Recovery Fund e UE: dove si è arenata la sinistra…

22.11.2020 - Lorenzo Poli

Recovery Fund e UE: dove si è arenata la sinistra…
(Foto di Commissione Europea)

La “sinistra” in Italia non è più capace di essere di sinistra. Non è una frase fatta, è una constatazione. Anche quella “sinistra”, che si distingue dal PD e da Italia Viva (ormai assodati partiti neoliberisti), in realtà non è più capace di fare una critica di sinistra. Il post di Fratoianni, in difesa del Recovery Fund contro la destra sovranista, dimostra dove la critica/riflessione di sinistra si è arenata.

Con retorica molto “europeista” e poco “realista”, si evince che i governi sovranisti di destra in Ungheria e Polonia, appoggiati dai nostri sovranisti (Meloni e Salvini), sono un problema, poiché vogliono minare il progetto di “Europa unita sociale e solidale” che si è creato in questi anni, e ci si chiede se siano compatibili con i “valori” dell’Unione Europea, valutandone anche una “radiazione”.

Un post che ha moltissimi punti deboli da un lato, perché dipinge il Recovery Fund come esclusiva mossa economica che potrà salvare le nostre vite, dall’altra parte perchè lo si difende dal nemico in assoluto ovvero le destre sovraniste. Una riflessione fittizia, volta a banalizzare gli argomenti e volta a polarizzare i contenuti: se sei di sinistra sostieni il Recovery Fund, se sei di destra ti opponi in tutti i sensi. Nulla di più falso.

Nel 2001, contro il G8 di Genova, era il movimento no-global che si opponeva a queste istanze, era la sinistra di base, quella “altermondialista” e anticapitalista, che diceva che “un altro mondo era possibile” rispetto a quella della globalizzazione neoliberista e dello sfruttamento a larga scala. Dove è finita quella sinistra? Oggi invece si accetta una disposizione del tutto speculativa e che porterà all’Italia solo briciole, ma in nome “dei valori dell’Europa”. Che valori ha e continua ad avere l’Europa? Cosa ci ha trasmesso l’Europa? Come ha cambiato le nostre vite?

Oltre ad un drastico impoverimento dei Paesi del Sud Europa, ciò che più ha caratterizzato l’Europa sono le spese militari altissime, la militarizzazione della gestione del fenomeno migratorio (la Fortezza Europa), un ipotetico esercito europeo, le missioni di “peacekeeping” a colpi di bombardamenti in giro per il mondo, privatizzazione dei beni comuni, smantellamento dei welfare degli Stati membri, laisse faire a multinazionali che stanno sempre più monopolizzando l’economia e fomentando il consumismo (simbolo dell’insostenibile opulenza occidentale), le disuguaglianze sociali e la devastazione dell’ambiente. Esattamente quello che, guarda caso, in un modo o nell’altro contiene proprio il Recovery Fund con 30 miliardi in future spese militari e privatizzazione della sanità. Questa “sinistra” difende l’Europa in quanto prodotto pensato da Altiero Spinelli e da Eugenio Colorni, senza aver mai letto il Manifesto di Ventotene che parla invece di una Europa confederale (non federale) su base socialista e fondata sulla solidarietà internazionalista.

Questa è l’Europa che abbiamo? Assolutamente no, anzi l’esatto opposto.

Persino il Partito Socialista Europeo, tanto auspicato dagli autori di quel Manifesto, già vent’anni anni fa ha rinunciato al progetto originario dedicandosi invece alla liberalizzazione e alla deregolamentazione del mercato. Eppure oggi la destra neoliberale difende il federalismo europeista in nome di Ventotene, esattamente come quella falsa sinistra che, pur di scagliarsi contro l’estrema destra sovranista, si trova a difendere un prodotto fatto per grandissimi interessi economici.

Ritornando a noi, la “sinistra” oggi in Italia non capisce che l’estrema destra sovranista, quella di The Movement, di Steve Bannon, del Cardinal Burke, dell’integralismo cattolico ed evangelico, di Cambridge Analytica, dell’ondata reazionaria sui diritti civili, del neofascismo, del conservatorismo liberale, di Salvini e di Meloni sono esattamente l’altra faccia del Recovery Fund. Come direbbe la filosofa Rosy Braidotti, questi movimenti vogliono che si riporti la lancetta dell’orologio al periodo pre-Sessantotto annullando le conquiste sociali di questi anni in nome del capitalismo di Stato che, come ben sappiamo, ci può essere utile per far scoppiare le contraddizioni sociali all’interno di una società, ma non certo è il migliore dei mondi in cui vogliamo vivere: anzi, dopo la vertenza Fiat degli anni 80 possiamo dire che è letteralmente tra i peggiori.

Certo è che la sinistra, per essere tale, non può rinunciare a sé stessa e non può fare, della critica agli avversari più beceri, la sua ragione di vita. La critica a loro non esclude la critica al capitalismo neoliberista su scala globale, che è parte integrante della storia della sinistra. Il Recovery Fund è il neoliberismo, l’emblema delle logiche del capitalismo finanziario, di cui per altro la destra conservatrice e sovranista in questi anni è stata grande sostenitrice. Penso a Bolsonaro in Brasile con le multinazionali devastatrici dell’Amazzonia, ma penso anche al banchiere Steve Bannon che nel 2013 influenzò le elezioni in Kenya per far vincere un candidato sostenuto da lobbisti di multinazionali.

L’Ue darà all’Italia 209 miliardi nei prossimi 6 anni, di cui 127 miliardi dovrà restituirli con interesse e solo 82 miliardi sono sovvenzioni coperte con contributo straordinario UE, dati da un fondo in cui l’Italia versa circa 60 miliardi. Quindi soldi nostri che ci vengono restituiti. Se la matematica non è un’opinione solo l’1% del nostro PIL a partire dal 2021. Un artificio che funziona secondo la logica della “privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite” prevedendo un plus-aumento del debito pubblico, incrementato dalla somma dei soldi che verranno prestati più gli interessi su di essi.

Chissà cosa direbbe a riguardo Thomas Sankara, simbolo della sinistra rivoluzionaria africana, che venne ucciso perché si oppose a pagare un debito del suo Paese di cui i suoi cittadini non erano artefici. Quindi perché si dovrebbe difendere l’Europa e il Recovery Fund dalla destra sovranista? Valori come la solidarietà e la giustizia sociale sono veramente ammessi nell’Unione Europea? No, quindi serve veramente difenderli dall’ungherese Orban o dai neonazi in Polonia? La risposta è ancora negativa poiché entrambi rinnegano quei valori.

L’Unione Europea li difende a parole, strumentalizzandoli in roboanti discorsi istituzionali che non hanno alcun riscontro con le politiche che sostiene. Quale problema ha la sinistra oggi a dire: io sono fermamente antirazzista, antifascista, antiliberista e contro lo strozzinaggio da parte dei poteri finanziari della mia gente? Se non si premette questo, che senso ha, nel caso di Fratoianni, pubblicare un post su Facebook qualche mese fa in cui si riportano i nomi dei Big italiani che durante la crisi sanitaria hanno incrementato i loro profitti? Che senso ha prima indignarsi della mancanza di redistribuzione delle ricchezze e di giustizia sociale, e qualche mese dopo difendere il Recovery Fund?

Mentre noi accettiamo questo prestito c’è Jeff Bezos di Amazon che guadagna 13 miliardi al giorno grazie a contratti neo-schiavili e, secondo le previsioni, entro il 2026 arriverà a guadagnare un trilione di dollari. C’è il complesso militare-industriale che con il Recovery Fund si potenzierà e rafforzerà le sue alleanze internazionali. Mentre gli Stati verranno strozzati, ci sono colossi privati che guadagneranno sempre di più. Ci siamo già dimenticati che a maggio, a quattro mesi dall’inizio della scoperta del SARS-CoV-2, sono emerse tutte le ingiustizie e le problematiche socio-economiche della nostra epoca. Il divario tra ricchi e poveri si è ulteriormente allargato e la povertà è aumentata del 114% solo in Italia. Dove è finita la riflessione politica, che caratterizzava la sinistra, e la critica al sistema-mondo? Se si criticano le disuguaglianze sociali ma non se ne capisce l’origine, che senso ha fare il politico di sinistra?

Se la sinistra rinuncia alla causa anticapitalista, non può continuare a definirsi tale e, se non ha il coraggio di porre sul piatto i problemi strutturali di questo sistema, può benissimo rinunciare a sé stessa dichiarando la propria incapacità nell’analisi lo stato di cose esistente.

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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