Più di 3.000 rifugiati sono arrivati in Uganda dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) tra mercoledì e venerdì della settimana scorsa (1 – 3 luglio) nel corso dell’apertura temporanea dei due valichi di frontiera presso Golajo e Mount Zeu, nell’Uganda nordoccidentale.

Secondo le autorità locali, in precedenza, i nuovi arrivati facevano parte di un gruppo più ampio composto da circa 45.000 persone che avevano tentato di fuggire verso il confine ugandese con la RDC subito dopo gli scontri mortali scoppiati tra miliziani nella provincia di Ituri il 17 e il 18 maggio. Sebbene alcuni siano riusciti a fare ritorno alle proprie terre di origine, altri sono rimasti a ridosso del confine, per più di un mese impossibilitati a varcarlo a causa della chiusura decretata da parte ugandese per contenere la diffusione del COVID-19.

Il sessantacinque per cento dei nuovi arrivati è composto da minori. Del gruppo facevano parte anche 33 donne incinte, due delle quali la settimana scorsa sono state immediatamente trasferite alla clinica Zeu Health Center III, dove entrambe hanno partorito rispettivamente una femmina e un maschio.

Alcuni dei rifugiati hanno riferito al personale dell’UNHCR testimonianze struggenti di aggressioni perpetrate ai danni dei propri villaggi da miliziani. Molti hanno raccontato di essere stati separati dalle famiglie e di aver avuto poco tempo per prendere i propri effetti personali o cercare i propri familiari prima di fuggire. Solo pochissimi hanno potuto portare con sé i propri averi e la maggior parte è fuggita scalza con i soli indumenti indossati in quell’istante.

Il gruppo è stato trasferito allo Zeu Farm Institute, un vecchio centro di formazione per agricoltori del distretto di Zombo, che attualmente funge da struttura di quarantena. Per supportare il centro, l’UNHCR ha allestito 318 tende familiari, nonché nove cisterne per l’acqua, aree per lo screening medico, servizi igienici e postazioni per lavare le mani. Inoltre, l’UNHCR e i partner stanno assicurando cibo, acqua, visite mediche e alloggi temporanei, nonché unità mediche e un’ambulanza a disposizione per soccorrere chiunque necessiti di ospedalizzazione. 

Il Ministero della Salute ugandese ha condotto test anti COVID-19 a campione, e i primi 570 hanno dato risultato negativo. Ai rifugiati sono stati somministrati vaccini anti colera, morbillo, rosolia e polio nonché dosi di vitamina A.

Dopo una quarantena obbligatoria di 14 giorni, secondo quanto previsto dalle linee guida e dai protocolli nazionali in materia, i richiedenti asilo saranno trasferiti presso gli insediamenti di rifugiati esistenti.

L’UNHCR accoglie con favore la decisione presa dal Governo dell’Uganda di consentire al gruppo di rifugiati l’ingresso nel Paese per assicurare loro aiuti salvavita e protezione. Tale sforzo dimostra come, tramite l’imposizione di periodi di quarantena, screening sanitari e altre misure, durante la pandemia gli Stati possano onorare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, limitando, allo stesso tempo, il rischio di potenziale trasmissione del virus.

Con oltre 1.000 casi di COVID-19 registrati, in Uganda l’UNHCR continua a supportare il Governo nella risposta alla pandemia allestendo e rafforzando strutture di isolamento e quarantena e incrementando le scorte di sapone e la disponibilità di mascherine. Molte delle strutture di transito e accoglienza dell’Agenzia presenti nel Paese sono state convertite in centri di quarantena, dove, ogni giorno, il personale assicura sostegno a centinaia di ugandesi e rifugiati.

Tuttavia, a causa della carenza di fondi, la risposta alla crisi di rifugiati in Uganda continua a far fronte a molteplici criticità, tra cui gravi riduzioni alle razioni alimentari. L’UNHCR ha raccolto solo il 18 per cento dei 357 milioni di dollari richiesti per le operazioni nel Paese nel corso del 2020. Nell’immediato, è necessario raccogliere con urgenza 28 milioni di dollari per continuare ad assicurare ai rifugiati in Uganda gli attuali livelli di assistenza, servizi sanitari di base compresi. L’Agenzia esorta la comunità internazionale a mostrare solidarietà affinché l’Uganda possa onorare gli impegni assunti nell’ambito del Global Compact sui Rifugiati e mantenere le politiche progressiste adottate in materia di rifugiati in questi giorni difficili. 

 Filmati a disposizione di media ed emittenti televisive:

L’Uganda offre speranza e apre le frontiere a migliaia di persone in fuga dalle violenze nella RDC:

INTERNAZIONALE: 

https://media.unhcr.org/Share/7q64kbge8gk1u02w38fs104gs70o54bg

Nonostante il COVID-19, l’Uganda apre le frontiere a migliaia di persone in fuga dalle violenze nella RDC:

B-ROLL: https://media.unhcr.org/Share/g25226u6t6ps2y4g8ca31dmvl0ldr1e5

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