Medicina Democratica, dagli anni Settanta a difesa dei diritti e della salute

14.11.2020 - Andrea De Lotto

Medicina Democratica, dagli anni Settanta a difesa dei diritti e della salute

Incontro Fulvio Aurora, da sempre una colonna di Medicina Democratica, tuttora attivo e presente e gli chiedo di raccontarci la sua storia.

Quando e dove è nato il tuo attivismo?

Sono nato a Milano nel 1942. Siamo sfollati nella zona di Varese fino al ’45, per poi tornare a Milano. Ho studiato ragioneria e frequentato l’oratorio; per un breve periodo sono anche entrato in seminario. Il mio impegno nel mondo cattolico mi ha portato a scegliere presto la fabbrica, unendomi a un gruppo di preti operai di varie nazionalità  (“Missione operaia Pietro e Paolo”, fondata da Jacques Loew https://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Loew che fu il primo prete operaio francese, tra gli scaricatori del porto di Marsiglia).

Poi ho lavorato in Svizzera per quasi due anni, tra il ’68 e il ‘69. Rientrato a Milano ho continuato il mio impegno in fabbrica, lavorando per sette anni in una carpenteria metallica a Settimo Milanese come saldatore, con parecchi problemi di salute. Il rumore, i fumi, il freddo, il caldo. Ho iniziato a interessarmi a questi temi, sono diventato rappresentante sindacale e poi sindacalista a tempo pieno. Un periodo di grandi lotte, scioperi, manifestazioni. Prima nel sindacato, poi in Democrazia Proletaria e in Rifondazione, ma ancora prima in Medicina Democratica.

Come è nata Medicina Democratica?

Già verso la fine degli anni Sessanta intorno alla figura di Giulio Maccacaro si è formato un gruppo che comprendeva personale medico, ricercatori e lavoratori organizzati nei consigli di fabbrica (con in testa quello della Montedison di Castellanza). Il movimento era potente, le lotte numerose, la cultura di fabbrica cresceva e così quella sui diritti e la salute. Giulio Maccacaro, nato a Codogno, partigiano, medico, docente e ricercatore a Pavia, direttore dell’Istituto di biometria e statistica medica, era una figura straordinaria, tra i primi a portare l’epidemiologia in Italia. Il primo congresso nazionale di Medicina Democratica, (nome completo: “MD, Movimento di lotta per la salute”) si è tenuto nel 1976 a Bologna con 2.000 partecipanti. Grande forza ed entusiasmo. L’anno dopo Maccacaro è morto d’infarto a 57 anni. Una perdita enorme per tutti noi.

Medicina Democratica si era comunque avviata, organizzandosi su tutto il territorio nazionale, più presente in alcune zone che in altre. Adesso è un po’ più a macchia di leopardo. Si è sempre mantenuta con la rivista “Medicina Democratica”, che tuttora esiste, ma soprattutto con i contributi dei tanti soci e l’appoggio dell’Istituto di biometria. E’ stata una cooperativa, mentre ora è un Organizzazione di Volontariato.

Nel frattempo io dal 1995 al 2015 ho gestito un rifugio alpino sulla Grigna Settentrionale (m.2410), non lontano da Milano, scendendo spesso a Milano per incontri e riunioni. Amo la vita in montagna. Riuscivo a fare le due cose. Ora, da pensionato, continuo ad occuparmi di problemi di salute con Medicina Democratica e da parecchi anni sono il direttore della rivista.

Quali sono le lotte che maggiormente ricordi?

Tante le lotte che abbiamo seguito, alcune esemplari: l’inquinamento della Montedison Farmoplant nei pressi di Massa, il petrolchimico di Marghera, la diossina di Seveso, l’amianto a Casale Monferrato, la Thissen Krupp a Torino. Molte volte ci siamo costituiti parte civile. Abbiamo passato molto tempo nelle aule dei tribunali, tra mille incartamenti: un lavoro spesso invisibile, ma importante.

Certo, una volta c’erano alcuni parlamentari “vicini” che ci permettevano di incidere maggiormente, ma soprattutto era fondamentale la forza del movimento operaio; ora di parlamentari sulla nostra linea non ce ne sono più, il movimento operaio è molto più debole e frammentato, ma continuiamo ad essere presenti ovunque possiamo e non siamo certo rassegnati.

Ultimamente sono cresciute le lotte a fianco degli immigrati e per i loro diritti e quelle con il movimento ambientalista per la difesa del pianeta. Sono nate infine alcune importanti reti: la rete “Sostenibilità e salute” https://www.sostenibilitaesalute.org/ e la “Rete europea contro la commercializzazione e privatizzazione della sanità”. https://www.medicinademocratica.org/wp/?tag=rete-europea-contro-la-commercializzazione-della-salute.

 

 

Categorie: Europa, Interviste, Salute
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