Emergency fa sapere che “a oggi le donne camminano in strada e lavorano regolarmente senza restrizioni”.

Un’“amnistia generale” per tutti i funzionari dell’ormai ex governo afghano riconosciuto dalla comunità internazionale sarebbe uno dei primi provvedimenti annunciati dai talebani, da due giorni di nuovo al potere in Afghanistan a vent’anni dall’ultima volta. A renderlo noto è stato l’emittente regionale Al Jazeera, che ha rilanciato un comunicato pubblicato dai miliziani.

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Nel documento i guerriglieri hanno detto che la misura dovrebbe permettere al popolo afghano di “cominciare la sua nuova vita in piena fiducia”. Gli esponenti dell’auto-dichiarato “Emirato Islamico” hanno inoltre esortato i funzionari pubblici a rientrare al lavoro. Tra coloro che avrebbero già fatto ritorno in ufficio ci sarebbe anche il sindaco di Kabul, Muhammad Dawood Sultanzoy, sempre secondo Al Jazeera.

Stando a quanto ha riportato l’emittente afghana Tolonews, il capo della commissione militare dei talebani, Maulvi Yaqub, avrebbe vietato ai miliziani di introdursi nelle case dei civili. L’ordine del dirigente talebano arriva mentre si susseguono i racconti di irruzioni e perquisizioni dei guerriglieri nelle abitazioni delle persone. Diversi testimoni, anche in altre città del paese, come Jalalabad, hanno riferito di essersi visti confiscare i documenti dai talebani senza che questi dessero alcuna motivazione.

Tra le prime dichiarazioni pubbliche dei miliziani ci sarebbe anche un invito alle donne del paese a “far parte” della “struttura del governo”, sempre in accordo con quanto stabilito con la legge islamica. A lanciare l’appello, secondo diversi media internazionali che hanno rilanciato le sue dichiarazioni, è stato Enamullah Samangani, membro della commissione culturale dei talebani.

EMERGENCY: “A OGGI LE DONNE VANNO REGOLARMENTE AL LAVORO”

A oggi non si osserva un’immediata applicazione delle regole più rigide da parte dei talebani. Il nostro staff femminile va regolarmente a lavoro, e così anche i nostri operatori di etnia hazara, una di quelle tradizionalmente più colpite dalle milizie”. Così Alberto Zanin, coordinatore medico per Emergency del Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul, la capitale dell’Afghanistan.

Il dirigente della ong fondata nel 1994 dal medico chirurgo Gino Strada, deceduto la settimana scorsa, ha risposto alle domande dei giornalisti nel corso di un punto stampa in video collegamento. Zanin, sollecitato su questo aspetto dai cronisti, ha detto che al momento “quello che si vede è che le donne camminano in strada senza restrizioni come prima“. I timori di diversi analisti concordanti, di ong e stampa internazionale sono che i talebani introducano nuovamente una serie di pesante limitazioni alla vita delle donne, come avvenuto durante il periodo in cui sono stati al potere nel Paese tra il 1996 e il 2001.

LA GIORNALISTA CNN SPIEGA LA DIFFERENZA DI ABBIGLIAMENTO

Clarissa Ward, inviata a Kabul per la Cnn, dopo essere finita sui media di tutto il mondo ha voluto correggere l’interpretazione che è stata fatta di due sue foto. Due immagini che hanno fatto notizia: nella prima l’inviata compare senza velo, nella seconda con il velo. In molti hanno interpretato queste due foto come termometro della situazione, un prima e un dopo l’arrivo dei talebani. Un prima caratterizzato dalla libertà dal velo e un dopo in cui le donne sono costrette a indossarlo per paura.

“Questo meme non è accurato – ha quindi twittato la giornalista – La prima foto, quella senza velo, è stata scattata in un edificio privato. Quella in basso, con il velo, è stata scattata per le strade di Kabul conquistata dai talebani. Ho sempre indossato una sciarpa per coprire la testa quando sono in strada anche prima (dei talebani). Perciò c’è una differenza, ma non così grande”.

LE ASSOCIAZIONI CRISTIANE CHIEDONO CORRIDOI UMANITARI

L’Europa deve agire per garantire la protezione di quanti fuggono dall’Afghanistan riconquistato dai talebaniIn queste ore migliaia di uomini, donne e bambini rischiano la vita semplicemente per avere creduto nei valori della democrazia, della libertà di esprimersi e di studiare. Chiediamo un impegno anche all’Italia, che per prima ha sperimentato con successo i ‘corridoi umanitari’, perché adotti questo strumento per facilitare l’evacuazione di profughi afghani”. Così in una nota congiunta il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca M. Negro, e Alessandra Trotta, moderatrice della Tavola valdese.

I firmatari della nota affermano che “da oltre sei anni noi, cattolici e protestanti, lavoriamo insieme per costruire i corridoi umanitari dal Libano e, grazie a un nuovo protocollo con i ministeri dell’Interno e degli Affari esteri stiamo avviando il primo ‘corridoio umanitario’ per 200 profughi dai centri di detenzione della Libia e, parallelamente, per consentire l’evacuazione di altri 300″.

Sulla base di questa esperienza, continuano quindi gli autori dell’appello, “siamo a disposizione per realizzare un progetto analogo a favore dei profughi afghani, pronti a collaborare con le istituzioni, le amministrazioni locali e altre espressioni della società civile che vogliano condividere questo urgente progetto umanitario. Si possono poi aiutare quegli afghani che, già in Europa, vivono in condizioni di precarietà” si legge nella nota, che prosegue: “Chiediamo a tutti i governi europei di sospendere le pratiche di espulsione già decretate per centinaia di afghani richiedenti asilio e diniegati, e inoltre di riesaminare le domande rigettate vista la drammaticità della situazione sul terreno. Ribadiamo – conclude la nota – che la forza morale e politica dell’Europa si costruisce anche garantendo diritti e protezione umanitaria a chi è perseguitato ed ha già sofferto il dramma della guerra”.

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