McConnell: presidente del Senato e facilitatore di Trump

29.05.2020 - Domenico Maceri

McConnell: presidente del Senato e facilitatore di Trump
(Foto di Elaborazione Pressenza da Wikipedia)

Ho sbagliato. Hanno lasciato un piano e dunque mi sono sbagliato”. Così Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e presidente del Senato, in un’intervista alla Fox News, ammettendo che Barack Obama aveva in effetti lasciato un piano per affrontare possibili pandemie. McConnell aveva detto in precedenza che l’amministrazione di Obama non aveva adempito ai suoi compiti sulla possibilità di pandemie, ripetendo la falsa accusa di Donal Trump, cercando di incolpare l’ex presidente.

I politici raramente ammettono di avere sbagliato. Trump è il caso estremo poiché non sbaglia mai, a dir suo, vedendo ogni scusa come una debolezza e considerandosi fortissimo. In realtà la sua forza e buona parte del suo potere lo deve proprio a McConnell, il quale lo ha difeso e continua ad assisterlo in maniera fedele per governare, nel bene, e soprattutto nel male.

Dopo che la Camera ha votato per l’impeachment del 45esimo presidente nel dicembre dello scorso anno, il Senato, sotto la guida di McConnell, ha assolto Trump con voti repubblicani, eccetto  Mitt Romney, senatore dell’Utah, il quale ha votato con i democratici (52 a 48). Il presidente del Senato ha usato tutti i suoi poteri per mantenere Trump alla Casa Bianca, impedendo persino l’uso di testimoni al processo nel Senato.

L’elezione di Trump nel 2016 ha sorpreso tutti incluso McConnell la cui personalità è diametralmente opposta a quella del magnate di New York. Trump dice qualunque cosa gli passi per la testa a voce alta e mediante i suoi tweet senza filtrare le parole. Spesso usa insulti e persino volgarità per attaccare i suoi avversari, dimostrando di essere incampace di pensare a lungo termine. McConnell, invece, parla poco, preferisce agire, programmando  il futuro, usando tutti gli espedienti possibili per rimanere al potere. Ciononostante, a 78 anni e con salute precaria, si crede che la sua campagna attuale per la rielezione sarà l’ultima a prescindere dal risultato.

Nonostante ovvie differenze di personalità e approccio politico McConnell e Trump sono molto vicini anche se il loro “matrimonio” è avvenuto per convenienza politica. All’inizio del suo mandato l’attuale inquilino della Casa Bianca aveva fra i suoi collaboratori alcuni individui considerati membri dell’establishment i quali dovevano aiutarlo a navigare le torbide acque di Washington. Poco a poco però Trump ha licenziato questi individui sostituendoli con collaboratori la cui più grande qualità consiste nella completa e assoluta fedeltà al capo. McConnell, dunque, con la conoscenza delle manovre al Senato, è divenuto indispensabile per Trump, specialmente se si considera l’esito dell’elezione di midterm del 2018. La conquista democratica della maggioranza alla Camera ha ampliato l’importanza di McConnell per Trump nell’opera di  arginare gli attacchi dei democratici. Se Trump aveva detto in campagna elettorale che intendeva bonificare il pantano di Washington, di fatto, ha accettato il pantano, rappresentato da McConnell, perché ha riconosciuto la sua utilità.

Trump e McConnell collaborano per mantenere i due terzi del potere federale, usando in modo particolare i soldi per ricompensare i loro alleati e punire i recalcitranti. In questa prospettiva McConnell ha una lunghissima esperienza nell’uso dei fondi raccolti per facilitare le elezioni e rielezioni di coloro che lo appoggiano alla guida del Senato. McConnell è riuscito a creare un network per raccogliere fondi in parte perché, a differenza di quasi tutti gli altri politici, a lui piace il lavoro di chiedere soldi ai grossi finanziatori. Lo trova interessante. Ovviamente anche indispensabile, ripagando le grosse aziende con una politica che continua a difendere i loro interessi, ottenendo in cambio contributi finanziari da usare nelle campagne elettorali.

La ricompensa ai loro alleati e quella reciproca fra McConnell e Trump si è vista dall’inizio del mandato del 45esimo presidente. McConnell chiese al team di transizione dell’allora neo eletto presidente l’incarico di segretario dei Trasporti per la moglie Elaine Chao che era stata segretario del Lavoro nell’amministrazione di George W. Bush. McConnell ha insistito che la moglie voleva i trasporti senza vedere nessun conflitto di interessi. Va ricordato, però, che il suocero di McConnell, James Chao, è il fondatore e amministratore delegato di Foremost Group, una compagnia di navigazione che trasporta il 70 percento delle sue merci in Cina. Un po’ di nepotismo? Beh, per Trump è nulla poiché sia  suo genero Jared Kushner che la figlia Ivanka hanno ottenuto posti alla Casa Bianca.

McConnell, nel corso degli anni, si è dimostrato efficace a bloccare l’agenda di Obama, anche quando i repubblicani erano in minoranza. Alcuni dei suoi successi sono divenuti proverbiali specialmente quello di avere congelato la conferma di Merrick Garland nominato da Obama nel suo ultimo anno di presidenza per sostituire Antonin Scalia alla Corte Suprema. McConnell ha usato la scusa che in un anno di elezione il presidente in carica non aveva il diritto di nominare nessuno alla Corte Suprema nonostante il fatto che questo sia già successo 17 volte. Adesso però McConnell ha dichiarato che se un seggio alla Corte Suprema dovesse divenire vacante non esiterebbe a procedere alla conferma anche se dovesse succedere a ottobre, un mese prima dell’elezione. Il presidente del Senato non vede nessuna ipocrisia nelle sue intenzioni. Il potere e la sua influenza nella storia americana si faranno sentire proprio dal sistema giudiziario poiché McConnell è riuscito negli ultimi tre anni a far confermare più di duecento giudici federali le cui visioni conservatrici si faranno sentire per decenni. L’attuale presidente del Senato ha usato il suo potere anche per bloccare 270 leggi approvate dalla Camera nel 2019, molte delle quali lui considera “agenda socialista” di Nancy Pelosi, presidente della Camera bassa. McConnell però ha fallito in uno dei suoi più ambiti obiettivi di revocare l’Obamacare, la riforma sanitaria approvata dai democratici nel 2010, una “macchia” nel suo record di presidente del Senato.

L’uso del potere al Senato di McConnell ci ricorda quello di Lyndon B. Johnson, il 37ettesimo presidente, (1963-69), ma anche presidente del Senato (1955-61). Johnson usò anche lui il potere del denaro per ricompensare i suoi amici e punire gli avversari. Ambedue mantennero il controllo del Senato in maniera quasi totale. La differenza però consiste che Johnson nell’ultima parte della sua carriera usò il suo potere per il bene del paese e viene ricordato da tutti per l’approvazione del Civil Right Act del 1964 che dichiarò illegale la discriminazione nelle scuole, nel lavoro, e nelle strutture pubbliche in generale. McConnell avrà un’altra chance se sarà rieletto a novembre per rifarsi ma tutto sembra prevedere che anche in caso di successo alle urne sarà ricordato per essere divenuto il braccio destro di Trump.

Categorie: Internazionale, Nord America, Opinioni, Politica
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