La situazione sta degenerando, i conti non tornano e l’informazione scientifica parziale veicolata dal mainstream crea ancora più confusione. La gestione pandemica del Governo Draghi sta palesando il suo fallimento a partire dalle strategie vaccinali sia con l’obbligo vaccinale over 50, sia con la controversa apertura delle vaccinazioni pediatriche anti-Covid. Di questo abbiamo parlato con la Dottoressa Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa con una carriera trentennale al reparto di Oncologia nell’ospedale di Forlì. Nota esponente dell’ambientalismo italiano, si è distinta per le sue battaglie contro gli inceneritori, l’inquinamento da polveri sottili, i pesticidi, il cibo industriale e gli OGM, per la salute del latte materno, per la prevenzione primaria e la difesa della Costituzione. Già attivista di Medicina Democratica, ex-membro del Comitato Scientifico dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente ISDE e della Commissione Medico Scientifica Indipendente (CMSi) che sta mettendo in discussione le strategie anti-pandemiche del Governo Draghi.

Su quali punti volete un confronto scientifico con il governo?

Data l’accelerazione con cui si susseguono decisioni ad altissimo impatto sanitario e sociale, in assenza di un reale dibattito sui loro fondamenti scientifici e alla luce di nuove prove che sovvertono il quadro finora considerato, si impone un cambio di paradigma. Le anomalie accumulatesi in quello corrente lo rendono insostenibile. Dopo il convegno scientifico e giuridico “Pandemia: invito al confronto” del 3 e 4 Gennaio 2022, come CMSi, vorremmo aprire un dibattitto col Comitato Tecnico Scientifico (CTS) sul tema dell’efficacia dei vaccini nel prevenire l’infezione, sul rapporto rischi-benefici della vaccinazione pediatrica per i singoli e la comunità, sul fatto che i non-vaccinati non sono particolari serbatoi di varianti, sulla farmacovigilanza passiva dei vaccini anti-Covid e sul fatto di aprire ad altre soluzioni in contrasto alla pandemia.

L’utilizzo dei vaccini nel prevenire l’infezione è stato efficace?

Ci sono stati degli errori di valutazione tra le quali l’aver considerato duratura la buona protezione dei primi mesi, con studi che fotografavano una situazione non considerandone la dinamica. Inoltre non si è considerato che la protezione dei vaccinati (rispetto ai non vaccinati) potesse addirittura invertirsi. Questa inversione si è vista in Qatar, Svezia, Regno Unito, dove dalla settimana 36 i vaccinati con 2 dosi hanno mostrato più infezioni dei non-vaccinati (in confronti x 100.000 e classi decennali d’età), prima nelle classi d’età centrali, poi anche negli anziani, poi nei trentenni, infine anche nei 18enni. Dalla settimana 43 in poi la somma delle infezioni totali (x 100.000) nei vaccinati supera quella dei non-vaccinati. Le terze dosi hanno inciso pochissimo, ma nella settimana 51 le infezioni nei vaccinati superano ogni settimana precedente. Con il progressivo rimpiazzo della variante Delta da parte di Omicron, che pare privilegiare i vaccinati, l’inversione diventa esplosiva. Il grafico di uno studio danese1 mostra la situazione in Danimarca: a tre mesi la protezione da vaccino Pfizer verso Omicron è un non significativo 9,8%, quella da Moderna 4,2%, mentre tra i 3 e 5 mesi i vaccinati con due dosi si infettano più dei non-vaccinati. Un significativo +76,5% Pfizer, quasi +40% Moderna. Le terze dosi tamponano la situazione, riportando la protezione al 54%, ma per quanto? Da più parti si invoca già la quarta dose. Si aggiungono inoltre i dati tedeschi del Robert Koch Institut, relazione settimanale del 30 dicembre: 95,58% dei casi tra i vaccinati, 4,42% tra i non vaccinati2. In Germania i contagiati Omicron al 95,5% sono vaccinati (la popolazione vaccinata in Germania è: 1a dose 74,1%, 2a dose 71,1%, 3a dose 38%) Con questi nuovi dati, imporre dosi vaccinali a chi ha superato l’infezione pare ancor più irrazionale. Infatti in questi soggetti anche con Omicron la reinfezione sembra bassa, con sintomi lievi, la protezione da malattia grave è importante (Prof. W. Hanekom, Direttore Africa Health Research Institute). Il vaccino dà protezione aggiuntiva modesta di dubbia durata, effetti avversi potenzialmente maggiori e potrebbe persino favorire infezioni da Omicron nel medio termine. La nostra proposta in merito è quella di revocare gli obblighi vaccinali; ridiscutere con urgenza il Green Pass, le spinte alle terze dosi e alla vaccinazione dei guariti e le strategie in genere verso la pandemia, coinvolgendo anche altre componenti della comunità scientifica.

In vista di un bilancio danni-benefici della vaccinazione pediatrica, è meglio favorire l’immunità naturale nei bambini?

Nel documento “Vaccinazioni pediatriche antiCovid-19: 16 motivi per dire No, non avere fretta di vaccinare tuo figlio”3 motiviamo la richiesta di moratoria per le vaccinazioni pediatriche, con ampio supporto scientifico verificabile da chiunque. Con l’emergenza di Omicron, più contagiosa ma, sembra, più lieve di Delta, non andrebbero accentuate le misure di contrasto all’infezione pediatrica. Anche la didattica in presenza andrebbe mantenuta senza fobie, allontanando solo chi si ammala. Nella misura in cui anziani e fragili risultano per ora protetti da malattia grave dalla terza dose di vaccino, avere un’ampia platea di giovani naturalmente immuni è un verosimile vantaggio per loro e per l’intera comunità. Per non dire di quanto emerso al punto 2, sulla negativizzazione della protezione verso Omicron nei vaccinati dopo pochi mesi.

Bambini e adulti non vaccinati sono particolari fabbriche di contagio?

Una rassegna sistematica di 79 studi pubblicati su Lancet mostra che in nessun soggetto si rintracciano virus vivi e capaci di infettare dopo 9 giorni dall’inizio dei sintomi. In media l’infezione dura 7 giorni nei ricoverati, mentre nei bambini spesso dura meno. Considerando qualche giorno in cui si è infettivi senza avere sintomi, si può affermare che un bambino,, se si infetta lo è per una settimana o poco più, mentre poi diventa immune e quindi cessa di poter infettare. Quanto esposto per i bambini vale con poche differenze anche per adulti non immunodepressi, che non vanno considerati serbatoi di virus né fucine di varianti. La nostra proposta è quella di approfondire la discussione sul tema ed evitare propaganda e informazioni non supportate.

È attendibile la sorveglianza passiva sui vaccini?

La sorveglianza passiva sottostima le reazioni avverse vaccinali in misura enorme rispetto a quanto si riporta nei rapporti ufficiali AIFA. La sorveglianza attiva, attuata nei RCT, pur per brevi periodi, e nel sistema v-safe attivato dai CDC USA, rileva un numero di reazioni avverse vaccinali in genere centinaia di volte maggiore di quanto riportato nei rapporti AIFA, basati su inaffidabili segnalazioni passive. La sottostima delle reazioni avverse gravi (severe, “con impatto sulla salute” come definito dai CDC) per paradosso è ancora maggiore. La narrazione ufficiale sull’assoluta sicurezza degli inoculi contrasta con i dati scientifici documentati dalla sorveglianza attiva, nei RCT registrativi4, nonché con l’esperienza delle persone e delle famiglie. Una nostra proposta, come CMSi, sarebbe quella di attivare senza altri ritardi una sorveglianza attiva anche campionaria o analoga a v-safe, e rendere pubblici i risultati.

Ci sono garanzie rispetto alla trasmissione dell’infezione fornite da un tampone antigenico ripetuto 2 volte a settimana, piuttosto che alla vaccinazione con 2 dosi e a un Green Pass concesso per 6 mesi?

Un confronto corretto5 mostra che un tampone antigenico ripetuto, anche solo 2 volte a settimana, offre garanzie maggiori rispetto alla vaccinazione con doppia dose verso varianti diverse da Omicron. Con Omicron ciò può valere a maggior ragione. Non è chiaro per quanto tempo la terza dose protegga dall’infezione, ma i precedenti non incoraggiano. Una nostra proposta è limitare la circolazione del virus. Inoltre, un’alternativa immediata più efficace dell’obbligo vaccinale per i lavoratori potrebbe essere un tampone antigenico 2 volte a settimana (con Omicron dominante, data l’inefficacia dei vaccini, potrebbe bastare ripeterlo 1 volta a settimana), anche direttamente nei luoghi di lavoro, dove possibile. Per questo motivo è da mesi che chiediamo di aprire la possibilità ad altre strategie di contrasto alla Covid-19, non puntando solo sui vaccini (né sulla vaccinazione universale), ma anche su prevenzione primaria ambientale, stili di vita salutari (con prove di riduzione non solo della mortalità totale, ma anche di quella da malattie infettive), terapie sicure, sostenibili, di efficacia documentata, e abbandono di cure iatrogene.

Sono ormai mesi che l’Osservatorio Europeo, che da decenni raccoglie e pubblica i dati dei decessi totali (per tutte le cause) mostra come in Europa non ci sono mai stati tanti morti sotto i 64 anni come nel 2021. Cosa sta succedendo?

Questo è il primo punto che come CMSi abbiamo messo fra quelli da affrontare: “Mortalità totale nei RCT con vaccini a mRNA” e gli andamenti della mortalità totale 2021 vs 2020 (e anni precedenti) nei dati di EuroMoMo, Eurostat, Istat. La notevole minor mortalità da Covid-19 dei vaccinati non rispecchia analoghe differenze nella mortalità totale, che si dovrebbe invece sempre considerare. La mortalità totale nell’ampio studio randomizzato controllato (RCT) registrativo del vaccino Pfizer-BioNTech su adulti è stata (fino a 6 mesi di follow-up) di 21 morti nel gruppo vaccini e 17 nel gruppo di controllo. Nell’analogo trial di Moderna di 16 e 16 morti. Questi confronti, i più validi disponibili, non consentono di affermare che questi vaccini riducano la mortalità. Nell’insieme dei Paesi europei, più Israele, che trasmettono i dati di mortalità al network EuroMoMo, non emerge un chiaro vantaggio nella mortalità 2021 rispetto al 2020, salvo che nelle fasce d’età più anziane, mentre dai 15 ai 64 anni si muore di più nel 2021. Anche nei dati Istat italiani i giovani (fino alla mezza età) mostrano un eccesso di mortalità nel 2021: a partire da aprile-maggio fino circa a settembre, che inverte nei giovani una tendenza decennale al decremento. Proposte: urge approfondire le possibili cause e proporre una moratoria per vaccinazioni (o altre dosi) giovanili-pediatriche.

 

4v. immagine bilancia, con dati da RCT di Moderna per adolescenti – Supplement to: Ali K, et al. N Engl J Med. DOI: 10.1056/NEJMoa2109522