Tempesta politica sconvolge l’Etiopia

15.11.2020 - Ginevra, Svizzera - Rene Wadlow

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Tedesco, Greco

Tempesta politica sconvolge l’Etiopia
Il primo ministro etiope Abiy Ahmed riceve il premio Nobel per la pace a Oslo 2019 (Immagine di Bair175 su wikimedia commons)

Il conflitto armato iniziato il 4 novembre 2020 tra il governo centrale dell’Etiopia e la provincia semi-autonoma del Tigray, che confina con l’Eritrea e il Sudan, ha fatto temere un conflitto peggiore. Centinaia di persone sono già state uccise e le Nazioni Unite riferiscono di un massiccio flusso di rifugiati in fuga. I dettagli sono difficili da confermare, poiché il governo centrale ha interrotto l’attività di tutti i mezzi di comunicazione.

L’Etiopia è una repubblica federale strutturata in 10 province semi-autonome, in gran parte organizzate in base alle aree etniche. L’etnia tigrigna rappresenta circa il sei per cento di 110 milioni di cittadini. Tuttavia, i tigrini hanno svolto un ruolo importante nell’ambito della politica nazionale negli ultimi tre decenni e sono relativamente facoltosi, in un paese con un’economia stagnante e disorganizzata. Inoltre, la regione del Tigray è dotata di circa 250.000 truppe militari ben addestrate, alcune delle quali si sono rafforzate nel corso della guerra con l’Eritrea. Quindi un conflitto armato con il governo centrale potrebbe essere lungo e sanguinoso. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto un ridimensionamento dei combattimenti e l’avvio di negoziati per una risoluzione pacifica del conflitto. Nonostante ciò, per il momento, non emerge alcun segnale di volontà di negoziare.

Il conflitto nasce da un’annosa questione nei governi federali molto diversi tra loro: la divisione del potere politico ed economico tra il governo centrale e le province o gli Stati. Il governo centrale è guidato da Abiy Ahmed, che è salito al potere nel 2018. La leadership del Tigray è stata critica, affermando che il governo centrale vuole centralizzare il potere e ha trascurato il Tigray. Alcuni dei leader delle altre province sono della stessa opinione e chiedono una maggiore autonomia.

Le tensioni hanno raggiunto il culmine a settembre 2020, quando le elezioni per il parlamento del Tigray si sono svolte contro la volontà del governo federale, che voleva rinviare tutte le elezioni a causa della crisi sanitaria della Covid-19. Così, il governo centrale ha dichiarato le elezioni “illegali”. Il Tigray ha replicato affermando di volere l’indipendenza e di avere intenzione di lasciare la federazione etiope, una possibilità che dipende dall’interpretazione della costituzione etiope. Il governo centrale ha quindi iniziato ad attaccare le città del Tigray con jet da combattimento.

Ovviamente, la guerra non è il modo migliore per affrontare le tensioni dell’autorità all’interno delle strutture federali. Ma abbiamo avuto modo di constatare la violenza che è nata dalle stesse questioni nell’ex Jugoslavia e nella disgregazione dell’ex Unione Sovietica. In questa fase, dobbiamo sostenere la richiesta del Segretario generale dell’Onu di un cessate il fuoco e l’inizio dei negoziati attraverso la fiducia reciproca.

Traduzione dall’inglese di Maria Rosaria Leggieri. Revisione: Silvia Nocera

Categorie: Africa, Opinioni, Pace e Disarmo
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