Incontro on line del 7 luglio 2021 dalle 16 alle 20 su piattaforma Google Meet

Link per partecipare: meet.google.com/xay-nguh-baw

L’occasione è il quarto anniversario dell’adozione, da parte di una Conferenza ONU, del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, avvenuta a New York il 7 luglio 2017, per la quale ICAN è stata insignita del Premio Nobel per la Pace.

Proseguiamo il cammino già iniziato il 13 giugno 2021 e promosso da Disarmisti Esigenti e WILPF Italia, membri ICAN, con la collaborazione di Sardegna Pulita e Rete per l’educazione alla terrestrità, verso un coordinamento europeo contro il nucleare militare e civile.

I nostri obiettivi: insistere nella pressione per la ratifica del TPAN da parte di ancora più paesi, contro il riarmo nucleare in Europa e nel mondo, no agli euromissili, no al first use, no al nucleare tra le energie classificate come pulite, ìi alla conversione civile delle spese militari, sì al disarmo da inserire negli accordi di Parigi sul clima.

Nell’incontro poniamo in esame e in dibattito una strategia in cui il rischio di guerra per errore è centrale soprattutto per il Nord del mondo; mentre deve essere organizzata la rivendicazione di giustizia ed uguale dignità per il Sud del mondo, che ha la funzione generativa più decisa per la spinta dalla proibizione giuridica all’eliminazione effettiva degli ordigni nucleari.

Questo dal punto di vista di movimenti che cercano l’intreccio tra problematiche che hanno effetti combinati e convergenti su popolazioni e territori (oggi si deve parlare di “intersezionalità” contro le impostazioni monotematiche specializzate). Ma con un approccio che sappia unire visioni e obiettivi globali con i piedi ben piantati sui territori e che sia consapevole che si deve “pensare alla fine del mese” per evitare la possibile “fine del mondo”, per garantirsi un futuro di pace tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e la Natura.

Abbiamo come meta di mobilitazione le seguenti scadenze:
– la revisione del TNP nell’agosto 2021;
– il 5 settembre a Buchel in Germania (“la nuova Comiso”) e la mobilitazione italiana ad essa collegata, con particolare riferimento ai porti da denuclearizzare a partire dal porto nucleare di Trieste;
– l’eventuale festival antinucleare di Metz in Francia del 24- 25- 26 settembre;
– la preCOP di Milano (30 settembre- 2 ottobre 2021) e la COP di Glasgow (2-12novembre 2021);
– la revisione del TPAN nel gennaio 2022.

Noi prevediamo innanzitutto un’introduzione degli organizzatori: Alfonso Navarra per i Disarmisti Esigenti, Antonia Sani per WILPF Italia, Ennio Cabiddu per Sardegna Pulita, Laura Tussi e Fabrizio Cracolici per Memoria e Futuro, Alessandro Capuzzo per la Marcia Mondiale.

Seguono gli interventi dalle situazioni internazionali, quelle già presenti il 19 giugno (e altre che si aggiungeranno perché le stiamo contattando e invitando): Daniele Barbi, del comitato antinucleare di Treviri; dalla Francia LuigiMosca; dalla Slovenia Aurelio Juri; dal Giappone Minetaka Shimada.

Vi saranno testimonianze dalle situazioni di lotta antinucleari, contributi di esponenti politici (Loredana De Petris, Giorgio Cremaschi, Gregorio Piccin e altri…) e anche interventi di taglio scientifico: citiamo Luca Gamberale e in particolare Mario Salomone, segretario internazionale della rete WEEC (World Environmental Education Congress) e Mario Agostinelli, presidente della Laudato Si’.

Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti Esigenti, presenta una prima proposta perché alla COP26 di Glasgow sia incluso il disarmo (quindi la denuclearizzazione)tra le soluzioni per l’emergenza climatica ed ecologica.

L’attività militare e le guerre distruggono esseri umani e ambiente, mettendo a rischio con la deterrenza nucleare la sopravvivenza di tutti, ma sono anche causa di gravissimo inquinamento permanente: quello che producono di CO2 – quantità ingentissime! (in varie stime, oltre il 15%, circa il 20%) – va computato ufficialmente all’interno del percorso delle COP sul clima affinché si persegua con un monitoraggio adeguato la sua riduzione ed eliminazione.

Un’interpretazione plausibile dell’accordo di Parigi, nello spirito (ufficialmente) pacifista dell’ONU e in collegamento con l’architettura del diritto internazionale, implicitamente potrebbe già disporre di perseguire la decarbonizzazione: 1) in modo che il rischio climatico ed ecologico sia eliminato in maniera effettiva e completa; 2) accogliendo gli obiettivi dell’Agenda 2030; 3) con modalità che rispettino i diritti umani e il diritto alla pace; 4) valorizzando il ruolo protagonista delle donne nei processi di pace e di sviluppo umano.

La mobilitazione convergente di disarmiste/i, ecologiste/i, attiviste/i è assolutamente necessaria per la radicale inversione di rotta che può garantire la continuazione della civiltà umana e forse della stessa esistenza fisica della specie.

http://www.disarmistiesigenti.org/