“La nostra voce continuerà a farsi sentire fino a che non ti sapremo di nuovo accolto nella nostra comunità e in grado di abitare la speranza nel futuro”.

Una “inaccettabile sopraffazione” e un fatto di “inaudita violenza”, che però “ci spinge a continuare, con immutata tenacia, la battaglia per la tua liberazione”. Così il rettore dell’Alma Mater di Bologna, Francesco Ubertini, torna a parlare della detenzione di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Ateneo del Sinai da oltre un anno in carcere al Cairo e che oggi compie 30 anni.

“Il fatto che sia stato sospeso con inaudita violenza e inaccettabile sopraffazione il corso della tua vitale energia e della tua crescita è quanto ci fa più male – scrive Ubertini, in un messaggio condiviso con l’Ateneo e inviato a Zaki – ma è anche quello che ci spinge a continuare, con immutata tenacia, la battaglia per la tua liberazione. La nostra voce continuerà a farsi sentire fino a che non ti sapremo di nuovo accolto nella nostra comunità e in grado di abitare la speranza nel futuro”.

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Il rettore ricorda che sono “numerosi gli eventi, a Bologna e in tutto il nostro paese, che in questi giorni vogliono tenere alta l’attenzione sul tuo stato di ingiusta prigionia e privazione di quel bene inalienabile che è la libertà”.

Una “incessante mobilitazione”, la definisce Ubertini, che “non può certo dirsi legata all’odierna contingenza del tuo compleanno. Dal 7 febbraio 2020 nessuno di noi ha mai smesso di sperare, neppure per un giorno, nella tua liberazione e di pensare a te con empatia, senso di vicinanza e trepidante attesa di una svolta positiva. Essere con te anche oggi, e ricordare che giungi al traguardo dei tuoi 30 anni, è cionondimeno importante perché ci consente di pensarti non solo come studente, come risoluto sostenitore della libertà del pensiero critico, ingiustamente detenuto nel mancato rispetto dei diritti umani, ma anche e soprattutto come uomo, accompagnato e sostenuto, sino a un anno e mezzo fa, come tutte e tutti noi, da speranze, progetti, aspettative e sogni”, chiosa il rettore.

 

 

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