La Tela: uno spazio di relazione creativa

26.12.2020 - Napoli - Gianmarco Pisa

La Tela: uno spazio di relazione creativa

Una risposta all’emergenza, perfino esistenziale, che interroga modi e forme del vivere e dell’interagire, rappresentata dalla pandemia. Una reazione, creativa e sana, alle misure, spesso paradossali, di contenimento, di limitazione alla mobilità e alle relazioni, di contenimento sociale e di distanziamento personale, imposte dai lockdown. Una sfida, alle inquietudini del presente e ai condizionamenti del profitto (e della produzione di valore e di valori piegati al profitto e alla accumulazione), all’insegna della creatività, della sperimentazione, dell’arte. Questo – e molto di più – è rappresentato dalla Tela, una sperimentazione creativa, collettiva e pubblica, posta in essere, non solo nello spazio del virtuale, dall’Asilo, l’ex Asilo Filangieri, comunità di relazioni di attivisti ed attiviste e operatori ed operatrici dell’immateriale e dell’immaginario, uno tra gli “storici” – se questa aggettivazione non è abusiva – spazi sociali liberati e autogestiti del panorama napoletano.

Una sperimentazione, si diceva, non solo virtuale. La Tela (che si può visionare, attraversare, percorrere, in qualche modo abitare, perfino alterare, da questo sito) è infatti propriamente un’opera d’arte, anzi, come si vede cimentandosi nel suo attraversamento o, per meglio dire, nella sua esplorazione, un’opera d’arte “tridimensionale”: un’opera d’arte (un sistema di relazioni creative) che contiene un’opera d’arte (la tela intesa come piattaforma, quell’alternanza di bianco e di nero, di contenuti e di visualizzazioni, che si offrono all’occhio e all’orecchio dell’esploratore) che contiene un’opera d’arte (l’insieme delle elaborazioni creative “in derivazione” che trovano posto, senza giustapporsi, ma contaminandosi, sulla piattaforma).

È, cioè, uno spazio di creatività condivisa nel contesto del quale il “processo” e il “prodotto” vivono in una relazione ambivalente e simbiotica, in perenne equilibrio e sfida tra il “farsi” collettivo della produzione artistica e il “generarsi” sistematico di ispirazioni che derivano molto meno dall’ispirazione artistica in quanto tale che dalla creatività innescata da una continua interazione inter-personale, da un gioco continuo di seduzioni e ispirazioni. Che senza la relazione (l’incontro e il confronto, lo scambio di idee e di suggestioni, le tecniche e le loro infinite manipolazioni, l’errore e le sue infinite possibilità) sarebbe praticamente inconcepibile: e che infatti è nato, nella primavera scorsa, all’epoca del primo, durissimo, lockdown, proprio come risposta e reazione creativa (e intelligente) alla chiusura dei luoghi della socialità e della cultura e alla imposizione dei codici di contenimento e di distanziamento.

Da qui, da questa intuizione, ha cominciato a generarsi creativamente la Tela: si è dischiuso un ambiente virtuale aperto ad una continua tensione verso lo sconfinamento nel reale (e infatti i contenuti della Tela sono già stati Tema di performance creative dal vivo, non appena è stato possibile realizzarle e altre ne saranno immaginate e concretizzate); si è costruito (si sta articolando) un codice di programmazione che definisce l’infrastruttura digitale della “meta-composizione” (una composizione di composizioni, come si diceva); si è lanciata la sfida della generazione creativa collettiva, radunando una comunità, maturando idee, lanciando poi anche alcune “chiamate alle arti” appositamente concepite (una gamma di queste sollecitazioni può essere ripercorsa in questo collegamento). Ciò che sta prendendo “forma”, nella prospettiva dello sconfinamento che è propria di questa immaginazione creativa, è, in definitiva, un’opera d’arte (tridimensionale, appunto, nel senso cui si faceva riferimento poc’anzi), al tempo stesso, “aperta”, “derivata”, “interdipendente”. “Aperta” perché socialmente generativa: l’assemblea (virtuale in questa fase) è il luogo della interazione e dello scambio, sia sul livello della condivisione di ispirazioni e proposte artistiche, sia sul piano dello scambio di idee e riflessioni di natura creativa (intellettuale e relazionale in senso ampio), e l’insieme dei contenuti artistici non è mai “de-finito”, perché sottoposto costantemente e continuamente a rigenerazioni e interconnessioni. “Derivata”, perché ogni contenuto artistico deriva dagli altri, si collega agli altri, viene generato in base alle altre opere presenti e modifica a sua volta le opere con cui entra in interazione, in quello spazio di connessioni plurime e continue che è appunto la Tela. E quindi, proprio per questo, “Interdipendente”, in effetti un principio-guida, prima ancora che un metodo di ricerca: «una pratica di interdipendenza in quanto frutto di connessioni sia tra le opere che si co-determinano, sia tra le persone che le generano».

Vi è una forza in tutto questo: nei principi ispiratori che connotano la dinamica dello spazio sociale (anti-fascismo, anti-sessismo e anti-razzismo, si può andare a vedere meglio in questa pagina) e nella pratica concreta che fa della relazione, del collettivo, la sua preminenza. Una risposta ai tempi difficili (e non solo a questi) che stiamo attraversando. Appunto, come è stato indicato in questa trasmissione, «può causare interdipendenza».

Categorie: Cultura e Media, Europa, Opinioni
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