Con le  immagini del documentario di Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli, Dove bisogna stare.

La mattina del 23 febbraio 2021, all’alba, a Trieste, la polizia ha fatto irruzione a casa di Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir. Hanno sequestrato telefoni, libri contabili, altro materiale. Gian Andrea risulta imputato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La loro attività, assieme a Linea d’Ombra ODV non è mai stata segreta: Lorena e Gian Andrea aiutano i e le migranti che, sfiancati, arrivano a Trieste passando per la rotta balcanica. Davanti agli occhi di tutti, in piazza, fasciano piedi, curano ferite, offrono un piatto caldo.

Come raccontare Lorena e Gian Andrea ?

Forse servono più le  immagini del documentario di Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli, Dove bisogna stare.

 

 O la foto del carrettino verde, che è ancora lì, in piazza Libertà a Trieste, che aspetta il transito dei prossimi migranti.
Contiene le garze per i piedi feriti dalla fuga nei boschi.
Quella fuga nella neve, nel freddo, nel buio, con gli orrori dei campi bosniaci dietro le spalle, col terrore di essere ripresi, pestati, derubati e de/portati indietro dalle guardie croate, o respinti di nuovo da quelle italiane oltre il confine.
Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi sono in quella piazza ad aspettare, e non per “impegno umanitario”.

Io rivendico – scrive Gian Andrea – il carattere politico, e non umanitario, del mio impegno quinquennale con i migranti.
Impegno umanitario è un impegno che si limita a lenire la sofferenza senza tentar d’intervenire sulle cause che la producono
. Impegno politico, nell’attuale situazione storica, è prima di tutto resistenza nei confronti di un’organizzazione della vita sociale basata sullo sfruttamento degli esseri umani e della natura portato al limite della devastazione (come la pandemia ci mostra). È inoltre tentativo di costruire punti di socialità solidale che possano costantemente allargarsi e approfondirsi“.

E continua, sull’inchiesta istruita dalla Procura di Trieste: “Su questo impegno è balzato lunedì scorso alle cinque del mattino, con una perquisizione in casa mia, un intervento calunnioso di magistratura e questura che, basandosi su un aiuto effettivo di assistenza e ospitalità, dato nel luglio del 2019 a una famiglia iraniana, composta da padre, madre e due bambini, vogliono collegarmi a una rete di sfruttatori (passeur) che avrebbe, prima e dopo il mio intervento, approfittato della famiglia profuga.
Secondo il mio sentire non sarebbe nemmeno il caso di alzare le spalle nei confronti di questa insinuazione, che neanche giuridicamente mostra prove ma crea solo insinuanti parallelismi temporali.
Tuttavia, ci sono di mezzo oltre alla mia persona, anche coloro che collaborano con me.
Credo, allora, doveroso affermare pubblicamente che non esiste neanche uno straccetto di prova.
Esiste solo l’insinuazione che, essendo stata questa famiglia contattata e usata da alcuni trafficanti (secondo gli inquirenti), io avrei potuto non solo esserne a conoscenza ma trarne addirittura un mio personale profitto. Ritengo che ciò, che nel documento presentatomi è mera allusione, sia soltanto una sorta di macchina del fango che si vuol gettare non tanto sulla mia persona ma su un lavoro collettivo di solidarietà“.

Solidarietà che ora va restituita (e non sarà mai abbastanza) a Lorena e Gian Andrea.

Qui il crowdfunding per le spese legali e per le attività di Linea d’Ombra odv. Un contributo per dimostrare che Lorena e Gian Andrea non sono soli, e come schiaffo ai costruttori di teoremi giudiziari.

L’articolo originale può essere letto qui