Meritoria e coraggiosa è l’iniziativa intrapresa dalle 122 personalità del mondo accademico, intellettuale e culturale palestinese che hanno deciso di fare chiarezza con una lettera aperta contro l’uso distorto e strumentale che troppo spesso viene fatto della definizione e dell’interpretazione del termine antisemitismo e a favore del diritto internazionale e dei diritti dei popoli, a partire dalla libertà e dall’autodeterminazione.

Un’iniziativa, si è detto, meritoria, perché centra l’obiettivo di fare chiarezza sull’uso delle parole che costituisce uno degli aspetti più delicati e sostanziali del discorso pubblico e della battaglia politica, al tempo stesso un veicolo di costruzione dell’egemonia politica e culturale nella società e uno strumento di costruzione di lotta politica e di articolazione del consenso all’interno dell’opinione pubblica.

E poi, in particolare, un’iniziativa coraggiosa, perché sfida senza incertezze le manipolazioni mediatiche, lo costruzioni artificiose di senso, persino senso comune e tabù che troppo spesso, usati in maniera distorta e strumentale, finiscono per paralizzare, inibendo libertà di espressione e di attivazione sociale.

Ma quali sono i termini fondamentali della iniziativa assunta dagli intellettuali arabi e palestinesi?

Il principale punto di forza della lettera aperta è senza dubbio quello della chiarezza: non si gira intorno al problema, si intende centrare l’obiettivo, puntando al cuore della questione. Tale nucleo non è tanto la definizione di antisemitismo in sé bensì l’uso troppo spesso distorto e strumentale che se ne fa.

Non ci può essere nessuna esitazione e nessuna incertezza nella condanna di ogni forma di antisemitismo, purtroppo tuttora presente, spesso largamente presente, nelle nostre società, dagli Stati Uniti all’Europa, l’Europa continentale, l’Europa centro-orientale senza dubbio, ma anche nel nostro Paese.

Giustamente la lettera puntualizza che «l’antisemitismo si manifesta attraverso generalizzazioni e stereotipi indiscriminati sugli ebrei, riguardanti in particolare il potere e il denaro, insieme a teorie del complotto e alla negazione dell’Olocausto». E, giustamente, senza mezzi termini, esordisce ribadendo che «l’antisemitismo deve essere smascherato e combattuto; indipendentemente dai pretesti, nessuna espressione di odio per gli ebrei in quanto ebrei dovrebbe essere tollerata in nessuna parte del mondo».

Si tratta di una posizione intorno alla quale non possono che unirsi tutte le soggettività democratiche, tutti i sinceri democratici, tutti gli amanti della pace, della libertà nella giustizia, della democrazia.

Per i/le comunisti/e e i/le socialisti/e, che sono stati e sono sempre in prima fila nella lotta contro ogni forma di nazionalismo e di fascismo, di teorie e prassi politiche basate su presunti e assurdi primati di etnia o di cultura, e che hanno dato il contributo più alto, di lotta e di vite, per liberare l’Europa dalla barbarie del fascismo e del nazismo e dall’orrore della persecuzione e della segregazione, questa posizione ha ancora più valore, corroborata dalla lezione della storia e dalla pratica quotidiana della lotta politica.

Anche per questo non si può accettare nessuna banalizzazione della gravità dell’antisemitismo e della tragedia della Shoah e, al tempo stesso, nessuna strumentalizzazione dell’antisemitismo e della stessa tragedia della Shoah per interessi politici. Se, per un verso, è indispensabile la lotta contro ogni rigurgito antisemita, per l’altro, tale battaglia deve valere sempre, deve essere affrontata in termini di principi, non può essere piegata a interessi di questa o quella parte, onde evitare di vanificare il suo scopo.

È questo l’ulteriore punto di forza della lettera aperta: «negli ultimi anni la lotta contro l’antisemitismo è stata sempre più strumentalizzata dal governo israeliano e dai suoi sostenitori nel tentativo di delegittimare la causa palestinese e mettere a tacere i difensori dei diritti dei palestinesi»; mai la lotta contro l’antisemitismo può essere trasformata «in uno stratagemma per delegittimare la lotta contro l’oppressione dei palestinesi, la negazione dei loro diritti e la continua occupazione della loro terra».

È la stessa chiarezza che torna nel primo punto della lettera: «La lotta contro l’antisemitismo deve essere condotta nel quadro del diritto internazionale e dei diritti umani. Dovrebbe essere parte integrante della lotta contro tutte le forme di razzismo e xenofobia, compresi l’islamofobia e il razzismo anti-arabo e anti-palestinese. Lo scopo di questa lotta è garantire libertà ed emancipazione a tutte le categorie oppresse. Orientarlo verso la difesa di uno Stato oppressivo e rapace costituisce un profondo stravolgimento».

Per questo va sostenuta l’iniziativa delle 122 personalità arabe e palestinesi del mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo; va salutata l’adesione delle centinaia e centinaia di personalità che, da tutto il mondo, si sono espresse a sostegno della loro iniziativa; va ancora di più continuata e sostenuta la battaglia “per i principi” e “per i diritti”: contro ogni forma di nazionalismo, antisemitismo, discriminazione; a sostegno, sempre, della lotta per la libertà, i diritti, l’autodeterminazione dei popoli.

Testo e firmatari (4 gennaio 2021) sono qui: zeitun.info/2021/01/04/dal-mondo-della-cultura-italiano-il-sostegno-alla-lettera-di-122-palestinesi-e-del-mondo-arabo