Fondata circa 40 anni fa dai lavoratori del nord-est che lavoravano alla costruzione della stazione della metropolitana Maracanã, la Favela di Metrô-Mangueira ha sofferto per oltre un decennio successivi sgomberi forzati.

Al culmine della pandemia, con la fame e la disoccupazione che affliggono un numero crescente di brasiliani, il sindaco di Rio de Janeiro Eduardo Paes (DEM) ha ordinato la demolizione di 14 unità abitative a basso reddito nella favela Metrô Mangueira, nella zona nord della città. L’azione, eseguita intorno alle 6 del mattino di domenica scorsa (11), è nata su richiesta del consigliere comunale Márcio Ribeiro (Avante). È probabile che nuove demolizioni avvengano nei prossimi giorni.

L’operazione congiunta è stata condotta dal Dipartimento Municipale di Conservazione (Seconserva), dal Dipartimento Municipale di Ordine Pubblico (Seop) e dalla Sottoprefettura della Grande Tijuca, e guidata dal Coordinamento Tecnico delle Operazioni Speciali (COOPE), legato a Seconserva. Le costruzioni sono state demolite con l’aiuto di un retroescavatore e di un retroescavatore idraulico.

Il municipio sostiene che le famiglie sgomberate sono state registrate in un programma di “assistenza abitativa temporanea”, e potranno ricevere l’importo di R$ 400 al mese per un anno – un importo completamente incompatibile con la realtà del mercato immobiliare di Rio. Nel 2014, durante il primo mandato di Paes, un tale accordo era già stato proposto ai residenti della favela a cui erano state distrutte le case, accordo mai portato a termine dal politico.

Le demolizioni arrivano subito dopo che Rio de Janeiro ha battuto il record per la quarta volta in soli dieci giorni della media mobile dei morti di Covid-19. Con 381 decessi registrati venerdì scorso (9), la media ha raggiunto 260 decessi giornalieri – 30 in più rispetto al precedente record di martedì (6), e una variazione del 80% rispetto a due settimane fa, indicando una tendenza al rialzo.

Lo sgombero senza fine

Fondata circa 40 anni fa dai lavoratori del nord-est del Brasile che lavoravano alla costruzione della stazione della metropolitana Maracanã, la Favela di Metrô-Mangueira ha sofferto per oltre un decennio un processo di sgombero forzato promosso dalle amministrazioni comunali che si sono succedute.

Nel novembre 2010, quando sono iniziate le demolizioni – effettuate con il pretesto di costruire un parcheggio per la Coppa del Mondo e le Olimpiadi – circa 700 famiglie vivevano lì.

Nei mesi precedenti, alcuni di loro erano già stati avvicinati da impiegati del municipio, che sostenevano di raccogliere dati per il pagamento del programma Borsa Famiglia. Desiderosi di ricevere il beneficio, molti residenti si sono iscritti, dando le loro informazioni personali agli “assistenti sociali”. Non sapevano che la registrazione non era finalizzata al programma federale; invece, la registrazione avviava un periodo pluriennale di sgomberi di massa della comunità.

Secondo il municipio, nei quattro anni successivi, 685 famiglie furono allontanate da Metrô-Mangueira. Quasi immediatamente dopo l’inizio delle pressioni del governo, 108 di loro sono stati costretti ad accettare bruscamente un trasferimento immediato nei condomini Minha Casa, Minha Vida (MCMV) a Cosmos e Santa Cruz, nell’estrema zona ovest di Rio, a due ore di distanza.

Sostenute da attivisti e movimenti sociali, la maggior parte delle famiglie è riuscita a resistere al tentativo iniziale di sgombero. Tuttavia, la demolizione delle 108 case dei loro vicini – lasciando intenzionalmente delle macerie, insieme al taglio dell’elettricità, dell’acqua e della raccolta dei rifiuti ha contribuito a rendere la loro vita un inferno. Quando le condizioni peggioravano, i funzionari municipali citavano i problemi sanitari creati dalle demolizioni stesse per giustificare ulteriori sfratti.

Nel gennaio 2014, un altro giro di sfratti è stato effettuato, con centinaia di occupanti di edifici semi-demoliti sgomberati violentemente dalla polizia. Durante l’operazione, gli agenti della repressione hanno usato proiettili di gomma, spray al pepe, gas lacrimogeni e bombe flash.

Nessuna spiegazione o ricorso è stato offerto. Nonostante la promessa, fatta personalmente dal sindaco Eduardo Paes, che nessuno della Metrô sarebbe rimasto senza casa, le persone finirono sfrattate senza alcuna opzione di reinsediamento o indennizo.

Nel maggio 2015, dopo un nuovo assalto del governo cittadino contro la comunità, gli studenti della UERJ (Università dello Stato di Rio de Janeiro) furono a sostenere una protesta tenuta da residenti e commercianti locali, bloccando il viale Radial Oeste, una delle strade principali che collega il centro e la zona nord. In risposta, la polizia militare iniziò un confronto, che si estese al campus universitario, vicino alla favela.

L’episodio ebbe una grande ripercussione mediatica all’epoca, che finì per favorire i residenti per ottenere un’ingiunzione della magistratura provinciale che proibiva al municipio di continuare la distruzione della Metrô Mangueira.

Nonostante la decisione del tribunale, nel 2020, già sotto la gestione di Marcelo Crivella (repubblicani) e in piena pandemia, il municipio ha abbattuto di nuovo degli edifici nella favela. All’epoca, come al solito, le maggiori corporazioni mediatiche si limitarono a trasmettere la narrazione ufficiale dell’accaduto. Secondo quanto riportato, gli edifici, eretti dopo l’ingiunzione, sarebbero stati destinati alla vendita o all’affitto.

Tale versione, però, è stata smentita dal collettivo ‘Ação Direta em Educação Popular’, che svolge attività educative nella baraccopoli: “Se si stanno costruendo altre case nella zona, è dovuto principalmente e soprattutto al fatto che ci sono migliaia di persone senza casa o che vivono lontano dal loro lavoro, dovendo rischiare quotidianamente in trasporti pubblici malsani durante una pandemia”, hanno detto gli educatori, in una nota.

“Le case che sono state demolite all’epoca hanno lasciato un enorme spazio vuoto, che il governo della città non usa e non permette alle persone bisognose di occupare di nuovo, perché ha intenzione di eliminare la baraccopoli una volta per tutte. Quello che possono aver creduto i residenti locali, che hanno permesso le nuove costruzioni, è che in mezzo alla covid-19 non potevano esserci sgomberi, ma in questo hanno sottovalutato il carattere genocida del potere pubblico, che aspetta che la gente spenda i suoi pochi risparmi per costruire qualcosa e poi la distrugge, senza che nessuno venga compensato o indennizzato”, valuta il documento.

La lotta degli abitanti di Metrô contro gli sfratti è il tema del cortometraggio ‘Favela que não luta é senzala – a resistência da favela Metrô-Mangueira’, prodotto da Midia1508. Un frammento del documentario è disponibile su Youtube:

 

Qui trovi il documentario completo.

 

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