Traffico di organi dei profughi siriani, premiata l’inchiesta della ‘Cbs’

24.05.2020 - Agenzia DIRE

Traffico di organi dei profughi siriani, premiata l’inchiesta della ‘Cbs’
(Foto di DIRE - Mstyslav Chernov)

Un documentario vincitore di un concorso internazionale ha portato alla luce un fenomeno che riguarda e vede come potenziali vittime milioni di siriani rifugiati in Turchia

Un documentario vincitore di un concorso internazionale ha portato alla luce un fenomeno che riguarda e vede come potenziali vittime milioni di siriani rifugiati in Turchia: la pratica di vendere organi interni pur di ottenere denaro con cui sfamare la famiglia. La corrispondente dell’emittente american Cbs News Holly Williams e il produttore Haitham Moussa hanno realizzato ‘Selling Organs to Survive‘ (‘Vendere gli organi per sopravvivere’, ndr), un capitolo del documentario ‘Down to Earth’ che si è aggiudicato l’edizione 2020 del Webby Award for Social, News and Politics, un riconoscimento istituito nel 1996.

L’inchiesta di Williams e Moussa è partita da una serie di annunci su Facebook in cui si sponsorizzava l’acquisto di reni e fegati umani rivolto ai rifugiati residenti in Turchia al confine con la Siria. I profughi scappati dalla guerra in Siria non possono tornare a causa dell’insicurezza e dello stato di devastazione in cui versa il loro Paese d’origine. Ma trovare un lavoro in Turchia non è semplice e così fare la spesa, pagare l’affitto e mantenere i figli che vanno a scuola può diventare un’impresa per centinaia di famiglie. Da qui, la decisione dei due giornalisti di partire per il Medio Oriente. Con telecamere nascoste, i due reporter sono riusciti a documentare la compravendita di “materiali umani” sul mercato nero.

Il documentario

Il documentario racconta il modo in cui i profughi bisognosi di denaro prendono contatti con i compratori e anche le truffe nelle quali spesso incorrono. Come è accaduto ad Abu Abdullah, un padre di famiglia che col suo impiego guadagna circa 300 dollari al mese. Visto l’annuncio su Facebook, Abdullah ha deciso di vendere uno dei due reni a 10.000 dollari, ma l’acquirente – un uomo di origine europea – gliene ha dati solo la metà e dopo l’intervento ha fatto perdere di sé ogni traccia.
Una madre single di tre bambini ha invece accettato di dare via metà del fegato per 4.000 dollari, una somma con cui la donna è riuscita a mettersi in pari con l’affitto del proprio appartamento, riuscendo anche a risparmiare una somma per i mesi successivi.

In Turchia la compravendita di organi è vietata dalla legge, che la ammette solo in caso di necessità e tra consanguinei. Pertanto, ai profughi i compratori forniscono dei documenti falsi con cui presentarsi in ospedale e sottoporsi alle operazioni.

Le autorità turche sono a conoscenza di questo traffico e starebbero agendo per smantellarlo. Dopo l’accordo tra l’Unione Europea ed Ankara del 2016, la Turchia accoglie sul proprio territorio oltre 3 milioni di rifugiati siriani. Da tempo le organizzazioni per i diritti umani denunciano la precarietà e l’indigenza in cui vivono queste persone, che spesso non riuscendo a trovare lavoro sono esposte al rischio di violenze e sfruttamento.

Articolo di Alessandra Fabbretti

Categorie: Comunicati Stampa, Cultura e Media, Nord America
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