E’ accaduto di nuovo la notte del 7 febbraio: un incendio che è improvvisamente divampato e ha ridotto in cenere la casetta di legno che il Movimento NoTav aveva eletto a Punto Informativo e che aveva un particolare valore anche simbolico, perché aveva segnalato il primo significativo ‘insediamento’ a conclusione della manifestazione del 25 aprile scorso, che da San Giorgio a San Didero era stata la miglior risposta all’occupazione manu militari dell’ex autoporto, che era successa proprio da poco.

Ma un altro incendio era già divampato nello stesso luogo un mesetto fa, poco prima della mezzanotte del 5 gennaio, con gravi danni per la più ampia tettoia di legno che nel tempo era sorta accanto alla casetta… oltre al tendone che gli stava accanto, oltre a una roulotte che serviva da toilette. “Impossibile non sentirsi sotto attacco, di fronte a episodi simili” commenta a caldo Loredana Bellone, consigliera comunale di San Didero di cui per tre mandati è stata anche sindaco, e da sempre in prima linea nel Movimento NoTav.

Particolare inquietante: entrambi questi ‘incidenti’ sono accaduti nella stessa località Baraccone, poco fuori il piccolo comune di San Didero in Val di Susa, che si trova proprio di fronte al cantiere più presidiato, anzi militarizzato, d’Europa e forse del mondo, illuminato a giorno anche di notte, con le truppe che si danno i turni per la guardia a quella cancellata che li separa dai ‘pericolosi NoTav’ oltre la statale, pronte ad entrare in azione con gas lacrimogeni, idranti, cannonate d’acqua contro chiunque osi avvicinarsi.

E dunque? Come si spiega che nessuno si sia accorto delle prime fiamme? Com’è possibile che non esistano riprese video che possano spiegare la misteriosa “autocombustione” – o piuttosto individuare la causa dolosa, di natura molto probabilmente vendicativa, punitiva, mafiosa…

“La situazione è davvero inquietante” conferma infatti Loredana Bellone. “Stamattina come già un mese fa, abbiamo presentato denuncia, di nuovo contro ignoti. Ma è inquietante pensare che non solo la Grande Opera prosegue in questo modo insensato, mobilitando le truppe anche a cantieri fermi – ma che davvero non perdono occasioni per farci la guerra. Nelle settimane successive all’incendio del 5 gennaio ci eravamo collettivamente impegnati per riparare il riparabile, anche perché questo luogo significa tante cose, non solo l’avamposto più vicino alle truppe che vorremmo tanto vedere sparire al di là della statale. Significa area di mercato il sabato mattina, tra l’altro sempre più frequentata, sempre più teatro di belle realtà anche artigianali oltre che agricole, che segnalano una crescente energia da parte dei giovani, molti in fuga da Torino, da città non più tanto attrattive. E significa soprattutto convivialità, punto di incontro, momento di scambio, scambio anche di saperi. Ma non ci lasceremo abbattere, supereremo anche questo momento: le energie non ci mancano, ed è in momenti come questi che il Movimento si ritrova e si rafforza”.

A seguire il comunicato pubblicato oggi sul sito notav.info e pagina Fb

SE BRUCIANO UN PRESIDIO O UN PUNTO INFORMATIVO, NE NASCERANNO ALTRI CENTO! AVANTI NO TAV!

La notizia corre veloce nella mattinata di ieri, lunedì 7 febbraio 2022: il punto informativo No Tav presente al Presidio di San Didero ha preso fuoco.

I primi attivisti accorsi sul piazzale non hanno dubbi, non si tratta di autocombustione, è stato incendiato. Le menti balzano velocemente indietro in un tempo neanche troppo lontano, purtroppo: poco più di un mese fa anche una parte del tendone e della roulotte posta vicino ad esso avevano fatto la stessa fine.

Il pensiero, però, non si ferma ed approda ancora più in là nel tempo, all’aprile dello scorso anno quando la macchina di un’attivista No Tav viene incendiata durante le giornate dello sgombero del Presidio ex autoporto di San Didero; al fuoco appiccato da “ignoti” contro i Presidi di Borgone, Vaie e Bruzolo; alle auto bruciate durante alcune tra le iniziative di blocco dell’autostrada.

Nonostante le autorità cerchino sempre di portare l’attenzione su improbabili teorie e fantomatici incidenti, anche questa volta, come tutte le altre, non abbiamo paura di nominare chi da anni, con metodi paramafiosi, prova a intimidire un movimento popolare. Il “movimento si tav” è una grande e composita macchina che da sempre si muove anche su binari di questo tipo, volti a spaventare e fermare la battaglia contro la devastazione ambientale dell’arco alpino.

La forza del Movimento No Tav fa paura e pertanto è necessario contrapporsi ad esso con tutti i modi e con tutti i mezzi possibili, siano questi portati avanti dalla faccia composta da Magistratura e Questura o dal volto più truce di “mani ignote” che combattono con le armi dell’intimidazione questa “guerra per lo sviluppo” in Val Susa.

Azioni compiute in perfetto stile mafioso nei luoghi della resistenza al Tav, con il favore delle tenebre e cercando complicità nel forte vento. Luoghi scomodi per chi questo progetto lo vuole portare a termine, attraversati e vissuti da decine e decine di Valsusini determinati a difendere e presidiare la propria terra dallo scempio che porterebbe con sé la creazione della linea ad alta velocità.

Siamo consapevoli che l’essenza di ciò che è successo al punto informativo del Presidio di San Didero nella notte tra domenica e lunedì, si cela nell’intento intimidatorio di tale vergognosa azione ma, dal canto nostro, sappiamo bene che difendere il proprio territorio da chi vuole devastarlo non è solo un obbligo ma anche un diritto e un dovere. La terra è di chi se ne prende cura e di chi si ribella a questo sistema che guarda solo al proprio profitto e al proprio benessere. La lotta contro quest’opera devastante ed ecocida non si fermerà sicuramente di fronte questi atti messi in piedi nel tentativo di bloccare chi da ormai trent’anni si batte per un futuro migliore per tutti e tutte.

Se bruciano un presidio o un punto informativo ne nasceranno altri cento, avanti no tav!