Mentre nella sede dell’Eipr è festa per il rilascio dei tre membri dell’ong, c’è grande apprensione per lo studente egiziano, che comparirà in tribunale.

Magari anche Patrick Zaki sarà liberato domani, “dipende”. Due ore fa l’Eipr, l’organizzazione non governativa per la quale Zaki lavorava come ricercatore, ha annunciato in un tweet che la sua udienza, inizialmente attesa a gennaio, è stata anticipata a domani. “Magari succederà qualcosa di positivo- dice alla ‘Dire’, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia- che ci sia un’udienza così ravvicinata, disposta quasi in contemporanea con il rilascio degli altri tre fa ben sperare”. Dunque si incrociano le dita. “Speriamo che l’udienza di domani porti buone notizie e che tutti i nostri colleghi potranno stare coi propri cari”, scrive l’Eipr nel tweet che segue quello di ieri, in cui annunciava la scarcerazione dei tre dirigenti della ong.

Le speranze di Amnesty e di Noury, in vista dell’udienza anticipata a domani quando in realtà era attesa a gennaio “sono alte, ma non bisogna illuderci perché è già accaduto altre volte che fossero anticipate delle udienze. Ma diciamo che questa volta forse c’è una coincidenza in più tra il rilascio dei tre e l’udienza di Patrick. Ci dà un minimo di ottimismo”.

L’INTERVENTO DI SCARLETT JOHANSSON

Interpellato poi sull’appello dell’attrice Scarlett Johansson, Noury spiega che “è difficile stabilire in quale percentuale il suo appello sia stato importante (ai fini della scarcerazione, ndr). Certamente però, più rumore si fa, ad ogni livello, meglio è. Tutto è utile” e dunque “siamo felici che lo abbia fatto”. A un giorno da quella che, forse, potrebbe essere l’ultima udienza per Patrick Zaki, Noury coglie l’occasione per lodare il lavoro della stampa. “Sono veramente molto contento per il fatto che ogni giorno da quando Patrick è stato arrestato c’è stato qualcosa o qualcuno che hanno fatto rumore e in questo devo dire che il contributo dell’informazione è stato fondamentale perché Patrick è rimasto in cima all’agenda, anche dei media, nonostante la pandemia”. Certo, molto del merito va alle mobilitazioni continue, ad Amnesty, al Comune e all’Università di Bologna “però se i nostri appelli non fossero stati accolti dal mondo dell’informazione non avrebbero avuto questa forza. E non era scontento. Diciamo che si tratta di un esempio molto virtuoso di buon giornalismo per i diritti umani”.

L’EIPR IN FESTA PER I TRE COLLEGHI RILASCIATI

“Gasser, Karim e Mohamed stanno bene. Li abbiamo visti, hanno l’aria provata, ma non smettono di ridere e di parlare. È bello vederli così felici. Penso che il carcere sia stata un’esperienza molto dura ma si stanno sforzando di rassicurare noi colleghi, i famigliari e gli amici”. Lo racconta all’agenzia Dire Lobna Darwish, la responsabile diritti umani e di genere per l’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), l’ong più nota d’Egitto da quando ieri sono stati rimessi in libertà tre dei suoi quattro esponenti incarcerati: il direttore generale Gasser Abdel Razek, il direttore amministrativo Mohamed Basheer, e il responsabile Giustizia Karim Ennarah. Erano stati arrestati a metà novembre.

Dal momento che Eipr non è iscritta nel registro delle organizzazioni non governative, riferiscono media concordanti, i suoi esponenti erano incorsi nei reati di “appartenenza” e “finanziamento al terrorismo” e “diffusione di informazioni destabilizzanti per la sicurezza nazionale”. Tutte accuse che sarebbero decadute in quanto Eipr aveva tentato più volte di iscriversi al registro. “È dal 2002 che presentiamo richiesta- spiega Darwish- e forse i giudici hanno tenuto conto della domanda d’iscrizione”. Ora alla sede dell’Eipr è festa per i tre colleghi, ma il pensiero va subito al quarto esponente di Eipr, Patrick Zaki, in cella da quasi dieci mesi. “Speriamo davvero che lo rilascino. Ong, università, governi che in questi giorni ci hanno espresso solidarietà restino con noi e non smettano di fare pressioni”, l’appello della responsabile.

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Darwish conosce bene Zaki, in quanto lavoravano nella stessa sezione dell’Eipr, quella dei diritti di genere: “Patrick si trova rinchiuso in una cella sovraffollata in condizioni terribili. E poi- continua l’attivista- la comunità internazionale non deve dimenticarsi che ci sono migliaia di attivisti ancora dietro le sbarre“. Infine, c’è il problema del congelamento del conto corrente bancario di Eipr, che non sarebbe ancora decaduto col rilascio dei tre dirigenti. Darwish riferisce: “Non sappiamo ancora se il blocco disposto dalle autorità pochi giorni fa riguardi solo l’organizzazione o anche il patrimonio dei vari membri. Non ci hanno dato accesso a questa informazione”.

 

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