La conferenza stampa è stata presieduta dall’On. Riccardo Magi (deputato, Misto – Centro Democratico-Radicali Italiani-+Europa) e si è svolta nella sala stampa della Camera dei Deputati

Hanno partecipato:

  • Dott.ssa Daniela de Robert (componente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale)
  • Avv. Lorenzo Trucco (Presidente dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)
  • Avv. Maurizio Veglio (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)
  • Avv. Gianluca Vitale (Legal Team Italia)
  • Dott.ssa Lorenza della Pepa (Api onlus) In collegamento

Doveva partecipare anche l’On. Erasmo Palazzotto (deputato di Liberi e Uguali) ma non è potuto pervenire per circostanze non dipendenti da lui.

Durante la conferenza è stato presentato il “Libro Nero del CPR di Torino“, edito da ASGI, a cui va il doveroso ringraziamento. Un libro definito di “testimonianza clandestina”, in quanto si tratta si storie raccontate da persone che hanno vissuto in regime di detenzione nei CPR (centri di permanenza per il rimpatrio).

Si tratta, come ha dichiarato l’avv. Vitale solo di alcune delle innumerevoli storie, quelle che è stato possibile intercettare, storie di persone sottratte ad un “sistema feroce”come ha affermato l’avv. Veglio, ma danno la precisa percezione di ciò che è il CPR di Torino.

Sono state puntualmente dichiarate e stigmatizzate da tutti i partecipanti le criticità, le anomalie, le contraddizioni, che attengono in generale a tutti i CPR; è stato messo l’accento sull’opacità esercitata dalla Stato, sul degrado della dignità delle persone che sono private della libertà in quel sistema detentivo.

Tutti quegli aspetti deteriori, inaccettabili, talora letali, come affermato dall’On Magi, che sono state denunciati dai Giuristi piemontesi durante la manifestazione del 4 giugno, primo tra tutti i criteri di accertamento per la minore età.

E’ stato posto anche l’accento sulla scarsa sensibilità da parte di molte persone che hanno funzioni decisionali: “ma in fondo si tratta di una detenzione di pochi mesi”. Sembra che la mancanza d’informazione investa anche coloro che prima di tutti dovrebbero essere informati, coloro che hanno l’onore e l’onere di incidere sulla qualità della vita di tutti noi, e per tutti noi s’intende tutti coloro che sono presenti sul territorio nazionale.

Il sistema di privazione della libertà ai fini di rimpatrio è un sistema che certo non si può definire efficiente: nell’anno scorso, anno “proficuo” in base agli accordi con la Tunisia, la percentuale di rimpatri è stata, ha dichiarato la D.ssa De Robert, del 51%, sono transitate per i CPR circa 4.000 persone.

Questo implica che ogni anno il sistema detentivo a fini di rimpatrio restituisce alla società italiana migliaia di persone fortemente provate della detenzione nei CPR, e in condizioni di salute precarie anche a causa degli innumerevoli atti di autolesionismo, con il paradossale effetto di renderli inespellibili in base all’Art. 19 del Dlgs 286/98.

E’ stato posto l’accento sull’importanza delle ispezioni anche di carattere sanitario, l’accesso alle cure di tutti coloro che sono presenti sul territorio nazionale è garantita dall’Art 32 della Costituzione, dall’Art 35 del Testo unico sull’mmigrazione (Dlgs 286/98) e dalla Circolare n.5 , del 24 marzo 2000 del Ministero della Salute.

Accesso alle cure che denunciano gli avv. Veglio e Vitale, è sistematicamente disatteso ed ostacolato: coloro che vengono “dimessi” (rilasciati: il termine dimessi è un termine ipocrita usato dalla burocrazia) per motivi di salute, vengono rilasciati deprivati delle cartelle cliniche, obbligati quindi a rifare tutti gli esami, con un ulteriore costo per il Servizio Sanitario Nazionale.

Il Garante Nazionale per le Persone Private della Libertà Mauro Palma, in un audizione alla Camera il 21 giugno, ha auspicato “un ripensamento complessivo del sistema della detenzione amministrativa” (privazione di libertà ai fini di rimpatrio, n.d.r.).

L’avv. Veglio ha denunciato l’inesistenza di registri di eventi critici, il che implica l’impedimento di conoscere ciò che avviene all’interno dei CPR e soprattutto com’è stato gestito.

E’ stato posto dalla D.ssa de Robert l’accento sulla vetustà e sulla grave insufficienza normativa del Regolamento CIE 2014.

Ad una nostra domanda sull’opportunità di effettuare misure ispettive da parte di Parlamentari accompagnati da giornalisti, l’On. Magi ha risposto che ciò è vietato dalla Legge, e che Parlamentari sono stati denunciati per irregolarità riguardanti coloro che li hanno accompagnati negli accessi a strutture detentive.

Sia l’On Magi che la D.ssa de Robert hanno posto l’accento sull’importanza dell’accesso ai CPR da parte della stampa.

La D.ssa Della Pepa ha esposto l’esperienza di API Onlus, della creazione dell’hashtag #Moussamatters, di come sia artisti, sia cittadini, hanno risposto in massa, di come la decisione di utilizzare anche i social media per informare sulla realtà della privazione di libertà ai fini di rimpatrio, sia stata accolta con molto favore da parte dei cittadini, di cui molti erano certamente all’oscuro del fenomeno, sapientemente reso opaco dallo Stato.

L’avv. Vitale ha confermato un sospetto che ormai pervade tutti coloro che si occupano di CPR: l’omertà dello Stato non può che nascondere aspetti che si vogliono nascondere (illegali quindi?) perpetrati tra i muri invalicabili dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio, muri invalicabili anche per gli avvocati.

Moussa Balde, col sacrificio della propria vita, ha letteralmente divelto questo muro di omertà dello Stato, il giovane di origine guineiana è stato rinchiuso in isolamento in una “gabbia per polli” l’ha definita l’avv. Vitale, nonostante da anni, come dichiarato dalla D.ssa De Robert, non si effettuino rimpatri nella Repubblica di Guinea (Guinea Conakry).

Muossa quindi non è stato privato della libertà a fini di rimpatrio: è stato privato della libertà, è stato avulso dal mondo, messo in isolamento, senza alcun fine, senza alcun reato, è stato rinchiuso e basta, e questo occorre dirlo a gran voce.

Certamente la strada del ripensamento legislativo è auspicabile e va assolutamente percorsa con determinazione, la detenzione senza reati è inaccettabile, una ferita aperta l’ha definita l’avv. Trucco.

Un sistema inaccettabile, come lo è un impianto giurisprudenziale che, come ha sottolineato sempre l’avv. Trucco, affida la privazione di libertà dei migranti a giudici di pace che non sono abilitati a comminare pene detentive; ma da qui ad eventuali modifiche legislative c’è un frattempo nel quale occorrono controlli molto serrati a tutela dei diritti e della dignità umana.

Occorre tuttavia anche avere il coraggio di chiudere al più presto tutti quei luoghi dove diritti e dignità vengono offesi.

Per vedere (lo consigliamo) la registrazione della conferenza stampa: https://webtv.camera.it/evento/18492