Lettera di un ex-poliziotto: “FBI ha coperto l’omicidio di Malcolm X”

24.02.2021 - Lorenzo Poli

Lettera di un ex-poliziotto: “FBI ha coperto l’omicidio di Malcolm X”
(Foto di Di Tony Fischer - "We Who Believe in Freedom Cannot Rest", CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24901496)

Cinquantasei anni dopo l’omicidio di Malcolm X è stata resa pubblica una lettera di Raymond Wood, ex agente afroamericano in servizio il 21 febbraio 1965 (giorno dell’assassinio di Malcom X), il quale nella lettera del gennaio 2011 sostiene di aver “partecipato ad azioni che a ben vedere erano deplorevoli e dannose per il progresso della mia gente nera”.

La sua famiglia afferma che Wood scrisse la missiva sul letto di morte accusando l’Fbi e il New York Police Department di essere gli ideatori dell’assassinio nel 1965 dell’attivista afroamericano per i diritti civili.

Nella lettera Wood spiega di aver ricevuto pressioni dai suoi capi del New York Police Department affinché spingesse due guardie della sicurezza di Malcolm X a commettere dei reati pochi giorni prima dell’uccisione del leader, con crimini punibili con l’arresto in modo da impedirgli di proteggere l’attivista afroamericano. Nella lettera si legge anche che questa mossa avrebbe garantito che Malcolm si sarebbe trovato senza protezioni all’ingresso dell’Audubon Ballroom di Harlem a New York, dove poi è stato colpito a morte con sette colpi di arma da fuoco il 21 febbraio 1965 a 39 anni.

Il suo Dipartimento e l’FBI avrebbero dunque coperto i dettagli dell’assassinio, ordinando a Wood di infiltrarsi nel movimento per i diritti civili, portando all’arresto delle guardie di sicurezza di Malcolm X poco prima dell’uccisione. Wood ha però negato di sapere che Malcolm X era l’obiettivo del complotto.

Fino ad oggi si è pensato che fosse stato assassinato da alcuni membri della Nation of Islam. Tre uomini furono condannati per omicidio e imprigionati, e tutti furono infine rilasciati. Già l’anno scorso il procuratore distrettuale di Manhattan, Cy Vance Jr., aveva annunciato che il suo ufficio avrebbe riesaminato e revisionato le condanne. Ora, l’inchiesta sull’assassinio di Malcolm X, è sotto nuovo esame dal Manhattan DA che sta rivedendo le indagini sull’assassinio di Malcolm X, svoltosi in circostanze ancora oscure.

Non dimentichiamoci che la Nation of Islam, l’organizzazione di Malcolm X, era tra le organizzazioni prese di mira da Cointelpro, il programma dell’Fbi volto a sabotare organizzazioni politiche di sinistra. Nel 1950 l’Fbi ha aperto un fascicolo su Malcolm X dopo una sua lettera scritta al presidente Truman in cui esprimeva le sue posizioni contro la guerra di Corea e si dichiarava “comunista”. Dal marzo 1953 anche la Cia iniziò a spiarlo e Malcolm e la sua famiglia, il 14 febbraio 1965 Malcolm, sopravvissero ad un attentato dinamitardo sotto la loro abitazione. Esattamente una settimana dopo, il 21 febbraio, Malcolm X fu assassinato durante un discorso pubblico ad Harlem.

Al funerale, celebrato il 27 febbraio 1965 ad Harlem, parteciparono oltre 1.500.000 persone. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Ferncliff, ad Hartsdale, New York.

“Ho partecipato ad azioni che col senno di poi erano deplorevoli e dannose per l’avanzamento del mio popolo nero. Le mie azioni per conto del Dipartimento di Polizia di New York City sono state fatte sotto costrizione e paura”, ha detto Reggie Wood, parente di Raymond Wood, leggendo la lettera in una conferenza stampa sabato scorso.

Secondo Reggie Wood, Raymond Wood non voleva che la lettera fosse resa pubblica fino a dopo la sua morte, dicendo che temeva ripercussioni da parte delle autorità se avesse presentato le sue accuse. Nel frattempo l’FBI non ha rilasciato dichiarazioni.

Ilyasah Shabazz, una delle tre figlie di Malcolm X, disse che le nuove accuse avrebbero dovuto sollecitare ulteriori indagini: “Qualsiasi prova che fornisca una visione più approfondita della verità dietro quella terribile tragedia dovrebbe essere oggetto di indagini approfondite. (…) La polizia di New York ha fornito tutti i documenti disponibili relativi a quel caso al procuratore distrettuale. Il dipartimento rimane impegnato ad assistere in qualsiasi modo tale revisione”.

Secondo quanto riportato da CBS News, ora le tre figlie di Malcolm X, Attallah, Qubilah e Ilyasah Shabazz, insieme alla famiglia di Wood e all’avvocato per i diritti civili Ben Crump, chiedono che il caso venga riaperto. “Quello che vogliamo è cercare giustizia”, ha detto l’avvocato Ray Hamlin.

Le dichiarazioni pubbliche dell’ufficio dell’avvocato Crump affermano: “Ray Wood, un ufficiale di polizia sotto copertura all’epoca, ha confessato in una lettera di dichiarazione sul letto di morte che la polizia di New York e l’FBI hanno cospirato per minare la legittimità del movimento per i diritti civili e dei suoi leader. (…) Senza alcuna formazione, il compito di Wood era quello di infiltrarsi nelle organizzazioni per i diritti civili e incoraggiare leader e membri a commettere atti criminali. Gli fu anche affidato il compito di assicurarsi che gli agenti di sicurezza di Malcolm X venissero arrestati giorni prima dell’assassinio, garantendo che Malcolm X non avesse sicurezza mentre si trovava alla Audubon, dove fu ucciso il 21 febbraio 1965”.

A quanto pare si riaprirà un nuovo capitolo per scoprire la verità su uno degli omicidi più oscuro della storia degli Stati Uniti.

Categorie: Nord America, Politica
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