Il bel film di Spielberg West Side Story non solo ha un meritato successo (anche per la musica del grande Leonard Bernstein) ma veicola un forte messaggio politico: mi chiedo − ovviamente senza offesa per nessuno − quanti lo hanno colto. Perché una banda di giovani portoricani? Poteva essere una delle tante bande in competizione. Perché questa conflittualità proprio fra portoricani e statunitensi? Quanti sanno davvero la posizione dell’isola di Puerto Rico nella federazione di Stati degli Stati Uniti?

Non mi reputo la persona più esperta per trattare questo argomento, ma credo sia opportuno cogliere l’occasione di questo film per fornire qualche sommaria informazione a chi non conosca il problema.

Anni fa mi dicevano che alcuni locali negli Usa portavano un cartello “Vietato l’ingresso ai cani e ai portoricani”: non se sia vero, ma certo è plausibile. Diciamo intanto due parole sulla storia di Puerto Rico.

Il nome spagnolo non è un caso. In estrema sintesi, nel 1895 scoppiò la guerra ispano-cubana, cioè la rivolta dei cubani per conquistare l’indipendenza dalla Spagna: quando ormai l’esercito mambise stava nettamente sconfiggendo l’esercito spagnolo, nel 1998 gli Stati Uniti provocarono un incidente − l’esplosione della corazzata Maine ancorata nella baia de L’Avana − che fornì il pretesto per dichiarare guerra alla Spagna nelle colonie dei Caraibi e delle Filippine, scippando fra l’altro la sicura vittoria dei cubani. E qui c’è una prima mistificazione che mi sembra opportuno chiarire: su qualsiasi sito non trovale la guerra “ispano-cubana” ma la guerra “ispano americana”, la guerra d’indipendenza di Cuba sembra cancellata dalla storia! Del resto la storia ufficiale di solito la scrivono i vincitori. E dire che dopo che gli USA sconfissero la Spagna i cubani non conquistarono la libertà ma l’isola venne occupata militarmente dagli Stati Uniti, solo nel 2002 ottennero di poter proclamare la Repubblica di Cuba, ma con un’autonomia politica fortemente condizionata dal vicino imperiale, che nei decenni successivi intervenne di nuovo militarmente a Cuba.

Ho un po’ divagato, ma cercando di fare un po’ di chiarezza mi è sembrato opportuno mettere qualche puntino sulle i. Torniamo a Puerto Rico. Come colonia della Spagna iniziò a produrre bestiame, canna da zucchero, caffè e tabacco, il che portò all’importazione di schiavi dall’Africa. Di conseguenza, le linee di sangue e la cultura portoricana si sono evolute attraverso una mescolanza di razze spagnole, africane e indigene Taíno e Caribe che hanno condiviso l’isola.

Come colonia spagnola fu anch’essa invasa dagli Stati Uniti d’America, e con il trattato di Parigi del 1898 la Spagna fu obbligata a cedere Puerto Rico, insieme a Guam e alle Filippine, agli USA.

Il destino successivo di Puerto Rico è piuttosto singolare. In internet si trova che Portorico, in inglese ma preferisco chiamarlo Puerto Rico, è uno stato liberamente associato agli Stati Uniti d’America: quel “liberamente” desta qualche perplessità per tanti motivi che cercherò di sintetizzare.

Qual è infatti realmente lo stato dei portoricani rispetto agli altri Stati della federazione USA? Nella bandiera degli USA ogni Stato della federazione è rappresentato da una stella, ma non c’è una stella che rappresenti Puerto Rico!

Per molti anni gli USA esercitarono una vera occupazione militare, i funzionari e il governatore erano nominati da Washington. Nel 1917 una legge del Congresso degli USA concesse ai cittadini portoricani la nazionalità statunitense, in modo che essi potessero essere… arruolati come soldati nella I guerra mondiale! Dopo la guerra una serie di catastrofi naturali e la grande depressione impoverirono l’isola. Vi fu un importante movimento nazionale a favore dell’indipendenza.

Un cambiamento nella struttura governativa del paese arrivò negli ultimi anni delle amministrazioni Roosvelt e Truman, una sorta di compromesso che culminò nel 1946 con la nomina del primo governatore di origine portoricana, ma sempre nominato dal presidente degli USA Truman! Poi nel 1947 gli Stati Uniti concessero (!) il diritto di eleggere democraticamente il governatore di Puerto Rico, e l’anno successivo Luis Muñoz Marín divenne il primo governatore di Puerto Rico eletto dal popolo.

Ebbe inizio una forte emigrazione verso gli Stati Uniti alla ricerca di migliori condizioni economiche: se nel 1945 nella sola New York vivevano 13.000 portoricani, dieci anni dopo, nel 1955, erano 700.000, per arrivare oltre il milione verso la metà degli anni Sessanta. In questi anni è ambientata la vicenda di West Side Story, il film inizia con immagini della distruzione, per la successiva gentrificazione dei quartieri portoricani.

Vi furono a Puerto Rico sollevazioni popolari indipendentiste, represse militarmente dagli Stati Uniti. Il 1º novembre 1950 due nazionalisti portoricani, Griselio Torresola e Oscar Collazo, tentarono di assassinare il Presidente Truman. Di conseguenza egli autorizzò un referendum a Puerto Rico al fine di stabilire se i portoricani desiderassero una sorta di propria Costituzione, che si svolse nel 1952. In conseguenza il territorio fu organizzato sotto il nome di Estado Libre Asociado de Puerto Rico, adattato in inglese a “Commonwealth of Puerto Rico”, poiché non era uno stato a pieno titolo. Si potrebbe dire uno “Stato di serie B”: sebbene i portoricani abbiano dal 1917 la cittadinanza statunitense, i residenti dell’isola non hanno diritto di votare per il presidente degli USA e non hanno rappresentanza nel Congresso degli Stati Uniti. Una discriminazione indegna di una vera democrazia. I portoricani non hanno potuto espandere i limiti della loro autonomia per includere la diplomazia internazionale, come ad esempio giocare un ruolo maggiore negli affari dei Caraibi. Il sentimento a favore della completa statualità aumentò dopo l’ammissione dell’Alaska e delle Hawaii agli Stati Uniti, tanto più perché i portoricani dipendevano sempre più dagli aiuti federali per i disoccupati, gli anziani e i veterani di guerra.

Si sono succediti altri referendum, ma la condizione di Stato associato con i relativi limiti è rimasta inalterata, anche per contraddizioni interne fra i partiti che qui non è il caso di esaminare.

Nel luglio 1999 il governatore Pedro Rosselló ha sollecitato il comitato di decolonizzazione dell’ONU a intervenire rimettendo Puerto Rico nella lista dei territori non autogovernati. Fino a quel momento, solo i gruppi pro-indipendenza avevano fatto pressione all’ONU, denunciando lo status “coloniale” di Puerto Rico. Ora, gli attivisti pro-statalismo si stavano unendo allo sforzo, a causa della frustrazione per l’apparente riluttanza di Washington ad abbracciare la statualità o ad espandere i poteri autonomi di Puerto Rico. [Per ulteriori dettagli suggerisco la voce dell’Enciclopedia Britannica: https://www.britannica.com/place/Puerto-Rico/Liberal-reforms-and-regional-turmoil]

Nel 2019 Puerto Rico fu scossa da imponenti proteste e mobilitazioni popolari note come “Estate del 19” [si veda ad esempio il Post: https://www.ilpost.it/2019/07/23/una-delle-piu-grandi-proteste-di-sempre-a-porto-rico/].

 

Lo sfruttamento del territorio di Puerto Rico da parte degli Stati Uniti ha avuto altri aspetti molto pesanti. Nel 1941, la US Navy espropriò il 75% dell’isola di Vieques, nell’arcipelago di Puerto Rico. I residenti furono costretti a vivere in una stretta fascia di terra mentre il resto fu trasformato in un poligono di tiro. Per i successivi sei decenni, la US Navy lanciò bombe dalle navi, napalm dagli aerei, sparò proiettili all’uranio impoverito, inscenò finte invasioni sulle spiagge e affittò l’isola ai produttori di armi per testare le loro munizioni. Le proteste popolari si moltiplicarono, fonché il 19 aprile 1999 la US Navy sganciò una bomba da cinquecento libbre su David Sanes, un abitante di Vieques che lavorava nella base, uccidendolo all’istante. Il giorno dopo un gruppo di attivisti entrò nella zona riservata come atto di ricordo e resistenza. Vi furono occupazioni e sgomberi, finché nel 2003 la US Navy ha finalmente chiuso la base, ma i residenti stanno ancora lottando per avere la loro isola completamente pulita dai residui tossici. [Per inciso, una storia che in Italia conosciamo bene per i poligoni di tiro in Sardegna]

 

Mi auguro che queste note facilitino la possibilità di apprezzare un bel film anche per i risvolti sociali e di classe che contiene: discriminazione, razzismo, violenza, arroganza del potere.

Cito alcune battute particolarmente significative [suggerisco West Side Story Society and Class: https://www.shmoop.com/study-guides/movie/west-side-story/quotes/society-and-class].

 

TONY: Non sono uno di loro, Maria.

MARIA: Ma tu non sei uno di noi. E io non sono uno di voi.

 

RIFF: Caro gentile sergente Krupke, Devi capire…

E’ solo il nostro portare in alto che ci sfugge di mano.

Le nostre madri sono tutte drogate, i nostri padri sono tutti ubriaconi.

Perbacco, è naturale che siamo dei teppisti!

 

SCHRANK: Oh, lo so. È un paese libero e io non ne ho il diritto. Ma ho un distintivo. E tu cos’hai?

 

NOTA. Il film di Spielberg ha avuto un precedente del 1961, regia di Robert Wise e Jerome Robbins, che ottenne 10 premi Oscar, ispirato allo spettacolo che aveva debuttato a Broadway qualche anno prima, nel 1957.