L’ipotesi di reato, istigazione al suicidio, è stata cambiata in omicidio colposo

Il Procuratore aggiunto Pacileo e la PM Salvati si sono recati al CPR per acquisire ulteriore documentazione.

Ci sono anche i primi due indagati: il Direttore Sanitario della struttura, e il medico che coordina.

Moussa Balde è stato posto in isolamento nell’ “ospedaletto”, struttura stigmatizzata dal Garante Nazionale, per una “presunta” scabbia.

Nel CPR di Torino (CPR Brunelleschi) è prassi rinchiudere nelle inaccettabili celle (le Autorità si inalberano quando le si chiamano così, bisogna chiamarle stanze) i trattenuti con problemi psicologici o psichiatrici e più in generale coloro che non si ritengono adatti a stare nelle aree con gli altri trattenuti, a tutti gli effetti soggetti vulnerabili.

E’ ipotizzabile quindi che ci fosse piena consapevolezza che Moussa Balde fosse in una situazione psicologica compromessa.

Nell’ospedaletto non c’è sorveglianza alcuna, è l’area più lontana dall’ambulatorio medico.

Dopo ripetute denunce a seguito della morte di Faisal Hossain per motivi cardiaci, avvenuta nell’ospedaletto, si è provveduto a mettere dei campanelli collegati alla palazzina, sede dei reparti sanitari, amministrativi e di sicurezza.

E’ evidente come ha dichiarato il Consigliere regionale Grimaldi (LeU-Verdi) che chi si vuole suicidare non userà mai quel campanello.

Un medico, la dott.ssa Marilena Manuele, intervenuta al microfono a titolo personale alla manifestazione del 4 giugno a Torino in memoria di Moussa ha dichiarato: “Ho lavorato come medico negli istituti di pena, mi è stato chiesto di fare cose fuori dalle regole, più volte, ma si può dire no, si può denunciare“.

Aggiungiamo che basta un solo sì per diventare ricattabili.

C’è un’altra domanda che per ora non ha risposta: come mai è sempre stato negato alla Garante di Torino che Moussa Balde fosse trattenuto al CPR di Torino?