Uruguay: Frente Amplio si prende Montevideo mentre Pepe Mujita annuncia il suo ritiro

11.10.2020 - Lorenzo Poli

Quest'articolo è disponibile anche in: Portoghese

Uruguay: Frente Amplio si prende Montevideo mentre Pepe Mujita annuncia il suo ritiro

La coalizione delle sinistre del Frente Amplio si è affermata nei dipartimenti di Montevideo e Canelones, che concentrano la maggioranza della popolazione del Paese, riconquistando i sindaci delle due città. Pur avendo perso 3 dei 6 governi dipartimentali, il Frente Amplio conferma l’obiettivo più rilevante, vale a dire Montevideo (un terzo della popolazione di tutto l’Uruguay) dove vince ininterrottamente ormai da trent’anni. La vittoria nella capitale è stata chiaramente delineata con il 52,5% dei voti e Carolina Cosse è stata eletta nuovo sindaco.

Dal balcone della sede del Partito, Cosse ha annunciato che visiterà il primo sindaco di Montevideo eletto del suo Partito, nel 1989, l’ex presidente Tabaré Vázquez, per chiedergli consigli.

Nella vicina Canelones, un altro candidato del Frente Amplio Yamandú Orsi ha vinto con il 51,8% e alla sua immediata celebrazione con i militanti locali ha partecipato l’ex presidente José Mujica, che in brevi parole ha sottolineato che “adesso viene questa generazione”.

Il Frente Amplio ha anche mantenuto la regione nord del Salto, che ha rieletto Andrés Lima sconfiggendo i candidati rivali della destra del Partito Nazionale e del Partito Colorado.

Nel 2019, dopo 15 anni di governo socialista in Uruguay, è arrivata la vittoria del Partido Nacional, una fazione nazionalista e liberal-conservatrice d’ispirazione cristiana, consegnando il governo in mano a Luis Alberto Lacalle Pou. Dopo Lacalle padre e dopo altri mandati di presidenti del Partido Colorados (anch’esso partito liberal conservatore), nel 2004, per la prima volta, il Frente Amplio vinse, riconfermando la vittoria ininterrottamente per 15 anni con i mandati di Vazquez, di Pepe Mujica (la cui politica divenne un simbolo in tutto il mondo) e poi di nuovo Vazquez. I governi socialisti hanno portato avanti leggi per rafforzare i diritti sociali e diritti civili, non a caso la gestione dell’economia è stata positiva e caratterizzata da crescita economica, con la disoccupazione al 9% e il deficit di bilancio al 4,8% del PIL nel 2018. Allo stesso tempo sono state promulgate riforme per introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la depenalizzazione dell’aborto e la legalizzazione del commercio di cannabis, con tanto di anagrafe dei consumatori. Nel frattempo però la percezione di  “ criminalità diffusa” ha avuto un peso non indifferente ed è stata usata come retorica dal candidato di destra Luis Alberto Lacalle Pou durante la campagna elettorale.

In quella circostanza Lacalle Pou aveva raggiunto più rapidamente un accordo con altri due candidati di centro e centrodestra, convincendo più facilmente gli indecisi. Per vincere, ha aggregato una composita coalizione, la Coalicion Multicolor, della quale sono entrati a far parte cinque partiti, fra i quali il Partido Nacional (chiamato anche Partido Blanco) e il Partido Colorado di Ernesto Talvi e dell’ex presidente Julio Maria Sanguinetti (l’ultimo capo di Stato ritenuto “borghese” prima dell’avvento del Frente Amplio). Per il Frente Amplio, quella di novembre dell’anno scorso, fu la prima sconfitta dopo 15 anni di riconferme continue al governo. Oggi però a prendere una “batosta”, in termini gergali, è stato il governo di destra che, fresco di misure neoliberiste in campo nazionale e filo-atlantiste in campo internazionale, rivede un’impennata di consenso per la sinistra progressista, molto radicata a livello valoriale nella popolazione.

In questa giornata di festa per il partito, il suo esponente più prestigioso, l’ex presidente uruguaiano José Mujica, ha anticipato che lascerà il suo posto al Senato e si ritirerà dalla politica a causa di problemi di salute. Una dichiarazione che sicuramente influirà positivamente sulla popolazione, data la fama e la riconoscenza verso di lui. José Pepe Mujica, il “Presidente senza cravatta” o “presidente più povero del mondo” ha trascorso una vita intera a combattere contro le ingiustizie: dal Movimento di Liberazione Nazionale degli anni ’60, alla guerriglia rivoluzionaria, al carcere in un pozzo per 13 anni, fino ad essere eletto deputato, senatore ed infine Presidente nel 2009. È con lui che l’Uruguay ha visto riforme in termini di diritti civili e, sempre con lui, dal 2004 al 2013 la disoccupazione è passata dal 13% al 7%, il tasso di povertà nazionale dal 40% al 11% e il salario minimo è stato aumentato del 250%. Nel suo discorso di addio ha dichiarato: “Amo la politica e non voglio andarmene, ma amo di più la vita e visto che sto per andarmene cerco di allungare i minuti che mi restano da vivere”- ha detto alla stampa sorridendo – “Mi ritiro a causa della mia età, perché ho una malattia immunitaria cronica. È logico che la politica costringa ad avere rapporti sociali ma io ormai non ce la farei ad andare da una parte e dall’altra, sarei un cattivo senatore. Purtroppo adesso devo prendermi cura di me stesso”.

 

Categorie: Politica, Sud America
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