Universo, coscienza e spiritualità nell’esperienza umana

27.04.2021 - Redacción Argentina

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese, Catalano

Universo, coscienza e spiritualità nell’esperienza umana
Intervento di Hugo Novotny al Simposio internazionale "Un nuovo umanesimo per un nuovo mondo" del Centro mondiale di Studi umanisti CMEH che ha avuto luogo il 16, 17 e 18 aprile 2021.

Trascrizione:

I miei ringraziamenti al Centro Mondiale di Studi Umanisti per questo spazio variegato e ispiratore che si è aperto con il Simposio Internazionale; grazie anche all’ingegnere e amico Daniel León e agli organizzatori della sezione Coscienza e Mondo, agli amici e colleghi con cui condividiamo questa sezione tematica, e a tutti i partecipanti a questo incontro.

 Consapevole delle enormi sfide che l’umanità deve affrontare oggi (emergenza sanitaria, climatica, ambientale, sociale, migratoria, e pure, ancora – incredibilmente – conflitti armati e minacce nucleari) così come dell’urgenza di liberarsi da credenze e comportamenti primitivi che, in ambiti diversi, collocano la nostra specie davanti alla possibilità di una catastrofe che minaccia la nostra sopravvivenza, vorrei oggi sviluppare brevemente le seguenti idee:

  1. Che nonostante i sentimenti apocalittici che, come in ogni grande crisi di civiltà, accompagnano questo momento storico, lo scenario dell’estinzione ha poche possibilità di realizzarsi.
  2. Che stiamo attraversando un momento di svolta di portata senza precedenti nella storia mondiale, e che è già possibile individuare alcuni indicatori della nuova fase che si sta aprendo, dal punto di vista dell’evoluzione della coscienza umana.
  3. Che la scelta personale e intima degli individui e dei gruppi umani sarà determinante per la definizione della peculiarità storica attuale e degli scenari futuri che si aprono all’umanità.
  4. Che stiamo assistendo alla nascita di un nuovo orizzonte spirituale, di un nuovo mito capace di ispirare e stimolare la nuova fase evolutiva della specie umana.

Vediamo dunque di cosa parliamo.

Fin dall’inizio della nostra specie, da quando gli australopitechi si sono messi in piedi, hanno cominciato a guardare le stelle; la nostra antenata Lucy e la bambina Selam sono stati forse tra i primi a farlo, più di 3 milioni di anni fa.

Circa due milioni di anni dopo, abbiamo scoperto il fuoco. E invece di fuggire, come ci suggeriva il puro istinto animale, abbiamo scelto di impossessarcene, di utilizzarlo e alla fine di produrlo noi stessi, arrivando, grazie a lui, a estendere la nostra vita in spazi e tempi a cui non avevamo accesso prima, tra altri progressi evolutivi importanti che il fuoco ha permesso.

Una tappa importante dell’espansione della capacità della nostra coscienza di differenziare e scegliere la risposta a uno stimolo, sia esterno che interno, è stato l’inizio dell’agricoltura e dell’allevamento, 10000 anni prima della nostra era. Quando noi, Homo Sapiens, abbiamo scoperto che se invece di mangiare le sementi, le avessimo semininate, se invece di uccidere e divorare immediatamente gli animali catturati, li avessimo addomesticati, avremmo avuto nutrimento assicurato per un lungo periodo, per la tribù e in seguito per delle città intere. Si trattava in quel momento di un salto significativo del livello di coscienza, quando l’impostazione del passato, del presente e del futuro è emersa nella nostra coscienza, e con lei, la capacità di progettare e pianificare l’avvenire.

Ed è così che abbiamo progredito, attraversando periodi fausti e altri nefasti, imparando dal mondo e dalle nostre azioni, ma sempre determinati dalla materialità dell’ambiente, del nostro corpo e delle sue versioni, materialità segnata dall’azione della forza di gravità del nostro pianeta-natale sul nostro corpo e sulla nostra psiche.

Finché non arriviamo a decollare, a volare, a gettarci coraggiosamente verso l’universo, sfidando i limiti naturali e salendo, salendo… fino a fluttuare senza peso: vero e proprio punto di svolta, di rottura con le condizioni di origine del nostro spirito umano. A questo proposito, vorrei ricordare un evento molto significativo, in quanto oggi sono 60 anni. Mi riferisco al primo volo spaziale con equipaggio, alla navicella spaziale Vostok e al suo pilota, Jurij Alekseevič Gagarin, il 12 aprile 1961, che ricordiamo con affetto e profonda gratitudine. Da quel momento, centinaia di astronauti e di cosmonauti di tutti i continenti hanno seguito quella strada, hanno orbitato intorno alla Terra e alla Luna, hanno vissuto e lavorato nello spazio, come se fosse la loro seconda casa.

Così, abbiamo acquisito l’esperienza dell’assenza di gravità. E non c’era più “alto e basso” naturale, definitivo, fisso e comune a tutti gli umani terrestri. E le stelle, nella nostra rappresentazione, non erano più nel cielo… ma si trovavano adesso negli abissi. In più si sono moltiplicate le esperienze estatiche intense, dovute alla bellezza insolita della Terra vista dall’universo, galleggiante nello spazio nero e infinito, così come i sentimenti ineffabili di amore per la vita, per l’umanità, per tutto ciò che esiste, testimoniati da tanti astronauti di diversa nazionalità e specializzazione professionale. Sono esperienze simili a quelle dell’ispirazione spirituale, in particolare per la loro capacità di riconversione al senso della vita.

Poi è venuto Hubble e le sue fotografie sconvolgenti del campo profondo e del campo ultra profondo, pieni di galassie… e le stazioni spaziali, e il numero di telescopi e di rilevatori di ogni genere in orbita intorno alla Terra a diverse altezze, che estendono la nostra capacità di percezione delle profondità dell’universo, ossia verso il passato più lontano di questo universo, attraversando migliaia, milioni, miliardi di anni-luce fin quasi all’inizio del nostro universo, fin quasi all’esplosione creatrice che ha dato origine al nostro universo…

E abbiamo scoperto la radiazione di fondo cosmica, la materia nera e l’energia oscura. E i buchi neri e le onde gravitazionali sono comparse. E presto, in questi ultimi anni, l’universo ha già cessato, nella rappresentazione dei cosmologi, di rallentare la sua espansione, come se si incamminasse verso una morte entropica inesorabile. Sappiamo ora che, ribellandosi, come tutti gli esseri viventi, alle leggi fisiche della materia inerte, si amplifica a un ritmo accelerato, man mano che avanza nello spazio curvo… forse verso una nuova convergenza, verso una nuova esplosione di luce, in un futuro cosmico lontano.

E il tempo ha cessato di essere lineare, irrimediabile, meccanico e determinato come i secondi di un orologio o le rate del mutuo. Abbiamo cominciato a percepire lo spazio-tempo come qualcosa di eterogeneo, di flessibile, di vivente… Il tempo, ora lo sappiamo, può rallentare o accelerare, secondo la posizione e il contesto dell’esperienza dell’osservatore nell’intreccio dello spazio-tempo.

Allora, nel bel mezzo di questa destabilizzazione e di questa rottura dei determinismi, abbiamo scoperto le caratteristiche di spazialità e di temporalità proprie della coscienza umana, grazie ai medici e psicologi dei cosmonauti, agli ideatori delle capsule e delle stazioni spaziali, e al contributo di Silo con la sua teoria dell’immagine e dello spazio di rappresentazione. E allo stesso tempo abbiamo compreso che la spazio-temporalità che configura la nostra coscienza dipende dal suo livello di lavoro; che livelli superiori di coscienza sono possibili, in cui il tempo si ferma e lo spazio diventa infinito; che in queste esperienze profonde, si apre la possibilità di un contatto diretto con la Forza, con la luce primordiale che emana dal centro creatore. E che è possibile prendere la Forza e tornare su questo piano di vita intensa e animata dall’amore e dalla compassione, in armonia e in solidarietà con il Piano che vive in tutto ciò che esiste…

Pensiamo che questi possano essere alcuni degli indicatori del grande cambiamento che si prepara nel profondo della coscienza umana, di una specie intelligente che, quando si trova in mezzo a una formidabile crisi di sviluppo, si apre pienamente all’universo. Forse questi segnali dal Profondo, percepiti dalla coscienza umana, sono capaci di ispirare un nuovo stadio evolutivo dell’essere umano e della vita su questo pianeta, se sono tradotti con benevolenza.

Gli scienziati russi specialisti della Megastoria, Akop Nazaretian, Alexander Panov e altri, affermano che il XXI secolo conclude un ciclo di quattro miliardi di anni nell’evoluzione del nostro pianeta e che, a causa di un’accelerazione vertiginosa del tempo storico, l’umanità deve affrontare una crisi senza precedenti. Per loro, l’entità del salto evolutivo in cui siamo coinvolti potrebbe essere paragonata a niente di meno che la nascita della vita sulla Terra. Ma capiscono che la risoluzione favorevole di un tale incrocio dipende, da una parte, dal fatto che gli esseri umani siano sufficientemente intelligenti per non autodistruggersi con le proprie armi (atomiche, chimiche, biologiche, nano-tecnologiche o informatiche); dall’altra, dal fatto che l’umanità sia capace di trovare nuovi significati, un nuovo senso e nuovi valori sui quali fondare la propria vita personale e sociale, che sia capace di un salto di coscienza che le permetta di superare definitivamente tutte le forme di violenza, di proiettarsi in un nuovo stadio evolutivo, forse di portata cosmica.

Senza nessun collegamento diretto con i megastorici, lo scienziato australiano John E. Stewart scrive nel suo articolo Intentional Evolution: “L’umanità ha raggiunto un livello evolutivo importante. La prossima grande tappa dell’evoluzione sociale sulla Terra è la formazione di una società mondiale unita, sostenibile e creativa”. Sono d’accordo con Stewart quando dichiara:

“Si cominciano a vedere comparire individui e gruppi che hanno deciso di contribuire coscientemente al processo di evoluzione facendo la loro parte nella costruzione di questa società globale. Sono stimolati dalla comprensione che il loro risveglio evolutivo e il loro attivismo fanno parte di una transizione evolutiva significativa sul nostro pianeta. Le loro azioni hanno un senso e un obiettivo nella misura in cui sono appropriate al processo di evoluzione più ampio, esteriore a loro, un processo che è cominciato molto prima della loro nascita e che proseguirà ben dopo la loro morte. Di conseguenza, questa prospettiva fornisce loro una risposta alla grande domanda esistenziale con cui si confrontano tutti gli individui coscienti: “Cosa ne faccio della mia vita?” Il loro risveglio evolutivo – e il risveglio di altri come loro, è, di per sé, un evento della più alta importanza nella storia del nostro pianeta »

 Allora…

È vero che il momento in cui ci troviamo, in merito alla situazione sociale, ambientale, sanitaria, e della psicologia individuale e collettiva, non è facile. Le sfide sono quotidiane, complesse e senza precedenti. Stiamo affrontando una transizione estremamente paradossale della storia dell’umanità in cui una parte ancora importante della società mondiale, soprattutto nei suoi strati più alti, è ancora aggrappata a credenze egocentriche primitive, a comportamenti aggressivi tipici del paleolitico, all’imposizione violenta in tutte le sue forme. Nella sua manifestazione politico-sociale, questo si esprime con il neoliberismo e diverse forme di conservatorismo che perdurano in varie aree del pianeta. Nel tentativo disperato di perpetuarsi dinanzi alla sua irremissibile disintegrazione, questo sistema di credenze e di comportamenti primitivi occupa ancora il centro della scena sociale, contaminandola con contraddizioni, violenza, ingiustizia e distruzione.

Non è un periodo facile. Ma è sempre possibile riflettere sull’attitudine con la quale stiamo affrontando questa fine del ciclo. Se la viviamo come il crollo della casa sulla nostra testa, la pena, l’angoscia e la desolazione saranno inevitabili. Se, al contrario, la sperimentiamo come il crollo della prigione nella quale eravamo rinchiusi, una sensazione incoraggiante di libertà sgorgherà dal nostro interno, lasciando libera la nostra energia per, con le parole di Silo, “seguire l’esempio di chi nasce”.

Perché allo stesso tempo che crolla tutto un sistema obsoleto e anacronistico, una nuova sensibilità emerge dalla base sociale: empatica, inclusiva, orizzontale, comunitaria, femminile, e un nuovo paesaggio di viaggiatori del Profondo, dell’universo e dello spirito. Viaggiatori che, nella loro esplorazione verso le origini dell’Universo e  le sorgenti della vita scoprono, poco a poco, la coscienza, il mondo interiore, lo sguardo interiore e l’intenzione creatrice che anima tutto. Questi esploratori audaci cominciano a trovare dentro di loro i riferimenti necessari per il proprio cammino, l’ispirazione e la luce che li illumina, mentre cercano nuove forme di comunicazione, di coesistenza e di costruzione sociale, più giuste e non violente, accettando che la loro propria evoluzione, così come quella di ogni forma di vita sulla Terra, dipenda più che mai dalla loro decisione cosciente, dalla loro azione intenzionale coerente e dalla loro capacità di amore e di compassione verso gli altri e con gli altri.

In questa nuova direzione e nella misura in cui lo sguardo si interiorizza, conquistando coscienza di sé, l’essere umano comincia a comprendere lo spazio e il tempo come configurazioni di coscienza e progredisce nell’attivazione degli strati più profondi del suo spazio interiore, verso il pieno sviluppo della sua intenzionalità e il contatto diretto con il senso che la Mente colloca in ogni fenomeno della sua propria coscienza e della sua vita. Comincia ad accarezzare con fede la sua più alta ispirazione: l’immortalità spirituale. Intuisce che è possibile non solo per alcuni individui con caratteristiche “sovrumane” applicate con fervore nel loro cammino mistico-spirituale, come è già successo nella storia, ma per chiunque ci provi con verità interiore, con unità interiore.

Così, progredendo con fermezza, di tentativo in tentativo, questo viaggiatore interstellare audace e curioso, come un eroe mistico dei tempi moderni, raggiungerà finalmente il centro interiore luminoso, e comincerà a far risplendere la luce dello spirito fino ai confini dell’Universo.

Credo sia l’argomento di un nuovo mito sacro universale che sta nascendo, un mito capace di ispirare un nuovo impulso evolutivo all’interno dell’essere umano; un mito che parla di sguardi e di paesaggi, di una guida al cammino interiore e di un’etica interiore, di un’ascensione interiore di comprensione in comprensione, dell’esperienza e della possibilità di controllare la Forza che emana dal Profondo, della Città nascosta all’interno di una grande catena di montagne, di un cammino trascendentale verso i mondi infiniti.

L’anima centrale di questo mito potrebbe essere espressa, credo, da questa frase del Messaggio di Silo:

«Vola verso le stelle l’eroe di questa era. Vola in regioni fino ad allora sconosciute. Vola verso l’esterno del suo mondo e, senza saperlo, è catapultato verso il centro interiore e luminoso. »

 

Hugo Novotny

hugonov@gmail.com – hugonovotny.academia.edu

16.04.2021

 

Traduzione dal francese di Raffaella Piazza. Revisione di Flavia Negozio

Categorie: Scienza e Tecnologia, Umanesimo e Spiritualità, Video
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