Alcuni modelli stereotipati come la perfezione sono una forma di violenza a cui soccombono le persone incapaci di reagire allo stereotipo: cercare di adeguarsi procura sofferenza e senso di inadeguatezza. Ciò accade anche nei confronti della famiglia.

 

Quando l’ideale diventa la famiglia, le difficoltà si moltiplicano perché se sognare è lecito e a volte salvifico, ritornare a peso morto sulla terra provoca lividi e cicatrici difficili da curare. A volte è persino impossibile salvarsi.

La famiglia ideale della pubblicità non è solo bella, possiede quell’armonia, quell’atmosfera, quel profumo di sogno perfetto: un sogno che tutti vorremmo fare durante ogni giornata della nostra vita. Con ciò non voglio affermare che la famiglia debba essere portatrice di ansie e dolori, tutt’altro. La famiglia è una grande “invenzione” umana per vivere meglio la vita, essa è contenitore di accoglienza, solidarietà, amore, ma non è mai perfetta ed è normale sia così: in ognuna c’è qualcosa che non funziona fino in fondo, l’espediente per condurre serenamente l’esistenza familiare è accogliere con amore i difetti di ognuno dei suoi membri. Se la famiglia ideale e perfetta ci lascia una sensazione di gratificante bellezza nel cuore ed osservarla diventa uno sprone per migliorare e migliorarci, tutto va bene; se al contrario corriamo verso l’ideale con pervicacia ci troviamo ad inseguire una chimera vivendo costantemente nella ricerca spasmodica e improduttiva di ciò che sfugge costantemente dalle mani. Fermiamoci ad osservare invece la famiglia imperfetta: ci accorgeremo, prima che sia troppo tardi, di avere a portata di mano un grande tesoro.

Certamente, mi direte, ci sono nuclei familiari patogenetici, capaci di rovinare la vita ai figli; se si potesse conquistare e possedere l’ideale non avremmo bisogno di risolvere le difficoltà, non avremmo bisogno di modelli, non avrebbe senso stare a perdere tempo con questi argomenti. L’ideale è lo stampo originario del nostro essere, il Mondo delle idee di Platone, da cui tutto scaturiscesi moltiplica e diventa oggetto reale. L’ideale è perfetto, noi siamo solo esseri umani in ri-cerca del meglio senza mai raggiungerlo. Vivere bene significa non perdere di vista l’ideale senza però volerlo possedere.

Veniamo alla società tutta, quale epoca della storia non è stata imperfetta? Non credo ci sia stato un attimo della vita dell’essere umano in cui l’imperfezione non si sia posta come caratteristica costante. Forse nient’altro è così fedele come l’imperfezione! Ci dà fastidio questa realtà e così facciamo di tutto per mostrare il contrario: quando ci riprendono in una foto o in un video siamo ben pettinati, vestiti alla moda, sorridenti. Insomma, quasi perfetti. Tentiamo in tutti i modi di sconfiggere la nostra imperfezione senza arrivare al traguardo e ciò ci disturba, a chi poco e a chi tanto, non possiamo nasconderlo. Questo comportamento di rifiuto dell’imperfezione lo applichiamo anche alla famiglia, tendiamo spesso a volere che sia perfetta.

Il tempo imperfetto è anche un modo verbale e fin dalla scuola ci siamo chiesti perché lo abbiano chiamato così. Semplicemente è un passato di cui non si può ben definire il momento, non è appena passato e neppure passato da tanto tempo: è imperfetto, irrimediabilmente imperfetto come noi ma per questo adatto a molte situazioni. La perfezione non ci appartiene però la possiamo conoscere ed osservare, è un po’ come cercare di raggiungere il punto più azzurro del cielo: lo possiamo ammirare, ma mai toccare. Non tutto è perduto: il fatto di non possedere qualcosa non sempre è un male. Se abbiamo la possibilità di usufruire di una bellissima villa al mare in Sardegna senza che sia nostra non dobbiamo pagarci le tasse. Non è questo un bene per il nostro portafoglio? Ironia a parte, se siamo imperfetti abbiamo il costante desiderio di perfezione, ma non il problema di pagare l’alto prezzo per mantenere in vita la pretesa di perfezione che non raggiungeremo mai.

La famiglia perfetta è una grande utopia: prima la sconfiggeremo, prima vivremo sereni e appagati dall’imperfezione.