Morto il fotografo e regista Shady Habash, ennesima vittima del regime egiziano di Al-Sisi

02.05.2020 - Sofia Turati - Vincenzo Imparato

Morto il fotografo e regista Shady Habash, ennesima vittima del regime egiziano di Al-Sisi

Continuano le vittime per mano del regime dittatoriale egiziano di Al-Sisi, che seguita a a imprigionare attivisti, giornalisti e qualsiasi tipo di oppositore politico. L’ultima vittima si è registrata questa notte: si chiamava Shady Habash, aveva solo 22 anni ed era detenuto da quasi 800 giorni nel carcere di Tora, al Cairo. Nonostante le cause del decesso non siano ancora chiare, Shady è morto dopo che per tutta la notte le richieste di supporto medico contro i suoi dolori gli erano state respinte. Le cause dichiarate per la sua morte sono dovute a generici problemi di salute.

Shady era un fotografo e regista di video musicali. Era in prigione dal febbraio 2018, dopo aver diretto il videoclip della canzone satirica Balaha per l’artista egiziano Ramy Essam, una delle voci simbolo della rivoluzione del 2011, in esilio in Svezia dal  marzo 2018.  Shady era stato arrestato insieme all’esperto di social media Mustafa Gamal; così come Shady, era stato ingaggiato dal cantante per la realizzazione del videoclip. La canzone era diventata virale: era rivolta ad Al-Sisi, soprannominato Balaha, Dattero, il personaggio di un noto cartone egiziano che non riesce a fare a meno di dire continuamente bugie.

Shady e Mustafa non erano in alcun modo responsabili del contenuto o del messaggio del cantante, e la realizzazione del videoclip era solo uno dei tanti lavori dei due professionisti. Sono stati imprigionati con l’accusa di appartenenza a un gruppo terroristico, la circolazione di fake news, blasfemia e insulti al regime egiziano.

Questo è il suo appello, diffuso da un amico sul suo account Facebook nell’ottobre 2019:

La prigione non uccide, ma la solitudine sì. Ho bisogno del vostro supporto per non morire. Negli ultimi due anni, non ho fatto altro che “resistere”. Ho cercato di resistere a tutto quello che mi è successo, da solo…per uscire ed essere ancora la persona che conoscete. Ma non ce la faccio più.

Resistenza in prigione significa resistere a te stesso, proteggere la tua anima e la tua umanità da tutto quello che vedi e vivi ogni giorno. Significa cercare di non impazzire o morire lentamente per il fatto di essere stato rinchiuso e abbandonato in una stanza due anni fa, dimenticato, senza sapere se e quando ne uscirai.

 E quindi sono ancora in prigione. Ogni 45 giorni vado davanti a un giudice, il quale mi ordina di stare ancora 45 giorni in prigione senza neanche guardare me o i documenti di un caso per cui tutti gli altri imputati sono stati rilasciati 6 mesi fa. La mia prossima udienza sarà giovedì 19 novembre.

 Ho bisogno del vostro supporto e ho bisogno che voi ricordiate loro che io sono ancora in prigione e che si sono dimenticati di me, e che sto morendo lentamente perché so che sono solo di fronte a tutto. So che molti amici che mi vogliono bene hanno paura di scrivere su di me, pensando che sarò rilasciato anche senza il loro supporto.

Ho bisogno di voi. Ho bisogno del vostro supporto più che mai”.

Insieme ad Habash sono stati arrestate altre persone vicine a Ramy Essam, tra cui l’autore del testo di “Balaha”, il poeta e attivista Galal El Behairy. Qualche mese dopo la sua incarcerazione El Behairy, condannato a tre anni di prigione,  ha scritto una poesia, che si conclude con queste parole:

“Abbiamo visto un paese

svegliarsi dal sonno

per calpestare un faraone

e purificare l’età

del bastone e della clava.

Abbiamo visto un paese cantare:

non erano canzoni da schiavi,

nessuna foriera di sventura, piuttosto

un “impianto” di canzoni

per un nuovo tipo di acciaio.

L’abbiamo visto.

Abbiamo visto un paese

dove nessuno è oppresso.”

Oggi Piazza Tahrir è molto lontana. Human Rights Watch stima che più di 60.000 prigionieri politici siano stati rinchiusi nelle prigioni egiziane da quando Al-Sisi è diventato presidente nel 2014. Nella prigione di Tora si trova in questo momento anche Patrick Zaky, lo studente dell’Università di Bologna rientrato a casa il 7 febbraio per una breve vacanza e che da allora si trova in carcere in attesa di un processo. L’ultima udienza è stata rinviata al 22 aprile.

Dopo la morte di Giulio Regeni, su cui ancora non sappiamo la verità, Shady è l’ennesima vittima innocente del regime egiziano, che continua ad agire violando qualsiasi diritto umano.

Pressenza si era occupata del caso nell’agosto dell’anno scorso.

Categorie: Diritti Umani, Internazionale, Medio Oriente
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