La memoria del presente

27.01.2021 - Gabriella De Rosa

La memoria del presente
(Foto di Alessandro Sandrucci via flickr.com)

Cos’è effettivamente il giorno della memoria? Il giorno in cui dovremmo ricordare qualcosa che è accaduto nella storia? Come se fosse stato un evento unico e irripetibile? Ma la storia con i suoi corsi e ricorsi ci mostra quanto poco affidabile sia la nostra memoria. Un giorno commemorativo non basta, anzi non serve a nulla se quello ci circonda ha troppe somiglianze con quello che in teoria ci siamo lasciati alle spalle.

Cosa effettivamente ricordiamo? Le vittime dell’Olocausto? Gli orrori che sono stati commessi nei campi di concentramento? Ma è davvero l’unica cosa che dobbiamo ricordare? Solo dinanzi a questo dobbiamo inorridirci? Nella storia recente, l’odio nei confronti degli ebrei, in quanto minoranza, in quanto diversi, è stato esasperato anche nei pogrom sovietici, risultati vincitori della seconda guerra mondiale. Questo dimostra quanto a volte la storiografia sia incompleta, quanto il nostro ricordo sia limitato.

Un giorno della memoria non basta. Dovremmo ricordare ogni giorno per non ripetere più.

Nei campi di concentramento furono condannati anche più di 50.000 omosessuali, uno scempio riconosciuto solo negli ultimi quarant’anni. In Russia ancora oggi l’omofobia è fin troppo diffusa e il governo si oppone ancora alle comunità LGBT e alle risoluzioni contro l’omofobia, al riconoscimento delle unioni civili e qualsiasi azione progressista. Nel 2019 vi è stato un pogrom contro gli omosessuali in Cecenia. Ecco, cosa ci hanno insegnato i campi di concentramento nazisti? Non è stato un episodio unico, bisogna conoscere la storia, non citare una sterile e incompleta storiografia, per andare veramente avanti.

Ci indigniamo davanti alle immagini dei campi di concentramento nazisti di settant’anni fa ma rimaniamo completamente impassibili difronte ai campi di Lipa e di Bihac in Bosnia. Sta accadendo oggi, a pochi chilometri dal nostro Paese, sta accadendo al confine con l’Europa e sembra che non ci riguardi. Migliaia di migranti provenienti da Siria, Afghanistan, Pakistan fuggono dalle crudeltà dei loro paesi per trovare rifugio in Europa e chiedere asilo, solo per cercare di avere una vita normale. Si mettono in cammino, con pochi vestiti e coperte, devastati dal freddo e dalla neve, famiglie intere o spesso giovani minorenni soli, che vivono in condizioni disumane e subiscono torture dalle autorità. Spogliare l’altro della propria identità e della propria dignità, violenza gratuita, odio, discriminazione, xenofobia. Cosa ci hanno insegnato i regimi totalitari? La rotta balcanica è un serio problema, “una catastrofe umanitaria” che vede persone rispedite indietro come se fosse un gioco. Viene infatti chiamato the game, perché una volta arrivato al confine puoi sempre essere rimandato dietro una linea immaginaria, dove iniziano l’Europa, il mondo libero, la democrazia, i diritti umani, che però fanno finta di non guardare oltre quella linea.

“Mentre siamo impegnati a ricordare barriere del passato per mondare la nostra coscienza da colpe vergognose di cui non siamo diretti responsabili, chiudiamo gli occhi di fronte a quelle che ci sono contemporanee”, dice Mariapaola Ciafardoni nel suo contributo “Le rotte ostinate e contrarie” in “Bosnia: l’ultima frontiera.

Ricordare significa conoscere, capire e riconoscere qualsiasi cosa possa rassomigliare a quello che è stato e che non deve essere mai più. Thomas Mann nel suo saggio Bruder Hitler ci vuole trasmettere proprio questo messaggio, chiama Hitler “fratello”. Per imparare e saper riconoscere dobbiamo saper guardare la storia, non con occhi accecati da odio e indignazione ma con la distanza critica per dire che può trattarsi di qualsiasi persona: Hitler era solo una persona tra tante e questo significa che tutto quello di cui è stato capace lui può essere alla portata di chiunque. L’Europa ha acconsentito, è stata a guardare mentre il Male sfilava per le sue strade. Il consenso del popolo ha permesso che facesse tutto ciò che ha fatto: il nostro odio, la nostra sete di potere. Non dobbiamo e non possiamo guardare dall’altra parte e scostarcene, perchè è stato l’essere umano a creare quell’orrore, che ha anteposto velleità nazionaliste e suprematiste all’umanità. Dobbiamo vergognarci per l’Olocausto, dobbiamo vergognarci per i pogrom, per le persecuzioni di etnie e minoranze sociali, per gli sterminii che costellano tutta la storia occidentale, dai nativi americani agli armeni. Ma soprattutto, dobbiamo vergognarci per oggi, per quello che vediamo, perché dalla storia possiamo solo apprendere, ma su ciò che ci circonda possiamo intervenire. Possiamo provare a non lasciare un’altra macchia sulla coscienza delle generazioni future.

Categorie: Cultura e Media, Europa, Pace e Disarmo
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