Commozione e riflessione a Praga: 25mila croci per chi non vedrà la fine della pandemia

05.04.2021 - Gerardo Femina

Quest'articolo è disponibile anche in: Portoghese

Commozione e riflessione a Praga: 25mila croci per chi non vedrà la fine della pandemia

Il 22 marzo scorso a Praga, nella Piazza della Città Vecchia, sono state disegnate 25mila croci per ricordare i morti da covid in un anno di pandemia. La Repubblica Ceca, che nella prima ondata non era stata quasi colpita dal virus, è oggi tra i primi paesi per numero di contagi e decessi in proporzione alla popolazione.L’iniziativa è stata lanciata dall’associazione culturale “Milion chvilek pro demokracii” – Un milione di momenti per la democrazia. Gli organizzatori credevano che le croci sarebbero rimaste solo pochi giorni, dato che la manifestazione era un atto di accusa contro il governo. “La responsabilità delle vite sprecate ricade sul governo, che dà la priorità ai suoi affari rispetto alla salute dei cittadini” ha dichiarato il presidente dell’associazione Bemjamin Roll.

Ma le cose hanno avuto un diverso sviluppo. Molta gente, in maniera completamente spontanea, ha cominciato a recarsi nella piazza portando fiori e candele e a disegnare cuori. Ancora oggi, dopo tanti giorni, le persone vanno in pellegrinaggio in Piazza della Città Vecchia, alcuni solo per osservare, altri per accendere candele e altri ancora per scrivere il nome dei loro cari scomparsi. La maggior parte dei disegni è dedicata ai nonni, ma colpisce il fatto che molte dediche siano rivolte a persone giovani. E’ un’iniziativa nata spontaneamente e dunque non ha l’atmosfera formale tipica delle cerimonie istituzionali. Visitare la piazza è un’esperienza molto interessante. Se la prima sensazione potrebbe essere quella di trovarsi in un cimitero, in un secondo momento si viene avvolti da una forte senso di emozione e commozione. Nelle scritte, nei disegni, nelle persone che accendono una candela, nell’atmosfera magica di una delle piazze più belle d’Europa, si percepisce tutto il dispiacere per gli affetti persi, quel dolore che quasi tutti almeno una volta abbiamo vissuto nella nostra vita, ma soprattutto si respira il grande bisogno di viverlo insieme agli altri.

Questo è stato un anno intenso, di angoscia, polemiche e discussioni, ma anche un anno che ci ha avvicinati gli uni agli altri nel profondo, nella consapevolezza che viviamo la stessa esperienza al di là delle distanze e delle barriere culturali. Quanto è accaduto, e ancora sta accadendo, riguarda tutti, non come individui isolati, ma come comunità. In quella piazza si avverte molto forte questo bisogno di condivisione, di affetto, di sentirsi parte della famiglia umana. Questa atmosfera e questi sentimenti contrastano con quello che si percepisce quotidianamente, soprattutto nella freddezza dei bollettini sul covid o nelle odiose polemiche nei social. A volte sembra che i nostri cuoricini così anestetizzati da non riuscire a percepire il vissuto interno degli altri e a sentire emozioni così forti vedano solo l’agognata normalità nella possibilità di andare in vacanza. Ma in quella piazza si sentono altre cose, echi di una umanità ritrovata.

Ovviamente in molti si chiedono se questa sofferenza poteva essere evitata e cosa si possa fare per evitarla nel futuro. Spinta anche da queste riflessioni, l’associazione Mondo senza guerre e senza violenza ha avviato un’iniziativa per chiedere al governo di investire nella salute i soldi destinati alla spesa militare. “E’ una follia che la spesa militare aumenti proprio in un momento difficile come quello che viviamo, dove è chiaro quali siano le vere necessità” dichiara Tania Bednarova, presidentessa dell’associazione. In Repubblica Ceca e in tanti altri paesi del mondo le industrie belliche sono tra le poche che hanno aumentato il loro fatturato. Tania si augura che questa iniziativa possa diffondersi in tutta Europa.

Intanto la gente continua ad andare nella Piazza della Città Vecchia a condividere il proprio lutto e a rafforzare questa atmosfera di affetto e riflessione.

Investiamo nella salute, non nelle armi!

 

 

 

 

Categorie: Europa, Opinioni, Pace e Disarmo, Salute
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