare ad ascoltare quello che ci raccontano. Da qui nasce questa pubblicazione, che vuole essere un approfondimento rispetto ad un tema vitale per guardare verso il domani”.

Un viaggio in un mondo multiforme che se si è dimostrato poco incline a seguire gli anziani, non si è mostrato per nulla pronto ad accompagnare gli adolescenti. Una riflessione lunga e profonda che non fa sconti a nessuno, neanche alle responsabilità di tutti noi. Uno stimolo a ripensarci, a ripensarli e, come adulti, provare a narrare un futuro migliore.

L’e-book “Adolescenti: tra adulti egocentrici, futuro incerto e ricerca di benessere” di Riccardo Sollini, è disponibile gratuitamente per il download in formato .pdf sul sitoweb della Comunità di Capodarco, oppure al seguente link: https://www.comunitadicapodarco.it/wp-content/uploads/2022/03/Adolescenti-tra-adulti-egocentrici-futuro-incerto-e-ricerca-di-benessere.pdf.